ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler su Task 1×05/1×06!!
Ogni giorno proviamo a raccontare le serie TV con la stessa cura e passione che ci hanno fatto nascere.
Se sei qui, probabilmente condividi la stessa passione anche tu.
E se quello che facciamo è diventato parte delle tue giornate, allora Discover è un modo per farci sentire il tuo supporto.
Con il tuo abbonamento ci aiuti a rimanere indipendenti, liberi di scegliere cosa raccontare e come farlo.
In cambio ricevi consigli personalizzati e contenuti che trovi solo qui, tutto senza pubblicità e su una sola pagina.
Grazie: il tuo supporto fa davvero la differenza.
➡️ Scopri Hall of Series Discover
Wow. Risulta difficile pensare che ci sia ancora un episodio da guardare in Task. Le puntate di questa settimana sono state così intense, così struggenti, che non abbiamo proprio idea di come l’autore possa chiudere la serie. Quinto e sesto episodio hanno raggiunto infatti un livello di coinvolgimento emotivo molto alto, con un crescendo di tensione che è culminato con un paio di eventi cruciali che forse ci aspettavamo nel finale. In questo apice di drammaticità, tutti i personaggi sono finiti nel bosco. Il sesto episodio di Task li ha condotti tutti lì: buoni, meno buoni, cattivi e meno cattivi. Il bosco è un po’ il luogo simbolo di Task, la grande metafora della serie HBO. Ogni personaggio dello show è intrappolato in un bosco fitto e aggrovigliato, pieno di arbusti, sentieri scoscesi, alberi insormontabili, fogliame fitto.
Il bosco è un po’ il simbolo dell’inconscio, un luogo pieno di luci e ombre, che nasconde segreti, paure, ostacoli, dubbi. Chi si incammina nel bosco procede a tentoni verso un viaggio alla scoperta di sé. Non ci sono certezze, non ci sono sentieri tracciati, il pericolo è sempre dietro dietro l’angolo. Task è un grande bosco che affoga e imprigiona i suoi personaggi. Ciascuno di loro è straziato da paure e tormenti personali, ognuno di loro è alla ricerca di una via d’uscita. Ma delle volte, quando ci si avventura troppo in profondità, nel bosco si rischia anche di perdersi. Non tutti tornano indietro. Qualcuno resta inghiottito dai fantasmi e dalle ombre, senza riuscire a venirne fuori. Mai più.
Negli ultimi due episodi di Task il bosco è stato lo scenario in cui si è svolta l’azione.
La maggior parte delle scene, soprattutto della sesta puntata, sono state girate all’interno del bosco. Ma quello è stato un evento culminante. Il cammino per arrivarci è stato girato un attimo prima ed è quello che ha spinto i personaggi a compiere questo rito di passaggio nella natura avversa. Dopo cinque episodi, Task ci ha finalmente regalato un confronto tra Robbie e Tom. L’agente dell’FBI ha unito tutti i puntini ed è arrivato a un nome e un cognome: Robbie Prendergrast. È andato a cercarlo nella casa di suo fratello (da solo!), ha provato a scucirgli qualche informazione in attesa dei rinforzi e lo ha messo in allerta al punto da spingerlo a fare un passo di non ritorno: puntargli la pistola in testa e rapirlo.
La situazione di Robbie era già abbastanza complicata, tra rapina a mano armata, spaccio di droga, omicidio, associazione a delinquere, rapimento di minore e tutto il resto. Prendere in ostaggio un agente dell’FBI e puntargli una pistola alla testa è il suo ultimo gesto disperato. Robbie non vede davvero più vie d’uscita. La scomparsa di Cliff, oltre che a scuoterlo a livello personale, lo priva anche delle risorse necessarie per mettere in atto il suo piano di fuga e scappare in Canada con i soldi del fentanyl. Robbie è un uomo perso, un animale braccato che non sa più come guadagnarsi la libertà. Il terreno attorno a lui è delimitato da un filo spinato troppo spesso, non ci sono speranze di oltrepassarlo rimanendo indenni.
Il viaggio disperato verso Bushkill è però uno dei momenti migliori di Task. Mark Ruffalo e Tom Peplhrey sono l’uno accanto all’altro per la prima volta nella serie.
È un confronto profondo, che non ha al centro l’azione, ma la spiritualità. Dialogano di morte, fede, famiglia e perdono e lo fanno da uomini disperati, in cerca della famosa via di uscita. Già negli episodi precedenti, abbiamo sottolineato la bravura di Ruffalo e Pelphrey, entrambi alle prese con personaggi a cui hanno saputo dare una profondità autentica e straordinaria. In questa sequenza, si superano. Varrebbe la pena guardare Task anche solo per il viaggio in macchina fino a Bushkill di Robbie e Tom. Ma la serie HBO fa anche altro, molto altro (è stata elogiata anche da Stephen King). Robbie decide di lasciare libero Tom, con la sola promessa che lui si impegni a tenere sua nipote Maeve fuori dai guai. Lo invita ad attraversare il bosco, quel luogo misterioso e affascinante che sta per inghiottire tutti.
Robbie dal bosco non uscirà mai più. La sua strada per la libertà non la troverà mai. Le paure, gli ostacoli, i dubbi, i fantasmi lo inghiottiranno definitivamente. Nel bosco Robbie ci muore. E forse non poteva essere altrimenti, considerando la deriva che aveva preso il suo personaggio. Lui e Tom si ritrovano di nuovo faccia a faccia, ma nessuno dei due vuole la morte dell’altro. Sono nemici, amici, di nuovo nemici e ancora amici. Si spalleggiano senza volerlo. Ciascuno dei due vorrebbe offrire all’altro un’ancora di salvezza, una possibilità. Non tutto deve essere perduto, qualcuno dal bosco dovrà pur uscire. Non è il caso di Robbie, che finisce ucciso dalla stessa mano che aveva tolto la vita a suo fratello Billy.
Jayson ha ammazzato anche Robbie, in un modo che ci sorprende.
Task aveva preparato il terreno alla vendetta di Robbie. Ci aveva mostrato le sue lacerazioni e ci ha condotti al punto di rottura. Sembrava che la rabbia di Robbie potesse abbattersi sull’assassino di suo fratello donandogli, se non la salvezza, quantomeno la vendetta. Invece Robbie non riesce a guadagnare neppure quella. Muore tra le braccia di Tom, che cerca invano di portarlo all’ospedale più vicino. Siamo al penultimo episodio di Task e uno dei due protagonisti ci ha abbandonato. Neanche alla fine dell’episodio, ma nella parte centrale. La morte di questo personaggio l’immaginavamo come l’apice del climax della serie, un cliffhanger di fine episodio o un colpo di scena riservato al finale.
Invece Robbie muore a metà del sesto episodio e Task ha la forza di andare ancora avanti. Il bosco, dopotutto, è anche sinonimo di dualità. In esso ci sono luci e ombre e, come c’è qualcuno che può perdersi, c’è anche qualcun altro che può ritrovarsi. Tom esce dal bosco, annusa di nuovo la luce del sole. Per quanto i suoi fantasmi continuino a tormentarlo, è riuscito a venirne fuori, a liberarsi degli arbusti e del terriccio, approdando alla luce del sole con una consapevolezza in più. È uscito vivo da questo rito di passaggio. Forse non integro, ma comunque vivo. Esiste ancora una via d’uscita per Tom. Riconciliarsi con la sua famiglia, superare il lutto per la perdita di sua moglie e, forse, trovare un nuovo stimolo nel dare una nuova casa a Sam.
La performance di Mark Ruffalo in questi ultimi due episodi è meravigliosa.
Tom è un groviglio di disperazione, rassegnazione, speranza, ansia, frustrazione. Ma c’è una strana forza che continua a spingerlo in avanti. L’aiuto che dà a Maeve e a Sam racconta di un uomo che non è ancora arrivato alla fine della sua corsa. Il finale di stagione sarà probabilmente incentrato su di lui. Intanto si è venuti a capo anche del mistero della talpa all’interno della task force. Avevamo sospettato di Kathleen, ma (come era ovvio) la regia ci ha solo depistati. La vera talpa era Anthony Grasso, il poliziotto arruolato nella task force che passava le informazioni ai Dark Hearts. È stato lui consegnargli Cliff, condannandolo a morte certa. Ed è stato lui a portare la banda di Jayson e Perry nel bosco, dove è morto Robbie, ma anche Lizzie.
Questa morte in particolare pesa sulla coscienza di Grasso, che è diventato all’improvviso un personaggio molto più interessante. Il confronto finale tra lui e Tom è un altro punto altissimo di questa serie, che probabilmente avrà dei risvolti nel finale della prossima settimana. Ora il problema è proprio questo: considerando quello che abbiamo visto negli ultimi due episodi, il finale di stagione sarà all’altezza? Task si è dimostrata una serie davvero interessante. I cultori del crime puro avranno probabilmente individuato dei punti critici all’interno della storia, soprattutto negli ultimi episodi.
Perché Tom ha lasciato scappare Perry quando l’aveva ormai disarmato e buttato a terra? Come mai non gli viene in mente di registrare ed estorcere la confessione di Grasso? Tutto ciò conta davvero molto poco.
Task è stata in grado di creare dei personaggi così complessi che le ragioni di alcuni comportamenti illogici possono essere soprassedute. La maniera in cui Tom guarda alla vita lo rende un uomo disinteressato a tante faccende. È un personaggio che sta annaspando a una profondità diversa, per cui alcune domande neppure ce le poniamo. Come dicevamo nella recensione ai primi episodi della serie, Task è molto più centrata sui personaggi che sulla trama e sull’azione (per crime più classici, vi consigliamo questi titoli). Al settimo e ultimo episodio resta un compito davvero gravoso, riuscire a superare la potenza narrativa di queste ultime due puntate.











