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The Curse 1×01 – La Recensione: non vendiamo sogni, ma solide bufale

Prima di The Curse, era già accaduto a un personaggio di Stephen King, in un suo celebre romanzo, di mettersi contro la persona sbagliata e di essere punito duramente. Andando con la mente ancora più al passato, è nel folklore che ha origine tutta la superstizione possibile, tra malocchi, maledizioni e vodoo. Un modo, antico quando il mondo stesso, per scacciare il maligno o, più semplicemente, per punire gli affronti subiti. Quante volte, anche noi persone modernissime e razionali, abbiamo imprecato contro quella macchina che ci ha spruzzato addosso tutta la pozzanghera superandoci a gran velocità? Oppure i furbetti che passano la coda in autostrada, in negozio, alle poste, in fila per la spesa (insomma in ogni luogo possibile c’è sempre quel qualcuno che ha voglia di superare vincendo così un premio mentale che conosce solo lui)? E in quante altre situazioni avete silenziosamente sperato che una punizione divina li colpisse, riscoprendovi improvvisamente credenti? La maledizione, quindi, non vive solo nel folklore dei nostri antenati ma è rimasta dentro i nostri geni a ricordare il legame profondo che sentivano con il sovrannaturale e l’incorporeo.

Nel romanzo di King, il malcapitato, arrogante e presuntuoso veniva maledetto da una gitana alla quale aveva ucciso il figlio iniziando così a perdere peso a vista d’occhio fino a una conclusione sconvolgente e inaspettata. In The Curse la maledizione viene lanciata da un bambino di un quartiere disagiato che sembra così segnare l’infausto destino dei nostri due protagonisti facendo perdere su di loro una spada di Damocle che non sappiamo quando si abbatterà con esattezza.

The Curse è la nuova miniserie targata Paramount+ con una straordinaria Emma Stone che promette tantissimo già dopo un solo episodio.

The Curse
The Curse (640×360)

Creato da Nathan Fielder e Benny Safdie, co- regista di Uncut Gems, The Curse segue le vicende di Asher (Fielder stesso) e Whitney Siegel (Emma Stone), una coppia sposata da appena un anno che ha messo su un’impresa insieme. La trama ruota attorno ai loro sforzi nel lanciare un reality show televisivo, temporaneamente intitolato “Flipanthropy”, con l’intento (almeno così dicono) di aiutare persone in gravi difficoltà economiche nella città di Española, nel New Mexico. Queste azioni positive servono, in realtà, per pubblicizzare e sponsorizzare l’attività di ecohome dei Siegel, basata su un modello di acquisto di proprietà a basso costo e su case talmente ecosostenibili da non sembrare vere. Nella loro missione di gentrificazione dell’area non possono certo mancare caffetterie minimaliste con aitanti baristi australiani, negozi di vestiti dalle taglie minime e una varietà di pezzi di artigianato che nessuno comprerà mai.

Già dai primi minuti, la natura dello show ci appare in tutta la sua schietta brutalità con i due protagonisti alla ricerca della storia drammatica perfetta mentre il regista versa a forza delle gocce per simulare il pianto della povera signora latina. Cringiamo, e tanto anche. Perché quello a cui stiamo assistendo è il dietro le quinte della tv spazzatura, dai reality show ai programmi della domenica. Quello che nessuno ti dice ma che comunque sai perfettamente in cuor tuo. Whitney si mostra sconvolta, turbata dalla dolce signora che diventa così inconsapevole attrice di un siparietto creato ad hoc. Ma prestissimo, anche l’apparente bontà d’animo di Whitney si mostra per quello che effettivamente è, solo apparenza appunto.

The Curse
The Curse (640×360)

Ash e Whitney sono convinti di agire per il bene comune, o quantomeno mentono molto bene a se stessi, ma basta un’intervista per far cadere il castello di carte e mostrare la loro essenza sfruttatrice, borghese e classista. Una mentalità meschina e vigliacca che dona soldi a favore di telecamere per poi riprenderseli un secondo dopo. Tutt’al più The Curse potrebbe quindi collocarsi nel panorama delle dramedy grottesche e invece cerca di spingersi oltre. Mette un timido piedino nel terreno della satira sovrannaturale ma i risultati di questo esperimento ve li faremo sapere tra qualche puntata. Di certo, a volte risulta davvero difficile guardarla.

Il modello del reality è così ben costruito da sembrare vero ma, allo stesso tempo, The Curse si assume il compito di mostrare senza infiochettamenti tutto il falso di quel mondo lì. Ci sono persino delle sequenze degne dei peggiori programmi di Real Time, in cui Emma Stone è così brava a recitare male da far paura. Non manca ovviamente una critica ferocissima al salvatore bianco, convinto di avere in sé la conoscenza omnia e, come tale, spetta a lui di diritto diffondere il verbo tra le altre comunità. Un po’ come fecero i conquistadores e si anche loro hanno ricevuto la loro bella dose di maledizioni. E il picco della prima puntata non è raggiunto dalla maledizione in sé e per sé ma dal lento e inesorabile percorso per arrivarci. Dalla banconota di 100 dollari al tristissimo e imbarazzante scambio che avviene al bacomat per prendere il resto, qualcosa in noi si rompe. Siamo spettatori sbigottiti di fronte all’angoscia sociale che in poche semplici scene viene messa in atto. Un disagio che progredisce man mano spostandosi nel contesto privato e familiare, quando Ash e il suocero parlano della reciproca piccolezza del pene.

Come i vetri distorti che rappresentano il marchio di fabbrica delle case di Whitney, tutto nella miniserie ci sembra altrettanto distorto e caricaturato.