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Seinfeld: proclamato capolavoro che tutti hanno paura di guardare

Seinfeld

Seinfeld è una serie cult degli anni ’90. Più precisamente inizia nel 1989 e da quel momento non si fermerà per ben dieci anni. A capo di questo progetto troviamo Jerry Seinfeld e Larry David che, insieme, sono riusciti a vedere trionfare la propria creatura con ben 10 Emmy Award e 3 Golden Globe. Gli anni ’90 hanno visto prevalere nel migliore dei modi uno show che, in maniera decisiva, ha influenzato tutto il resto delle comedy che si sono succedute: Seinfeld ha, infatti, gettato le basi per lo scheletro di tutte le comedy dando vita a enormi successi come Friends, It’s Always Sunny in Philadelphia e molte altre ancora. Non a caso questo cult degli anni ’90 riuscirà a giungere perfino sul catalogo Netflix in questo nuovo anno!

Nonostante tutto questo, però, molti telespettatori decidono di non rifugiarsi nella serie in questione e noi pensiamo di saperne il motivo.

Seinfeld

I telespettatori di adesso non sono gli stessi degli anni ’90. Il mondo seriale è cambiato facendo dei passi nel mondo dell’attualità, dell’empatia, del politicamente corretto e della morale. Tutto questo in Seinfeld non esiste e i telespettatori non sono più al passo.

Bramano la voglia di sentirsi coinvolti in una storia e nel ricevere un insegnamento, la certezza di essere rappresentati.

Guardare Seinfeld, che è da sempre rinomata come “uno show sul nulla”, implica non aspettarsi niente dalle vicende o dai personaggi. Significa farsi coinvolgere in una storia politicamente scorretta in cui non esistono evoluzioni o modi di vedere le cose in maniera morale. I personaggi sbagliano e le loro azioni non hanno l’obiettivo di fargli comprendere dove stiano i loro errori, come guardare la vita. Tutto è sedimentato sotto un nulla che si rende protagonista indiscusso, non dando mai una soluzione ai dubbi esistenziali (e neanche ai dubbi più semplici).

Il resto delle comedy che sono venute poi – seppur influenzate dalla serie – sono basate sulla vita dei personaggi in maniera totalmente opposta: ogni puntata li aiuta a scoprire una parte di sé e del mondo, li costringe a venire a patti con la realtà imponendogli una visione giusta delle cose. L’amore è uno dei protagonisti indiscussi della maggior parte di questi prodotti, ma questo in Seinfeld diventa solo una vicenda: non esiste l’amore, ma solo due individui che si fanno compagnia senza pretendere troppo. Nessuna scena madre che veda i protagonisti saltare giù dall’aereo, nessun gesto eclatante o discorso simile a una dichiarazione. Il protagonista – Jerry – è uno dei membri del gruppo più normale all’apparenza, ma anche lui non regalerà alcun tipo di emozione scegliendo di vivere le relazioni come un qualcosa che nasce per essere distrutto, troncandole così con i motivi più banali e superficiali. Questa volontà nasconde alla base l’unico significato di tutto lo show: un nulla che riesca a non appesantire mai le vicende.

Tutti hanno paura di gettarsi nella storia – durata nove stagioni – di qualcosa che non ti insegnerà nulla, ma la domanda è: perché?

Non vogliono più questo gli spettatori. Hanno bisogno di essere interiori, non esteriori. Ogni prodotto che hanno visto ha rappresentato una consolazione perché – sentendosi rappresentati – riuscivano a idealizzarsi pensando di non essere poi così male. Ma Seinfeld questo non lo fa, e ti costringe a rimanere con i piedi per terra e a seguire semplicemente una storia. Questo nulla fa paura, e costringe a voler mischiarsi con i prodotti che invece alla base hanno tutto.

Ma chi lo ha detto che il nulla non possa essere tutto?

Quello che sta impedendo la visione ai telespettatori di questa comedy è solo frutto di un pregiudizio che recita chiaro e tondo che se una cosa non t’insegna qualcosa di politicamente corretto su come sopravvivere nella società, allora non vale. Ma chi lo ha detto?

Seinfeld

I protagonisti della comedy non si studiano e non si conoscono. Danno per buono quello che c’è all’apparenza non chiedendosi mai più di quel che possono dare e darsi. Vivono esperienze folli che marcano la loro irresponsabilità e qualsiasi cosa accada nelle loro vite è assolutamente priva di obiettivi e contiene tanta apatia, ciò succede anche nelle vicende più tragiche come la morte di Susan.

Il mondo delle serie tv tende spesso a vivere la morte come il tassello più drammatico e fondamentale rendendolo un colpo di scena che chiude il finale, o qualcosa che servirà ai protagonisti per apprezzare la vita. Alla morte sono stati dedicati i più svariati episodi rendendola quasi fondamentale.

Beh… in Seinfeld non è così.

Probabilmente è troppo chiedere ai telespettatori – che ancora stanno cercando di uscire fuori dal trauma della morte della moglie di Ted in How I Met Your Mother – di accettare che, nel contesto di Seinfeld, questa tragedia sarebbe apparsa solo come la ruota della vita: si nasce e poi si muore. Stop. E non pensate che questo abbia reso questa comedy più semplice rispetto alle altre: parlare di emozioni è molto più facile rispetto a non parlarne. Cercare di trasferire il nulla è davvero complicato perché siamo sempre abituati ad appiccicare un significato a ogni piccola cosa. Proprio per questo lavoro di trasferimento del nulla magistrale, Seinfeld andrebbe guardata. Il mantra dei produttori è sempre stato “No hugging, no learning” (“Niente abbracci, niente insegnamenti”), e questa comfort zone non andrebbe mai sottovalutata.

Ma niente da fare: il pubblico ha paura del nulla, e stabilisce già in partenza che la visione di Seinfeld non sarà all’altezza. Non sarebbe però bello, qualche volta, lasciarsi andare a qualcosa che non idealizza? Riuscire, almeno per un attimo, a smettere di provare qualcosa concedendoci una pausa emotiva?

Seinfeld è il racconto di un gruppo di amici che vive male e lo fa benissimo. Riesce ad accettarsi per quello che è senza invocare al cambiamento, senza modellarsi secondo standard imposti dalla società. Si confonde con il politicamente scorretto e l’insensibilità, riuscendo così a rendere qualsiasi vicenda unica nel suo genere, sia per loro che per noi.

Per noi che, almeno stavolta, potremo concederci una boccata d’aria fresca lontana dal sentimentalismo che – per quanto ci faccia sentire vivi – ci annienta sempre un po’.

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Written by Annalisa Gabriele

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