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Una favola di nome Selena

Selena: The Series

Capelli neri, labbra rossa e una voce potente, questa è l’immagine che più comunemente viene associata a Selena Quintanilla, la regina della musica tejano. Come una moderna Biancaneve latina, Selena si avventura in un bosco oscuro e tenebroso alla fine del quale non trova una casetta piena di piccoli omini ma un baule ricolmo di premi, copie vendute e successo. Questa favola, però, si conclude con un finale tragico e la bella Selena non si sveglierà più dal suo sonno di morte. A soli 23 anni, nel 1995, la cantante viene uccisa da Yolanda Saldìvar, responsabile del fanclub della star, dopo un susseguirsi di eventi che avrebbero dell’incredibile se non fossero accaduti davvero. Netflix ha deciso di rendere omaggio a questa figura poco conosciuta ma di estrema importanza culturale, con una Selena: The Series, serie tv divisa in due parti che vanno dall’esordio infantile all’età di otto anni, fino all’omicidio nel 1995.

Sulla piattaforma streaming, per adesso, è possibile trovare soltanto la prima parte (la seconda è già in lavorazione) che attraversa i primi anni della carriera musicale della cantante fino ad arrivare alla fama nazionale. Ecco quindi la nostra recensione.

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Per tutta la durata dei nove episodi, il tema centrale che viene riproposto con forza è quello della famiglia, quasi a scalzare il successo della singola Selena. Nella serie tv, si ha l’impressione di assistere a un racconto corale, alla storia dei los Dinos, ovvero della famiglia Quintanilla, spesso a discapito della storia della cantante stessa. Per quanto, infatti, lo show porti il nome della sua protagonista e Christian Serratos abbia parecchi momenti stand alone, non viene mai trasmessa la sensazione di quel tipo di biopic al quale siamo abituati, come nel notevole American Crime Story (qui la recensione della seconda stagione).

Selena: The Series ha più il sapore di un drama familiare, che si colloca a metà tra la telenovela più classica e la grande biografia ma senza trovare una vera identità.

La carriera di Selena viene osservata attraverso una telecamera che, quasi come nel più comune reality, non si concentra sul personaggio in sé ma sui dettagli e gli aspetti della vita familiare. I Quintanilla sono i Kardashian latini degli anni Ottanta, almeno questa è l’impressione che arriva guardando la serie. Abraham ha trovato nei figli e in special modo nella più piccola, lo sfogo per i suoi sogni infranti, una seconda possibilità per quella band alla quale aveva dedicato speranze e anni di vita. Ma in questo percorso, quanto di AB, Suzette e Selena viene sacrificato?

Nessuno di loro riesce a vivere un’adolescenza normale e serena. Suzette viene letteralmente costretta a suonare la batteria e stordisce lo spettatore trovarla prima risentita e arrabbiata e poi felice con le bacchette in mano. AB perde momenti della vita di suo figlio che non torneranno più, tutto in nome di una hit alla quale spera continuamente di arrivare. E poi c’è Selena. Una ragazza senza esperienza del mondo, senza ricordi di un’adolescenza assente, senza il “primo” qualcosa, e senza poter gioire di un amore spensierato adatto alla sua età. Tutto questo in nome della musica. No, non è così.

Il sogno della famiglia Quintanilla è quello di una falsa felicità familiare che viene oscurato dalle singole speranze infrante dei membri, troppo legati a un filo di dovere domestico per ribellarsi e cercare nuove strade.

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Questo non significa che il prodotto non risulti gradevole nel complesso ma si ferma a un livello superficiale senza addentrarsi nella psiche dei personaggi (come avviene invece in una serie come The Crown), in special modo della sua protagonista. Selena viene rappresentata come la tipica ragazza della porta accanto, che ama e rispetta la propria famiglia, che non si oppone all’autorità del padre e sorride gentile ai fan. Ma quali sono i reali pensieri che le attraversano la mente? Quando lo show sembra sul punto di accentuare il dilemma interiore che vive in Selena, ecco che si blocca e torna suoi propri passi quasi pentendosi di aver detto troppo. Ci sono delle scene nel corso delle puntate (come quella sulla spiaggia con Selena e Chris) potenzialmente d’impatto e significative per l’evoluzione psicologica della protagonista, ma l’occasione non viene mai colta.

Forse per sicurezza narrativa, forse perché il biopic è passato sotto il veto della famiglia Quintanilla, sta di fatto che la serie non osa mai mantenendosi su un piano neutrale facilmente dimenticabile.

Selena: The Series

Ciò che soprattutto soffre di questa scelta narrativa è il talento della Serratos, che fa il possibile per tratteggiare al meglio il personaggio di Selena e farla apprezzare agli spettatori. La figura di Selena non è molto conosciuta da questa parte del mondo, la serie tv avrebbe potuto in questo senso trasmettere a un pubblico vasto la storia di una cantante fondamentale per la musica latina in America. Il risultato non è stato all’altezza delle aspettative. La serie tv si perde nella trasposizione dei personaggi, non approfondendo temi e motivi che sarebbe stato interessante osservare più attentamente. Nell’insieme, Selena: The Series sia un prodotto che vale la pena recuperare, ma la frettolosità con cui le vicende della cantante vengono narrate di certo non rende lo show uno dei migliori prodotti originali Netflix.

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Scritto da Serena Faro

Ho attraversato gli oceani del tempo a bordo del TARDIS, ho viaggiato in macchina con Sam e Dean a caccia di mostri, sono arrivata tardi ad un matrimonio a Westeros (meno male) così mi sono diretta a Storybrooke per poi salpare con il capitano Flint. Ho visitato la Londra dei "penny dreadfuls" e la New York dei "mad men". Mi sono ritrovata su un'isola un po' particolare, in attesa di una nuova avventura.

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