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La classifica delle evasioni di Michael Scofield, dalla più difficile alla più facile

C’è un uomo per cui evadere di prigione è facile come bere un bicchier d’acqua. Stiamo parlando, ovviamente, di Michael Scofield che, quando si mette in testa di fuggire da un penitenziario non ci sono viti, rivoluzioni civili o guardie che tengano. Oggi vogliamo ripercorrere le sue evasioni, impossibili per i comuni mortali, e ordinarle in base al grado di difficoltà. Difficoltà che, secondo noi, coincide con l’ordine cronologico con cui vengono presentate nel corso delle cinque stagioni di Prison Break ora visibili su Disney+

La fuga più difficile, quella per cui Michael Scofield deve scervellarsi sicuramente di più e che creerà anche maggiori imprevisti, è quella da Fox River.

Michael è un brillante ingegnere edile che decide di trovare la soluzione ad una situazione disperata; quella di suo fratello. Lincoln Burrows, accusato dell’omicidio del fratello della Vicepresidente, è rinchiuso nel carcere di Fox River dove sarà condannato a morire sulla sedia elettrica. Le prove a suo carico sono schiaccianti ma Michael, convinto della sua innocenza, escogita il piano di fuga più complesso della storia per farlo evadere. Scofield va per ordine e sa benissimo che per portare fuori il fratello è necessario che entri fisicamente nel penitenziario, così rapina una banca come espediente per l’arresto. La fortuna vuole che Scofield, con la sua impresa, abbia partecipato alla ristrutturazione della prigione qualche anno prima e ne abbia conservato le planimetrie. Come ricordarsi, però, tutti i corridoi del carcere? È qui che l’ingegnere ha la prima grande idea osservando la ragazza che gli consegna una pizza a domicilio: tatuarsi la piantina di Fox River sulla parte alta del corpo nascosta tra altri disegni. I disegni sono 24 in tutto ed hanno un ordine ben preciso, quello dell’alfabeto greco, per ricordare esattamente la cronologia del piano. E già qui la serie ha la nostra completa attenzione. 

Poi Michael continuerà a stupirci sapendo far fronte, di volta in volta, a ogni imprevisto. Ha un compagno di cella, Sucre, che potrebbe aiutarlo, così ne testa la lealtà. Il ragazzo si rivelerà un amico fidato ed un tassello fondamentale per due delle tre fughe. Inizialmente, però, per questioni personali, Sucre chiederà di essere allontanato dalla cella 40 in cui, come compagno di Michael, entrerà Charles “Haywire” Patoshik, uno psicopatico ossessionato dal tatuaggio nel quale sarà in grado di decifrare il piano di fuga. Le cose si complicano notevolmente. Ma Michael deve procedere; lo vediamo cercare una chiave di tipo Allen per svitare il lavandino posizionato nella sua cella in modo da creare un passaggio che lo porti prima nella stanza delle guardie e poi in infermeria, la stanza più vicina al muro di cinta. Sorgono due problemi: come avere una chiave e come recarsi spesso in infermeria senza destare sospetti. La chiave la ottiene limando una grossa vite sul pavimento della cella. Giustamente questa vite è nel cortile e fa parte della panca su cui è seduto il cattivo più cattivo di tutti, ma Michael riuscirà comunque a recuperarla.

L’infermiera Sara Tancredi, invece, lo riceve abitualmente perché diabetico grazie al Pugnac, un inibitore di insulina che Michael si procura da un altro detenuto. Il piano procede ma è necessaria una visione dall’alto per scegliere quale delle tre strade prendere una volta fuori. Fatto il sopralluogo con l’escamotage di un falso allarme fuga, è necessario ottenere quello che nel suo tatuaggio è indicato come Cute Poison: l’anagramma dell’insieme degli elementi chimici che permettono di corrodere il ferro delle tubature sotto l’infermeria per arrivare al muro di cinta. Bisogna prima buttare giù il muro della cella, così Scofield, affidandosi alla legge di Hooke, fa nove buchi in corrispondenza del tatuaggio del diavolo che ricalca e proietta sul muro. Ora bisogna pensare a Lincoln e a come portarlo in infermeria.

Niente paura, nel braccio sinistro di Michael, sotto il tatuaggio, è nascosta una pillola nera che fa recapitare al fratello in modo che venga avvelenato e portato da Sara giusto in tempo per la fuga. A proposito di intoppi, l’ingegnere non solo rischia il trasferimento in un altro carcere, ma non sa come accedere alla stanza delle guardie dalla quale poi farà un buco per scappare. Perché, tra le sfortune, la direzione della prigione è stata così efficiente da sostituire i tubi corrosi preparati per il piano. Quando sembra che sia tutto finito, che non ci sia più tempo, perché Lincoln sta per essere processato, Michael attira un topo nell’alimentazione elettrica così la sedia si inceppa e l’esecuzione viene rimandata di 3 settimane. Ora ha ben ventuno giorni per uscire, modificando in corsa il piano originario e passando dal reparto di psichiatria stavolta.

Siccome conosciamo la fortuna di Michael, per arrivare al reparto bisogna attraversare il cortile. Sucre gli procura un’uniforme da guardia, ma Scofield viene ferito e una parte del tatuaggio cancellata da un’ustione. L’unico che può ridisegnarla è chi ne è ossessionato; Patoshik. Come se non bastasse, Sara cambia la serratura dell’infermeria. Insomma, sembrerebbe proprio che da Fox River sia impossibile uscire. Sarebbe così per tutti ma non per Michael che convince Sara a lasciare la porta aperta. Finalmente evadono, lo fanno in otto, ma vengono immediatamente circondati dalle guardie allertate dal direttore del carcere. Arrivati sulla pista, non trovano l’aereo per la fuga così sono costretti a continuare a correre nel bosco. Se la prima stagione vi è rimasta nel cuore leggete anche Cosa ha reso la prima stagione di Prison Break così speciale?

La seconda evasione di Michael Scofield per difficoltà, ma anche in ordine cronologico, è quella dal carcere panamense di Sona.

La struttura è totalmente diversa da Fox River, perché non ci sono ufficiali all’interno del penitenziario, solo torrette su cui si trovano le guardie che controllano perimetro interno ed esterno. In più, la leggenda narra che sia la prigione in cui, una volta entrati, ci si resti a vita. Ovviamente, Michael Scofield non è d’accordo. L’ingegnere finisce dentro per la confessione di un omicidio commesso da Sara. Fuori ad aiutarlo nella fuga restano Lincoln e Sucre. Questa volta, però, Michael ha un altro compito; quello di portare con sé James Whistler, un uomo che è a Sona perché accusato dell’omicidio del figlio del sindaco di Panama, e che nasconde importanti segreti in un libro sugli uccelli.

Michael riceve un biglietto alla fine di una rissa scoppiata nel cortile, sa che deve eseguire gli ordini perché chi lo ricatta ha catturato sia suo nipote che Sara. Per far fuggire Whistler, che si dichiara innocente nonostante la taglia sulla sua testa, Michael deve inventarsi un nuovo piano. Chiede in prestito una collana d’oro ad un detenuto con cui ha fatto amicizia in modo da incastrarla nel contatore elettrico e generare un blackout nella prigione. Si offre di ripararlo, ma per farlo deve uscire dalle mura della struttura, con una squadra di detenuti, anche se sarà sempre il sorvegliato speciale. Scofield, però, non ha intenzione di scappare, non adesso. Come premio per il lavoro svolto chiede un’altra cella e Sucre, che è un uomo libero, travestito da becchino, spruzza le recinzioni per corrodere l’acciaio vicino alla finestra della cella.

Il piano comincia a prendere forma e Michael si convince che il momento migliore per scappare da Sona sia in pieno giorno, quando il riflesso del sole rende difficile ad una delle due guardie controllare una parte del piazzale. Per la seconda guardia pensano ad un’interferenza sul suo monitor causata da un microonde rubato. Per provare la sua teoria, Michael controlla la guardia col binocolo, un raggio di sole lo colpisce e dalla torretta parte uno sparo che, fortunatamente, non ferisce nessuno ma fa scattare l’allarme. Whistler riesce a salvare entrambi convincendo le guardie che stavano guardando gli uccelli. Michael ci riprova, vuole fuggire durante una partita di calcio, ma viene ucciso un nuovo detenuto e incolpato Whistler, così l’evasione salta. Michael e Whistler tentano per l’ennesima volta alle 15:13, quando il riflesso del sole colpisce una delle due guardie, calandosi da una scala di fortuna. Ma di nuovo una sfortuna nera: una nuvola, che copre il sole, li costringe a rientrare. Il tentativo finale ha successo.

Micheal cede alle minacce dei più forti in carcere, tra questi ci sono due ex conoscenze, il capo delle guardie di Fox River, Bellick, e T-Bag, facendoli uscire allo scoperto per primi a loro insaputa. In questo modo le guardie sono impegnate e lui, seguito da Whistler e due compagni, può sgattaiolare indisturbato attraverso il buco nella recinzione precedentemente corrosa da Sucre. 

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Michael Scofield ad Ogygia

La terza ed ultima evasione dell’ingegnere: Ogygia

Michael non sa proprio stare fuori dai guai, infatti nella quinta stagione, lo troviamo nella prigione yemenita di Ogygia. Qui Scofield è conosciuto come il terrorista Kaniel Outis a causa di un accordo fatto con Poseidone. Per tenere gli altri fuori dal carcere, avrebbe dovuto fingere la sua morte e lavorare con il nemico facendo evadere, proprio da Ogygia, Ramal il capo del gruppo terroristico dell’ISIL. Inizialmente nega di chiamarsi Michael Scofield e finge di non conoscere Lincoln che lo stava riprendendo con una videocamera. Prima della vera fuga, Michael fa un tentativo attraverso un condotto ma non gli riesce e si trovare di fronte soldati armati pronti a fare fuoco.

Così finisce in isolamento con Ramal e altri due detenuti ed è lì che continua a pensare al piano. Ma non ha molto tempo; dalla vicinanza delle esplosioni capiscono che l’ISIL ha conquistato la città ed è ormai alle porte di Ogygia. Di conseguenza, la maggior parte delle guardie abbandona il penitenziario scatenando una rissa fuori controllo tra i detenuti. I prigionieri sanno, però, che per scappare dall’ISIL devono avere Ramal come lasciapassare. Ramal è, però, in isolamento con Scofield, quindi hanno qualche difficolta, senza chiavi, a rompere la pesante porta di metallo che porta in quel braccio della prigione. Questo tempo permette ai quattro di organizzare la fuga. Michael convince Ramal ad aiutarli, perché è dalla sua cella che può partire la fuga: l’ingegnere ha scolpito una S su un mattone della cella.

Dietro il mattone ha nascosto un cucchiaio e dello spago. Così Michael Scofield, dalla cella di fronte, guida Ramal nel piano per liberarli. Lanciando lo spago, ed afferrandolo per le due estremità, è possibile far cadere un tubo di ferro dal soffitto a cui legare spago e cucchiaio in modo che il cucchiaio faccia da leva per far salire i cardini della porta della cella di Michael, l’unica originale con i cardini a vista. Superata la resistenza di Ramal che stava liberando se stesso, l’escamotage funziona; Michael è libero e, a sua volta, apre le altre celle. Gli altri detenuti hanno ormai sfondato la porta a forza di calci e colpi di mitra, così i quattro corrono verso l’infermeria dove vengono braccati nuovamente. L’unica soluzione è nascondersi negli altri bracci del penitenziario fino ad uccidere il capo della rivolta mentre cerca di catturare Ramal. Una volta abbattuto l’ostacolo, i detenuti escono dal tetto, mentre Lincoln si sta praticamente uccidendo per entrare dalla porta principale con le chiavi. 

Dal confronto delle tre evasioni è palese come la prima sia oggettivamente la più difficile, quella in cui Michael Scofield ci mette più del suo dato che al momento della progettazione non conosce nessuno che possa aiutarlo, di conseguenza sa che deve contare solo su se stesso. Sona, invece, per quanto sia lui il genio della situazione, ha comunque Sucre e Lincoln fuori ad aiutarlo. Per Ogygia la situazione è praticamente la stessa; pensa concretamente all’evasione solo dopo che Lincoln si presenta in prigione e T-Bag indaga su Poseidone.