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Mr. Robot: la 3×03 guarda al passato ricomponendo i buchi di trama

Mr. Robot
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Il terzo episodio di questa nuova stagione di Mr. Robot guarda al passato con una disamina retrospettiva che in un sol colpo spazza via ogni dubbio e speculazione sulle parti mancanti della trama. Sono bastati appena cinquanta minuti scarsi a Sam Esmail per lasciarsi alle spalle gli interrogativi che avevano dominato il finale (e buona parte) della seconda stagione. “Legacy”, terzo appuntamento di stagione, si articola come un episodio interlocutorio e di passaggio. Deve essere risultata evidente a questo punto della trama la necessità di abbandonare ogni scoria della precedente season e rinnovare completamente le dinamiche narrative. In questa direzione va il lunghissimo flashback che vede Tyrell come protagonista.

“La prima volta che ci siamo incontrati ho percepito qualcosa tra di noi. Questo è quello che ho percepito: un’incredibile connessione, un legame. Siamo destinati a lavorare insieme. È sempre stato questo il nostro destino.”

Il rapporto tutto particolare che lega Elliot e Tyrell è stato più volte analizzato nel corso delle recensioni dei precedenti episodi. Si ricorderà come già nel pilot Wellick “legga” nella mente di Elliot. La connessione tra i due è talmente forte che nel finale della scorsa stagione Tyrell erompe in un “Io lo amo”, rivolgendosi ad Angela. Nella 3×03 le sue parole sono lasciate a metà (“Io am..”) perché, come afferma Irving “certe cose è meglio lasciarle inespresse”. Finalmente però ora riusciamo a comprendere più a fondo la devozione che lega Tyrell a Mr. Robot (più che a Elliot).

C’è un’intimità sentimentale perversa e psicotica: Tyrell rivede una faccia della sua stessa personalità in Mr. Robot. In quest’ultimo, come abbiamo sottolineato nella precedente recensione, si concretizza l’Es di Elliot, il suo più incontrollato e libertino senso di affermazione. Tyrell ne è invaghito e dominato. Diventa succube di questa natura psicotica, lui stesso estensione di Mr. Robot. Suo servizievole suddito.Mr. Robot

Tyrell ha sempre avuto dentro di sé un irrefrenabile desiderio di imporsi, una volontà di potenza che non esita a manifestarsi a danno del prossimo (basti pensare alla seduzione e al conseguente assassinio di Sharon Knowles). C’è molto di Mr. Robot in lui. Anche nella sua megalomania (“Noi siamo dei”). Vedendoli uno di fronte all’altro non possiamo non riflettere su quanto simili siano e quanto introspettivo appaia il loro dialogo. Una mano invisibile sembra scorrere su di loro: un destino di gloria. Torna anche in questa puntata il tema del fato già legato alla figura di Whiterose che nella premiere di questa season three in risposta al suo assistente (“Ma lei non crede nelle coincidenze”) afferma: “Esatto, non ci credo”. E già nella 2×11 rivolgendosi ad Angela confessava: “Sono una donna che tiene al tempo e non crede al caso”.

Tutte le figure sulla scena sembrano essere sicure che la presenza e le azioni di Elliot non siano coincidenze, che tutto sia collegato da un doppio filo.

Comprendiamo meglio le parole di Tyrell nel finale della seconda stagione: “Dovremmo diventare degli dei, tu invece vuoi distruggere il nostro destino?”. Whiterose nella 3×01 aveva anche aggiunto: “Il tempo ci ha portato il signor Alderson”. Senza dimenticare una sua catchy phrase: “Io hackero il tempo”. È proprio il tempo l’altra “parola chiave” di questa stagione di Mr. Robot. Non è un caso che al termine delle parole pronunciate da Whiterose nella 3×01 l’immagine presentata sia quella di un acceleratore di particelle o di un computer quantistico. Infinite le speculazioni possibili. Tra le tante non possiamo escludere quella di un grandioso progetto di hackeraggio della realtà (e del tempo), di una sua alterazione quantistica che passi proprio dalle mani del dio-Elliot.

Hackerare il tempo significa però anche e soprattutto farsi interprete e marionettista del presente. È questo in fondo che fa Whiterose: in questo episodio risulta chiara la sua mano invisibile dietro l’elezione di Trump. Sa quanto quel “buffone scollegato dalla realtà” sia controllabile perché “se si tirano le fila come si deve una marionetta ballerà in qualunque modo tu voglia”. È forse allora in questa più profana interpretazione che possiamo trovare il senso della narrazione. Sorprenderebbe, infatti, e non poco, una deriva sci-fi in una Serie che ha fatto dell’acuta interpretazione sociale e intimistica della realtà e del mondo il proprio più profondo credo.Mr. Robot

Più probabile che le risposte vadano ricercate, come finora è sempre stato, nella mente di Elliot, nel suo micro-cosmo fatto di multiformi e contradditorie personalità.

E che, a giochi fatti, le dinamiche politiche internazionali rimangano inevitabilmente a far da sfondo. È d’altronde lo stesso autore, Sam Esmail, a escludere la teoria dei viaggi nel tempo nonostante le parole pronunciate da Angela (nella 3×01 parlando con Elliot la ragazza allude alla possibilità di tornare indietro, prima che tutto accadesse). A mente sarebbe più utile avere invece il monologo declamato da un anonimo ingegnere nella centrale nucleare rappresentata nella 3×01: “Noi percepiamo la realtà così com’è? […] Se chiudo gli occhi riesco a immaginare che tutto quello che percepiamo, tutto quello che vediamo, pensiamo e facciamo si sta verificando contemporaneamente in un altro universo parallelo. E quindi quante copie di noi stessi esistono? E se i nostri stati mentali fossero connessi tra di loro? Nel bene o nel male”.

L’inter-connessione, il “destino” e il tempo di cui gli autori non smettono mai di far menzione potrebbero essere indizi del relativismo della realtà che ci viene presentata. Di quanto tutto, in fondo, non sia che una grandiosa proiezione “matrixiana” condizionata dalla soggettività dell’individuo. Le “copie” di noi stessi allora altro non sarebbero che le nostre infinite personalità che si accavallano ed entrano costantemente in lotta nella nostra intimità vivendo contemporaneamente (appunto, nel tempo) “realtà parallele” (ovvero visioni diverse della stessa realtà).

Una lotta psicologica simile a quella dell’interrogatorio a cui è sottoposto Wellick.

La mente che si rifiuta di riconoscere la realtà dei fatti, l’Es (Tyrell) che nega i propri più reconditi pensieri al Super-Io (in questo caso concretizzato nella figura del vecchio che incalza Tyrell) fino alla finale sconfitta. Tyrell è ricondotto nelle sue pulsioni più distruttive (il progetto di annientamento della E-Corp) al controllo dell’autorità del Super-Io (la Dark Army). Whiterose/Super-Io canalizza l’Es, in tutte le forme esso si manifesti. Che sia come padre di Elliot (Whiterose, 3×01: “Ti ho mai raccontato di come il padre di Elliot lavorasse per noi a questo progetto? A sua insaputa, naturalmente”), come Tyrell o Mr. Robot (“Noi avremo anche i mezzi necessari, ma ciò che ci manca è la sua [di Mr. Robot] pura e concentrata rabbia”). Convoglia la rabbia e i più (auto)distruttivi impulsi delle infinite personalità psicotiche (le espressioni dell’Es) di Elliot (compreso lo stesso Tyrell?) in qualcosa di funzionale alle sue esigenze di (auto)affermazione.

Non può passare poi inosservato il confronto tra l’interrogatorio di Tyrell e quello di Angela (2×11).Mr. Robot

Nel primo caso ci troviamo in un’abitazione dei sobborghi, nel secondo in una di campagna. Gli scenari rievocano evidentemente l’infanzia di entrambi i personaggi (Tyrell che scopriamo essere cresciuto nei boschi e Angela che sappiamo essere originaria del New Jersey) mentre l’interlocutore appare dello stesso sesso e di fattezze simili all’interrogato (bionda con la coda di cavallo l’una, con gli occhi verdi e l’accento svedese l’altro) ma di età molto diversa (bambina e anziano). Le domande sottoposte sono in entrambi i casi molto intime e imbarazzanti. Difficile riuscire a dare un’interpretazione verosimile di queste due scene a cavallo tra surrealismo e simbolismo. Senz’altro emerge la volontà di stabilire un contatto emotivo con l’interrogato attraverso la rievocazione dell’infanzia (la teiera svedese Soderblandnig, per esempio). Anche se, vista la profonda somiglianza dei due personaggi con Angela e Tyrell, non è da escludere che possano rappresentare loro proiezioni (infantile e senile).

Speculazioni su speculazioni perché se nei fatti questo episodio chiarisce i buchi di trama che la seconda stagione aveva volutamente prodotto, non lascia invece trapelare nulla del senso generale del racconto (Esmail ha dichiarato più volte di avere già ben chiaro il finale). Per quello dovremo attendere ancora diversi episodi. Anzi, stagioni.

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Written by Emanuele Di Eugenio

Esteta contemplativo (un modo elegante per dire nullafacente), vive immerso tra libri impolverati e consunti osservando il mondo da una finestra. Che sia quella dello schermo di una tv, di un pc o le pagine di un romanzo russo poco importa.

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