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Le Fate Ignoranti: come se non fossero mai passati vent’anni – La Recensione della nuova Serie Tv di Ozpetek

Le Fate Ignoranti è stato uno dei film che più ha dominato la scena durante i primi anni del duemila e che, in modo ben chiaro, si è da sempre proposto come una pellicola che non sarebbe mai potuta invecchiare. I temi che caratterizzano l’opera di Ozpetek, infatti, non sono quasi mai destinati a morire, a dissolversi o perdersi. Il regista non ha mai avuto intenzione di scrivere qualcosa che potesse, con il tempo, non venire più compreso. Ed è per questo motivo che, ancora oggi, Le Fate Ignoranti rimane uno dei film più importanti non solo della sua carriera, ma del panorama cinematografico italiano. Non per niente, difatti, siamo qui – vent’anni dopo – a gustarcelo tramite una nuova formula, quella seriale. Fin dall’annuncio dell’inizio delle riprese della Serie Tv ogni fan di Ozpetek ha tremato: rovinare l’opera prima era un rischio ben chiaro all’orizzonte. E’ lo stesso tipo di paura che ci assale quando la nostra Serie Tv viene riconfermata stagione dopo stagione, o quando viene annunciato un revival: siamo consapevoli che rovinare le cose e distruggerle sia più semplice, e per questo tremiamo sempre perdendoci quel momento di attesa che precede l’arrivo ufficiale di qualcosa. Eppure, qualche volta, dovremmo imparare a fidarci, e a credere che qualcosa di bello possa essere rifatto. Il passato, come dice Fitzgerald, può ripetersi. E forse, in un modo totalmente differente e con i segni poco evidenti dei vent’anni trascorsi, Ozpetek lo ha appena dimostrato.

Le Fate Ignoranti

La trama della nuova Serie Tv procede nello stesso modo che conosciamo, indice della volontà – da parte del regista – di voler restituire un sentimento di totalizzante fedeltà all’opera portata alla luce nel 2001. Ciò che cambia, all’interno di questa nuova trasposizione, è il modo con cui ci approcciamo ai personaggi e, in generale, alla storia. Al contrario dell’opera madre, infatti, instauriamo una sorta di rapporto di comprensione ed empatia con Massimo che – in questo caso – diventa quasi un narratore onnisciente. E’ lui che dà il via alle otto puntate, e lo fa attraverso delle riflessioni che ci permettono di sapere chi sia davvero e come abbia vissuto quelle due vite parallele che, da fuori, sembravano così assurde. Stavolta è proprio Massimo a raccontarci le cose dal suo punto di vista tramite delle piccole pillole, dei piccoli incipit mai invadenti o scontati. Inevitabilmente, così, dentro di noi, e fin dal primo episodio, nasce l’esigenza di rivivere la stessa storia che abbiamo già vissuto, ma con la consapevolezza che stavolta sarà diverso.

Ed è così: è proprio diverso. Come in ogni Serie Tv ben scritta ci ritroviamo di fronte a degli eventi mai lasciati a caso. Ogni cosa ha una spiegazione, un perché e un come. Anche in questo caso, però, Ozpetek non dà delle spiegazioni di tipo razionale, logicamente inattaccabili. Si permette, semplicemente, di far trascorrere gli eventi rendendoli chiari alla nostra parte vulnerabile, quella che non giudica ma, semplicemente, comprende.

L’impressione che si ha è che Ozpetek sia voluto tornare indietro nel tempo per dar voce a quei personaggi che, all’interno della pellicola, sono stati in silenzio. Ma attenzione: è necessario ricordare quanto la pellicola, di base, non dovrebbe conoscere alcun tipo di rimpianto perché impeccabile. Eppure questo non importa al regista che, con un atto coraggioso, sceglie di ricominciare la storia per dire quelle parole in più che non ha detto vent’anni fa, rischiando di rovinare una delle sue opere più apprezzate.

Le Fate Ignoranti

Ed è in questi casi che scopriamo che il coraggio del regista è servito a far rinascere una storia che, come previsto grazie alle tematiche narrate, è riuscita a integrarsi in modo naturale e spontaneo nonostante il peso dei vent’anni. La differenza che esiste tra le due trasposizioni forse risiede nel loro modo di dire le cose. L’opera prima si è servita di meno parole, conquistandoci tutti, mentre la seconda ne ha utilizzate di più, conquistandoci comunque. Non ci importa il come, quel che ci importa è l’anima de Le Fate Ignoranti, e possiamo confermare che questa non sia mai cambiata. Al tempo stesso, i toni della Serie Tv si contraddistinguono in modo quasi netto da quelli della pellicola, dando vita a un approccio profondo in egual modo ma, sicuramente, più leggero. Il dramma che abbiamo vissuto vent’anni fa torna da noi, così, accarezzandoci, chiedendoci quasi il permesso di entrare nella casa in cui abbiamo abitato fino ad adesso.

E’ chiaro: possiamo avere tutto il coraggio del mondo, ma le nostre creazioni non sempre rispettano quel che avevamo in mente. Eppure, Ozpetek, può dire di essere riuscito nel suo intento, nel suo voler riscrivere una storia dimostrando che possa essere resuscitata anche vent’anni dopo, e che il tempo che passa non è e non sarà mai una cosa di cui aver timore.

Le Fate Ignoranti è ufficialmente nostra, e lo è insieme a quella storia che mai – durante questi anni – abbiamo dimenticato, e che adesso torna con il rispetto del tempo e di chi l’ha amata fin dal primo istante. Ma insieme a Le Fate Ignoranti è tornato anche, e soprattutto, Ozpetek. All’interno della serie, difatti, possiamo scrutare ogni minimo particolare riconducibile al regista e alla sua carriera. La sua firma è evidente e spazia dalle musiche di origine turca, fino alle leggende sui bicchieri rotti. In questi anni non è mai cambiato neanche lui, e questo può essere di certo un altro ottimo motivo per rivivere la storia da capo, scoprendo – magari – di non essere cambiati neanche noi.

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