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L’essenza di quella meraviglia di Romanzo Criminale

Romanzo Criminale

Romanzo Criminale è il gioiello della serialità italiana. Tecnicamente e narrativamente. Una serie tv che ha segnato la strada, il tracciato da seguire per tutte quelle a venire.

È emozione ogni volta che la vediamo. È brivido quando sentiamo la sua musica. È crudezza per i temi trattati. È amicizia, amore, vendetta, vita e morte. È quel periodo oscuro della storia italiana, quando vivere nella nostra nazione era difficile e doloroso. Perché aleggiava la minaccia del terrorismo, spopolava l’attività della malavita grazie anche all’aiuto dello stato deviato. E poi ci fu la strage di Bologna, il sequestro Moro, lo scandalo della P2. In questo scenario si inserisce la Banda della Magliana, in quella Roma violenta, nera e tormentata. Perché Romanzo Criminale è la storia di un gruppo che rappresenta il male: sono criminali, i cattivi ragazzi che spacciano droga, fanno morire le persone per ottenere miliardi da affari illegali, uccidono chi li intralcia, usano i più deboli e stringono accordi con i peggiori.

Dovremmo tifare per Scialoja. Il commissario che vuole il grande colpo, che capisce subito che quei disadattati partiti dalla periferia di Roma sono pericolosi. L’indagine sulla banda diviene la sua missione, la sua ossessione, la sua rovina. Ma proprio dalle sue ceneri rinasce. Cedendo però la sua anima al diavolo: quello Stato deviato che aveva provato a combattere. Semplicemente alcuni nemici sono troppo forti da affrontare. E così non resta che soccombere. Giocare con le loro regole.

Eppure sosteniamo quegli eroi negativi, così profondi, così sfaccettati che riusciamo a capirli, a immedesimarci con loro. Anche se non dovremmo, anche se è sbagliato.

Perché rappresentano l’essenza di Romanzo Criminale.

Romanzo Criminale è innanzitutto la voglia di emergere del Libanese. Stanco di essere un signor nessuno, stanco delle vessazioni del Terribile, stanco della povertà, stanco di essere solo. E così si crea una famiglia, la sua famiglia: quella banda di delinquentelli mal assortiti a cui fa fare il botto. Perché è il momento: Pjamose Roma prima che se la pigli qualcun altro. Perché, anche se violento, impulsivo e irruento, è lui la colla che li tiene uniti. Il capo che tutti temono, il capo che tutti vogliono.

La sua vita è una guerra contro il nemico di sempre, contro le forze dell’ordine ma, soprattutto, contro se stesso. Il mostro più difficile da sconfiggere. Le paranoie, l’alcol, la droga, quella smania di potere troppo grande, l’ennesimo rifiuto della madre, il suo grande amore, lo distruggono. Ma è il Freddo a dargli il colpo di grazia. Perché l’unica cosa che aveva, la sua banda, stava andando alla deriva. Ed erano più i tradimenti che gli atti di fedeltà.

Romanzo Criminale

Romanzo Criminale è il racconto di un’amicizia sincera. Il Libanese, l’unico a credere nell’innocenza del Freddo quando il Nero tenta di incastrarlo. Perché sarà pure uno st****o, ma rispetto a tutti gli altri è un gigante. Il Freddo, l’unico che il Libanese ascolta. Il suo grillo parlante. La voce della ragione. Colui che lo consiglia e gli sconsiglia di fare affari con la malavita perché “quando sei in cima puoi solo scenne”. Ma anche colui che rinuncia a tutto pur di inseguire il sogno del Libanese, pur di vendicarlo, pur di tenere unita la banda. Perdendo Roberta, perdendo la sua possibilità di una vita normale.

E dove si trova un altro legame così? Un legame così fraterno da andare oltre quelli di sangue? Da volere solo la felicità dell’altro? Perché Libano lo lascia andare, perdendo se stesso, perdendo la parte migliore di sé. E Freddo abbandona tutto pur di dare giustizia al Re di Roma.

Onore, amicizia, lealtà: Romanzo Criminale è anche questo. È il tentativo del Freddo di riprendersi la sua rivincita da una società che lo ha messo ai margini. Di perseguire i suoi ideali rimanendo fedele a se stesso. Di ritagliarsi un piccolo spazio di normalità in una vita che di quotidiano ha ben poco. Una chiacchiera con il fratello, un appuntamento con la ragazza, un giro in moto, una partitella di calcio. Un sogno da inseguire con passione perché sì, Freddo c’ha gli occhi che sognano. Sognano una vita diversa, una vita lontana, una vita nuova. E l’avrà, per un breve periodo. Finché i suoi fantasmi lo richiamano a Roma. Donandogli lì una morte indegna.

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Romanzo Criminale è anche l’arrivismo del Dandi. La sua ambizione sfrenata, il suo egoismo allo stato puro, la sua vita vuota. Senza amicizia perché i soldi sono più importanti di qualsiasi legame. Vendere il Libanese al Terribile, solo per avere una macchina più bella, non era già un brutto segno? Senza amore perché a lui le donne basta comprarsele. Altrimenti una come Patrizia, forte e tenace, non l’avrebbe mai conquistata. Il lusso è il suo più grande amore, ciò che l’ha riscattato da una vita di povertà. Ma il prezzo da pagare è stato alto. È diventato il Re di Roma, ma senza nessuno con cui condividere il suo successo. Nemmeno Patrizia. Nemmeno Freddo. Nemmeno Libano.

Furbo, letale, dallo spiccato fiuto imprenditoriale, sempre alla moda, ricco, potente. Ma distaccato, più freddo di colui che si fa chiamare così.

Perché mentre tutti si disperano per la morte del Libanese in quegli ultimi dolorosissimi minuti della prima stagione, bagnati da quel cielo che piange insieme a loro, lui si nasconde, si copre con un ombrello, evita che la pioggia lo colpisca. Come se lo sapesse. Come se lo immaginasse.

Romanzo Criminale

Ma Romanzo Criminale è anche la tenacia del Bufalo. Un ragazzo furioso, testardo, un po’ folle, che non molla mai, che lotta come un animale. Devoto con tutto il cuore al Libanese, quel ragazzino con cui tempo prima aveva stretto un’amicizia per la vita. E con la morte dell’amico fraterno crollano tutte le sue certezze. Sulle note di Total Eclipse of My Heart in una scena emotivamente devastante ruba la bara del Libanese. Perché il Re di Roma non può essere seppellito come un poveraccio.

Tradire Libano non è un’opzione, vendicarlo diventa una missione. Così come uccidere il Dandi, che l’abbandona agli sbirri, lo tradisce, fa l’infame.

E proprio lui che apre e chiude Romanzo Criminale.

Quel vecchio pestato del pilot si rivela essere il Bufalo. Quel vecchio che ritorna nello storico bar della Magliana. Li vede tutti, i suoi vecchi amici. Giovani, allegri, spensierati: i padroni del mondo. Sorridono, non sono preoccupati dell’arrivo della polizia. Sono morti del resto, perché dovrebbero? Lo stanno aspettando. Proprio in quel bar finalmente finiscono le sue sofferenze, finalmente diviene libero. Termina il suo viaggio e con lui Romanzo Criminale, una delle tragedie più belle, dolorose, profonde e devastanti che la tv ci abbia mai regalato.

Leggi anche – Romanzo Criminale: ma quanto è bella la colonna sonora della serie?

Scritto da Chiara Manetti

Amo scrivere; è la mia passione più grande. Datemi due personaggi e vi monto una storia in un baleno. Mi considero da sempre una scrittrice, anche se non ho mai pubblicato niente.
Amo le serie TV. Le ho scoperte quasi per caso ma, da quando l'ho fatto, non le ho più abbandonate. Ne divoro non so quante a settimana, al mese, all'anno.
Quindi che fare con due passioni come queste? La risposta è semplice: le ho unite. Ho fatto bene? Ovviamente. Il risultato? Beh, quello me lo dovete dire voi.

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