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The Boys 4×01\02\03 – La recensione: le guerre culturali

The Boys 4 torna e lo fa con i soliti toni, con una critica punk che non fa prigionieri. Sulla scena nei primi tre episodi della quarta stagione dominano i conflitti intestini di un’America polarizzata. Siamo alla fine della repubblica, siamo nel bel mezzo delle culture wars, le oscure, fratricide, ottuse guerre culturali.

27 maggio 1977. John Lydon, 21 anni, cammina ansioso per gli studi della Virgin Records. È il giorno dell’uscita del suo secondo singolo discografico, quello più rabbioso, più intimo, più critico. Siamo negli anni ’70, nel bel mezzo della contestazione giovanile, in quel grandioso movimento di rivolta allo status quo che si manifesta in ogni sua forma culturale e civica. Lydon sceglie l’immagine simbolo della sua Inghilterra, Elisabetta II, per farne oggetto del suo attacco mordace e centratissimo. Sulla copertina la regina stessa e su occhi e bocca lettere come fossero ritagli di giornale a simulare una richiesta di riscatto.

Quel giorno i Sex Pistols presero davvero in ostaggio la regina creando l’anti-inno per eccellenza e mettendo in mostra tutte le contraddizioni di un Regno Unito perbenista e conservatore, abbarbicato su posticci e obsoleti sistemi politici. God save the Queen. Da qui riparte The Boys aprendo la sua quarta stagione. Riparte dall’inno punk di un’intera generazione. Ma non siamo nei grandiosi Seventies, siamo nell’oggi.

Siamo nell’era del postmoderno, qua dove le grands récits, i grandi racconti, le grandi ideologie lasciano il passo al relativismo di una pluralità di false verità.

E ce ne rendiamo conto immediatamente, perché la magnifica God save the Queen dei Sex Pistols segnala l’ingresso in scena di una trionfate Neuman, pronta a scalare le vette politiche. L’inno punk allora finisce delegittimato come tutti i grandi ‘credo’ del Novecento. Diventa nient’altro che sfondo sonoro ironico e svuotato di significato. La Neuman è una delle tante false verità del mondo di The Boys, del nostro mondo. L’espressione di una politica in maschera, fatta di apparenza, finzione e relativismo.

The Boys 4
Victoria Neumann accanto a Patriota in The Boys 4

The Boys 4 con la solita caustica ironia apre al relativismo del presente, all’assenza di valori assoluti, a un’epoca che ha svuotato tutto di significato. E se ogni cosa perde significato allora tutto può averne. Davvero tutto. Ce ne rendiamo conto nella 4×02, quando ci troviamo catapultati in una convention di complottisti: alla left wing americana (e a Starlight) sono attribuite le colpe più disparate, dal satanismo a presunte congiure sioniste, passando per pedofilia e teorie del complotto rettiliano. Sono “Nazi col capello di stagnola” come afferma Butcher, ma è utile notare un particolare.

Tra i vari stand con le relative teorie alcuni frame dell’inquadratura sono dedicati a Soldatino e Liberty/Stormfront. Un cartello avanza l’ipotesi che Soldier Boy sia tenuto prigioniero dalla CIA e un altro che sia stato amante di Liberty. Sono entrambe teorie corrette. Come a dire: a tirare a caso prima o poi ci si azzecca. Ma è anche il modo in cui The Boys vuole restituirci il senso di confusione del presente, un tempo in cui la verità finisce per mescolarsi al falso e assumerne lo stesso, insignificante, peso.

Questo elemento è ulteriormente rimarcato da un brevissimo scambio di battute tra Frenchie e Kimiko in cui il primo dimostra candidamente di non credere all’allunaggio.

Tutti noi, insomma, condividiamo il rischio di crearci verità personali rassicuranti in un mondo senza verità assolute. E se le grand récits sono morte, se le ideologie di ampio respiro sono fallite, rimane il piccolo racconto, la piccola narrazione, quella di cui si fa portavoce Firecracker con un discorso illuminante. Quando Sage le chiede cos’è che vende, la Super risponde:

Uno scopo, vendo uno scopo. Queste persone non hanno nulla. Magari hanno perso un lavoro, una casa o un figlio per l’ossicodone. I politici se ne fregano, i media dicono loro di vergognarsi del colore della loro pelle. Io li unisco, racconto una storia, do loro uno scopo. Preferiresti credere di appartenere a una comunità che combatte un male segreto, o essere una nullità sola di cui nessuno avrà mai più memoria?

Eccola la petit récit, la storiella che consola, che dà uno scopo a una vita insignificante. Che crea aggregazione in una verità personale, in un personal Jesus facile da credere. È la bussola in un mondo disorientante, la spiegazione per una mente che si trova spaesata in una realtà troppo complessa da capire. Questo vende Firecracker e questo serve alla destra di Patriota, la verità onnicomprensiva che spieghi tutto e individui un nemico chiaro (la sinistra di Starlight) contro cui lottare.

Siamo nel mezzo delle guerre culturali, della lotta fratricida di tutti contro tutti.

Degli stalighters di sinistra che invocano giustizia sociale e della destra di Patriota che risponde criticando gli eccessi progressisti. Ma la lotta culturale, ci spiega The Boys 4, è solo un parafulmine, è il mezzo di una strategia della tensione che fa comodo al potere. Sembra di rivedere, nel presente di The Boys, nel nostro presente, le guerre civili romane, le bande armate che agli ordini di Clodio e Milone imperversavano per le strade di Roma tra sangue e distruzione. Ma chi c’era dietro di loro?

Patriota
Patriota in una scena significativa di The Boys 4

Una posizione politica opposta, certo, populares contro optimates, socialisti contro conservatori diremmo oggi, ma era (ed è) solo questo? A ben vedere, dietro la guerra civile, dietro le nostre guerre culturali ci sono precisi volti politici e di potere. Ci sono novelli Cesari e Pompei tanto diversi eppure così simili. Che siano conservatori o progressisti, che siano Patriota o Neuman, Pompeo o Cesare, il risultato non cambia. Dietro la lotta civile c’è la lotta di potere, la lotta di affermazione di grandi monopoli e potentati a cui non frega nulla di progressismo o conservatorismo.

A cui importa solo della propria affermazione personale, come dimostra il progressista, dictator Cesare. È la crisi della repubblica, allora come ora, che porta, in nome della fazione politica, a giustificare l’omicidio (famoso quello del “socialista” Clodio a opera del conservatore Milone). The Boys 3 ci aveva lasciato con Patriota acclamato dopo un assurdo omicidio in pieno giorno. “Ha ucciso quel poveraccio in pieno giorno e l’hanno applaudito, che conclusioni ne ha tratto secondo te?“, afferma ora nella 4×01 Butcher parlando con un sempre carismatico Jeffrey Dean Morgan (qui vi spieghiamo chi è il nuovo personaggio interpretato da Jeffrey Dean Morgan).

Non c’è più morale, solo cieca fedeltà alla propria fazione.

Una fedeltà che arriva a giustificare qualunque cosa. Perché lo scopo è più importante del mezzo. Su questo, Patriota, Sister Sage e Firecracker fanno leva, servendosi di una consapevole strategia della tensione che mira a esacerbare gli scontri tra bande. Tre fedelissimi seguaci di Patriota diventano così martiri da sacrificare per la causa e la propaganda anti-woke. Il mezzo per fidelizzare il proprio seguito e screditare gli avversari politici.

The Boys 4
Sister Sage e Firecracker in The Boys 4

È ciò che accade nella nostra contemporaneità ma di cui sempre si sono servite le forme di potere, dalla propaganda augustea della prima Roma imperiale fino alla strategia della tensione adottata dagli USA nei regimi sudamericani e in Europa contro l’avanzata dei socialismi. Alla base, sempre, l’idea del potere, come chiarisce Sister Sage.

“Roma, l’antica Grecia, tutte le democrazie falliscono perché le persone sono stupide. Non ti serve l’esercito di superuomini che la tua amichetta nazista voleva -è troppo tedesco- Se opprimi le masse chi erigerà i monumenti? Chi ti leccherà le chiappe? No, i popoli tendono a distruggersi con le proprie mani. Basta una spintarella e poi potrai piombare giù dal cielo per salvare il mondo”.

“Come Cesare”, chiosa Patriota. “Come Cesare”, rimarca Sage in The Boys 4.

È tutto qui. Una lotta tra poveri che fa comodo a chi aspira al potere, al controllo delle masse, alla loro strumentalizzazione. La propaganda di Patriota e di Firecracker passa da mezzi di informazione manipolati, strategia della tensione, finti salvataggi per accrescere la popolarità del proprio schieramento e martellante campagna complottista per screditarne quello avverso.

Le conseguenze si vedono nelle violenze che portano l’assistente di Starlight in coma e nell’irruzione di un uomo armato nella Starlight House, realmente convinto che ci fossero bambini tenuti prigionieri. Il tutto in risposta puntuale a ciò che affermava nel primo episodio Firecracker: “L’unico rischio che corrono questi ragazzi è di essere indottrinati e gettati nelle segrete LGBTerroristiche“.

The Boys 4
La scissione di Patriota nel finale di The Boys 4×03

Ma per Patriota questo non conta. Le masse sono solo scarafaggi, gli uomini “giocattoli” per i quali non vale la pena versare lacrime ma che pure sono necessari. “Se opprimi le masse chi erigerà i monumenti? Chi ti leccherà le chiappe?“. Come novello Cesare o Augusto, inorgoglito e legittimato da vittorie, consensi e un potere illimitato, Patriota immagina un futuro “puro e splendente come il marmo“, una Roma trovata in mattoni e restituita in marmo. Circondato nella sua casa da statue greche di eroi e divinità aspira a essere un dio in terra e a trascendere la natura di uomo. “Non sarai te stesso finché non trascenderai la tua umanità” si dice, lucido, mentre vede la scissione del proprio Io rifratta allo specchio nel meraviglioso finale di terzo episodio.

È il transumanesimo, l’obiettivo di una trasformazione post-umana che superi debolezze, invecchiamento (significativi i problemi di mezza età che vediamo in Patriota) e la fragilità di chi è schiavo di bisogni.

Compreso quello di amare ed essere amato. Nel prossimo episodio questo sarà il primo obiettivo verso il transumanesimo: sconfiggere il bisogno d’amore che gli è stato instillato fin da bambino. Per farlo Patriota dovrà superare l’uomo, dovrà diventare, ancora una volta, una volta di più, disumano.

Ma c’è un rischio nel voler essere Cesare, nel voler ribaltare la repubblica federale americana. È il rischio di ogni potente, di ogni uomo politico che concentri su di sé le cariche di Stato. Il rischio che alla fine tra tanti complotti inventati una vera congiura ti trafigga 23 volte, compresa quella del tuo stesso figlio.