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Leonardo 1×03/1×04: purtroppo il punto debole è la sceneggiatura

Dopo aver lasciato Firenze, il grande artista e Tommaso Masini si dirigono alla volta di Milano, luogo protagonista in Leonardo 1×03 e 1×04, episodi andati in onda la sera del 30 marzo su Rai1.

A Milano, presso la corte di Ludovico Sforza, detto il Moro, Leonardo (Aidan Turner, protagonista di Poldark) riesce a ottenere l’impiego di sceneggiatore e scenografo della rappresentazione teatrale della Fabula di Orfeo di Poliziano. Nonostante ciò il pittore si mostra scontento e insoddisfatto del compito, che ritiene inutile e inadatto ai suoi desideri di artista. Notiamo che dai vari dialoghi intavolati da Leonardo con più personaggi emerge sempre più chiara la visione che il grande genio ha dell’arte: non solo un mezzo per rappresentare ciò che si vede, ma anche la chiave dell’immortalità.

Il desiderio di immortalità conferita tramite l’arte è uno dei temi centrali che guida la narrazione e che attanaglia la mente del protagonista, la cui storia viaggia sempre tra presente e passato.

Leonardo 1×03 si apre con il comandante Stefano Giraldi intento a condurre un nuovo interrogatorio con Bernardo Bembo.

Leonardo 1x03 1x04

La versione dei fatti raccontata dall’ambasciatore del Doge di Venezia ci riporta nel passato, a Milano. Negli episodi precedenti alcuni indizi sparsi nei dialoghi avevano fatto intuire che l’assassinio di Caterina e la condanna di Leonardo fossero avvenuti agli inizi del 1500. Tuttavia, le operazioni di taglio, sovvertimento e stravolgimento delle coordinate temporali finiscono per collocare l’arrivo di Leonardo a Milano negli anni ‘90 del ‘400, con l’unico scopo di racchiudere gli eventi vissuti dall’artista nell’arco di vent’anni in poco più di uno.

Nonostante gli autori avessero affermato più volte di non aver voluto realizzare un documentario, ma una serie romanzata e ispirata agli eventi storici per consegnare l’uomo dietro il genio, bisogna comunque tener conto di questi ultimi, almeno un po’, proprio perché giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo di Leonardo-uomo e di Leonardo-artista.

Dunque, se nelle prime due puntate i cambiamenti erano accettabili e comprensibili, alla luce delle ultime due fanno apparire le dichiarazioni degli sceneggiatori una scusa per giustificare la confusione realizzata in merito agli eventi storici e ai personaggi che Leonardo conobbe. Paradossalmente la storia, invece di essere migliore, segue dei rapporti di causa-effetto che non determinano particolari slanci narrativi. Tutto va come deve andare e nonostante le peripezie è difficile ritrovarsi con il fiato sospeso. Un peccato, considerando che si tratterebbe anche di un thriller, ma le scene fugaci della fatidica notte non bastano a provocare ansia e trepidazione in chi guarda.

Nonostante queste lievi delusioni, che speriamo cedano il passo a migliori soddisfazioni nelle puntate future, la 1×03 mostra scene commoventi tra Leonardo e l’attore di cui non ci viene mai rivelato il nome. Tuttavia questo personaggio anonimo, “dai mille volti” per citarlo, ha un ruolo fondamentale: rappresenta la spinta di cui Leonardo ha bisogno per volare, fisicamente e mentalmente. Solo così il protagonista comprende l’importanza di un singolo attimo, cogliendo il modo migliore per costruire la rappresentazione teatrale della Fabula di Orfeo.

La scelta di Spotnitz e Thompson di inserire l’opera di Poliziano in Leonardo 1×03 non sembra casuale, specialmente se considerata alla luce di ciò che accade alla fine dell’episodio.

Nel momento più alto della rappresentazione, quando Orfeo si volta per guardare Euridice, l’attore anonimo viene pugnalato per ordine del Moro, che poco prima aveva rischiato la vita per avvelenamento. I colpevoli, tramite scelte narrative imbarazzanti, che prevedono semplici occhiate sospette e il dettaglio riguardante uno stemma, che tutto sembra tranne che casualmente posizionato alla caviglia del sospettato, vengono scoperti.

La pubblica esecuzione dell’attore da parte di Sanseverino, con annesse grida di rabbia del duca di Milano, interrompe la rappresentazione teatrale, mutandone quindi anche il finale, nel quale il cantore viene fatto a pezzi dalle Erinni. La scelta di Poliziano di chiudere la sua opera con una tale ferocia, derivava dall’idea che la poesia e la bellezza, anche in un periodo di rinascita come quello vissuto tra ‘400 e 500, non potevano nulla contro la violenza. Dunque, sebbene la rappresentazione teatrale nella puntata venga interrotta, la storia principale riesce comunque a trasmettere mediante il sanguinoso e spietato assassinio dell’attore/Orfeo l’immagine di una violenza sempre vincitrice.

Una crudeltà che avvolge sia Leonardo 1×03 sia 1×04.

Tuttavia resta solo un’ipotesi il parallelismo con la visione di Poliziano, e di fatto potrebbe trattarsi di un caso fortuito. Al di là di questa impossibile conferma, la scena si presenta drammatica e poetica, provocando pietà per un Leonardo tradito e stanco di sperimentare ancora una volta la perdita di una persona divenuta cara.

Leonardo 1x03 1x04

In Leonardo 1×04 la tragica dipartita spetta al giovanissimo duca Gian Galeazzo Sforza, avvelenato per ordine dello zio Ludovico. Questo avvenimento porta Caterina (Matilda De Angelis) a voler abbandonare la corte e a una violenta discussione con Leonardo, il quale non vuole lasciare Milano nel momento in cui sta per completare la sua opera: il cavallo di bronzo in onore del padre di Ludovico, Francesco Sforza.

Per lui l’arte viene sempre prima delle persone.

Leonardo 1×04 – Gian Giacomo Caprotti a Stefano Giraldi

Ritorna così il motivo del desiderio di essere ricordato attraverso il successo della propria arte. Ecco che piano piano emerge un lato egoista di Leonardo che negli episodi precedenti era stato leggermente celato, percettibile solo in alcune azioni ma mai così evidente.

In Leonardo 1×03 e 1×04 si susseguono lotte di potere. Colui che ci trascina nel passato nella 1×04 è un nuovo testimone costretto nello studio di Giraldi. Si tratta di Gian Giacomo Caprotti, detto Salaì, che storicamente fu allievo prediletto di Leonardo e, secondo alcuni, anche suo amante. Nell’episodio tuttavia Caprotti non è un ragazzino di dieci anni con una famiglia, grazie alla quale entra nella bottega di Leonardo come garzone, bensì è un modello e prostituto che per sfamarsi finisce per rubare e rivedere alcuni attrezzi e opere di Leonardo.

Anche qui la sceneggiatura pecca di ingenuità, poiché sviluppa il rapporto tra Leonardo e Caprotti con una tale rapidità da far credere allo spettatore che l’affetto di Leonardo verso il ragazzo fosse nato solo per pietà e perché affascinato dalla sua bellezza.

Tutto sommato gli episodi sono piacevoli, ma è impossibile ignorare una sceneggiatura debole in molti punti. Una debolezza che tuttavia è compensata da un’ottima fotografia e da una buona regia che ancora una volta hanno saputo rappresentare i momenti di genio dell’artista. Resta infatti impressa la scena in cui Leonardo comprende come dover realizzare la statua del cavallo. I fulmini, i flash, il dettaglio della carezza, la guancia accostata al volto dell’animale e la consecutiva realizzazione si percepiscono e si vivono. Leonardo 1×03 e 1×04 nel complesso si guadagnano la sufficienza ma, poiché mancano ancora quattro episodi prima della fine, possiamo credere nel miglioramento di una storia che ha di certo del potenziale.

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Scritto da Anastasia Gervasi

Amo leggere e, anche se sono consapevole di non poter superare il record di libri letti da Rory Gilmore (qualcuno può?), sono certa di aver visto più serie tv di lei. Sin da bambina ho sempre amato le storie (okay forse quelle horror un po' meno) e ho sempre voluto parlarne, specialmente dopo averle conosciute grazie a serie tv avvincenti e ricche di feels e angst. Sono cresciuta con i telefilm di Buffy e FRIENDS e ho capito che, come gli amici di tutti i giorni, anche loro sono dei buoni compagni di vita. Ho incontrato personaggi che mi hanno ispirata e mi hanno spinta a migliorare come persona, trasmettendomi anche una carica di adrenalina pazzesca. Sono storie che ti portano ad imboccare una strada, in parte, ancora sconosciuta. Io spero che la mia sia tanto bella, avvincente e avventurosa quanto quella delle mille storie che ho letto e visto in questi anni. Per il resto mi affiderò al Carpe diem di Orazio.

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