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Moon Knight 1×02 – La Recensione: specchi infranti e duplici identità

Moon Knight non è la svolta oscura dell’MCU, già dal secondo episodio è una verità che appare abbastanza ovvia anche se un po’ deludente. E non si tratta nemmeno della serie rivoluzionaria di casa Marvel dato che, probabilmente, la vera rivoluzione ce la siamo giocata con WandaVision e prima ancora con un certo gioiellino (canon? non canon?) di nome Legion. Alla fine va bene così, di fatto Moon Knight è una serie tv che intrattiene, incuriosisce e tratta il proprio plot in maniera chiara e senza troppi fronzoli. Oscar Isaac salva la serie da una critica ben più impietosa, perché è proprio grazie al talento dell’attore se diverse scelte narrative risultano perdonabili. Lo stesso, non si può dire al momento di Harrow. Per quanti sforzi possa compiere un attore del calibro di Ethan Hakwe, risulta un compito arduo dare spessore a un personaggio totalmente piatto, monocorde e stereotipato. Ma torneremo presto a parlarne.

Dopo un primo episodio (qui potete trovare la recensione) in cui abbiamo fatto la conoscenza di Steven Grant e dei suoi particolari disturbi del sonno, in questa seconda puntata le cose si complicano notevolmente trascinando l’inetto Steven in una spirale di misteri, sette e divinità egizie.

ATTENZIONE SPOILER! Se non avete ancora visto la nuova puntata di Moon Knight vi consigliamo di tornare più tardi.

Moon Knight

Rumore agghiacciante di ossa rotte e sinistri latrati sono i suoni che portano di nuovo Steven alla realtà. Convinto che si sia trattato del solito brutto incubo, l’uomo si reca al lavoro come un qualsiasi altro giorno della sua monotona seppur strana esistenza. Al museo, però, qualcosa è effettivamente accaduto come dimostra il bagno distrutto anche se non c’è alcuna traccia dello sciacallo egizio che gli ha dato la caccia la notte precedente. Steven viene licenziato, come era prevedibile, e invitato caldamente a rivolgersi a un gruppo di specialisti. “Il mastino dei Baskerville” cita sogghignando la guardia e in fondo, a ben vedere, come il romanzo di Conan Doyle non si rivela altro che un elaborato intrigo così anche il secondo episodio di Moon Knight svela i piani di diversi personaggi: Harrow vuole liberare Ammitt e insieme vendicarsi di Khonsu, che a sua volta vuole sfruttare Mark e ricattarlo facendo leva sull’amore che questi prova per la moglie Layla. Ed è l’istinto di protezione di Mark nei confronti della donna, l’ultimo e importante intrigo nel quadro generale.

Dopo essere stato licenziato, Steven riesce a rintracciare il deposito legato alla sua doppia identità. Qui, dopo uno scontro con Mark, che lo avverte del grande pericolo incombente, si imbatte in Khonsu in persona (o meglio in ossa e bende) alquanto frustrato dalla piega che stanno prendendo gli avvenimenti. Riflessi e specchi continuano a rappresentare un espediente perfetto per mettere in scena la mente frammentata di Steven e la sua stessa percezione alterata della realtà . Un caleidoscopio di sensazioni sbagliate e immagini confuse che porta il protagonista direttamente tra le fauci di Harrow.

Moon Knight

L’incontro con Layla sottolinea di nuovo l’ingenuità esasperante di Steven e trova il suo apice con i due finti agenti di polizia che irrompono in casa e se lo portano via in macchina, utilizzando dei nomi fittizi che anche un bambino di tre anni sarebbe stato capace di smascherare. Giunto in una zona periferica della città, Steven resiste di nuovo alle “pressioni mentali” di Mark rivelando così ad Harrow il suo ruolo come Avatar di Khonsu. Il monologo villain, a metà da Minority Report e Scientology, rivela il progetto per liberare Ammitt, considerata l’unica e sola via per epurare il mondo dal male, sradicando il peccatore prima che possa compiere il peccato. L’azione di Khonsu, punitiva e non preventiva, non basta infatti per un mondo ormai imbevuto nel male, afferma Harrow. Lui ne è consapevole, più di chiunque altro, perché è stato a sua volta Avatar del dio egizio della Luna.

“The greater good” è quello che Harrow e i suoi accoliti perseguono, per farlo sono disposti a tutto. Il classico, che dico, classicissimo cliché della setta viene utilizzato nuovamente senza infamia e senza lode ed è questo il punto debole di Moon Knight. Se da un lato risulta davvero apprezzabile conoscere il villain fin dal principio, dall’altro non c’è niente di innovativo né nella sua caratterizzazione (Ethan Hawke parla a singhiozzo senza un perché) né nelle sue motivazioni.

Moon Knight

Steven e Layla, arrivata non si capisce come nel covo, sono costretti a una fuga disperata mentre Harrow scaglia contro di loto l’ennesimo sciacallo. Nonostante le ostinate richieste di Layla e di Mark, Steven non vuole cedere il corpo al suo alter ego riuscendo da solo a evocare il costume, appena in tempo dopo essere gettato giù da una finestra. L’aspetto è quello di Mr. Knight, un detective criminologo apparso per la prima volta in un albo del 2014 ed ennesima forma di Khonsu, ma nella serie si tratta solo del costume scelto inconsciamente dal docile e sciocco Steven. Ciononostante, contro lo sciacallo Steven non ha alcuna possibilità mancando di tattica e coraggio ed è costretto, infine, a cedere il posto a Mark.

Con il costume cerimoniale di Moon Knight, Mark porta via lo sciacallo dalla folla e, dopo una corsa tra i tetti di Londra, riesce finalmente a impalarlo sotto lo sguardo silenzioso della luna crescente. Sfinito e pensieroso, Mark non ritorna nello specchio mettendo a tacere la voce di Steven e le sue accuse. D’altro canto, l’uomo non può certo sfuggire agli ordini taglienti di Khonsu che gli ricorda quale sia il patto tra loro. Con un’ultima transizione, arriviamo quindi in Egitto. Tocca a Steven essere intrappolato nello specchio mentre Mark osserva le piramidi di Giza in lontananza.

Se non fosse per un fermo immagine inspiegabile e per alcune battute insensate, il secondo episodio di Moon Knight ne uscirebbe da vincitore assoluto.

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