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Platonic 2 – La Recensione della seconda stagione della comedy Apple TV+

Platonic è una delle migliori serie tv uscite su Apple TV+ nell'ultimo periodo

Attenzione: evita la lettura se non vuoi imbatterti in spoiler di Platonic

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Il 2 ottobre sono uscite le ultime puntate della seconda stagione di Platonic, su Apple TV+ (i primi due episodi ci avevano fatto bene sperare). La serie creata da Francesca Delbanco e Nicholas Stoller si rinnova e tenta di rinnovarsi anche dal punto di vista creativo. Nella prima stagione avevamo conosciuto Sylvia (Rose Byrne) e Will (Seth Rogen), due vecchi amici con dei conti in sospeso che cercavano di trovare equilibrio nella loro relazione. Platonic, fin dalla prima stagione, ha delineato più volte la storia di un’amicizia vera e sincera, con tutti gli ostacoli e i fraintendimenti che possono esistere. Sylvia e Will sono sempre stati molto realistici ma allo stesso tempo hanno sempre incarnato quegli stereotipi sull’amicizia tra uomo e donna, che gli autori tendono a sfaldare. La scrittura ironica e dinamica ha descritto perfettamente una relazione complessa ma anche molto leggera, non superficiale ma capace di prendersi in giro.

Platonic ha da subito compreso come il rapporto tra maschile e femminile potesse essere realistico, senza fronzoli di contorno né smancerie inutili.

Sylvia e Will sono due persone imperfette che cercano il loro posto nel mondo, ma cercano di trovarlo sostenendosi a vicenda. Ma anche odiandosi a vicenda, come succede spesso nella vita di tutti i giorni.


Insomma, il rapporto conflittuale che può esistere tra due normalissimi amici di vecchia data è ciò che porta avanti l’intera trama di Platonic. Nella prima stagione, il merito della serie era sicuramente stato quello di riuscire a raccontare la normalità senza renderla noiosa o ripetitiva. Attraverso vari accadimenti nella vita dell’uno e dell’altra, Will e Sylvia riuscivano a divertire ma anche a commuovere in alcuni punti in cui il loro rapporto veniva messo a dura prova. Nella seconda stagione, purtroppo, tutto questo viene un po’ meno. Non che non ci siano degli spunti nuovi e interessanti (come la crisi coniugale che viene descritta molto meglio rispetto alla prima stagione), ma forse cominciano a esaurirsi le idee. Il punto forte di Platonic era la sua spontaneità nel raccontare la quotidianità e la difficoltà di affrontarla, da soli e insieme.

Platonic
credits: Apple TV

Nella seconda stagione questa suggestione sembra venire meno, come se si desse più per scontato. È chiaro che, essendo la seconda stagione, era prevedibile che ci fossero delle istanze familiari.

Quindi, ad esempio, i personaggi secondari non sono più così secondari e le dinamiche tra ognuno dei protagonisti sono ben delineate, così come la loro storia.

Ma per il resto, la seconda stagione di Platonic sembra aggiungere ben poco alla storia che conoscevamo già. In questa seconda stagione ripartiamo soprattutto da Will, che avevamo lasciato innamorato del suo capo e con un nuovissimo lavoro da intraprendere. Lo ritroviamo ancora molto innamorato ma confuso, accanto a una donna che non conosce così bene come pensava e un lavoro che, in fondo, non lo entusiasma come il suo vecchio birrificio. E poi c’è Sylvia, che alla fine della prima stagione sembrava aver trovato il lavoro dei suoi sogni, che è costretta a fronteggiare l’amara realtà del suo fallimento. Insomma, sono di nuovo entrambi dei perdenti. Dopo una parabola di cambiamento che avevamo intravisto alla fine della prima stagione (delineata dalla chimica tra i due protagonisti), nella seconda li ritroviamo entrambi a terra. Di nuovo insicuri e soprattutto incerti del futuro. Di nuovo i ragazzini del college che continuano a impersonare. Caratteristica divertente e sagace nella prima stagione, forse già troppo familiare nella seconda. È qualcosa di troppo scontato, il fatto che abbiano bisogno di essere dei falliti per poter convivere ed essere amici. È qualcosa che ci aspettavamo accadesse, ed è accaduto senza nessuna sorpresa.

Ma da Platonic, forse, ci aspettavamo di più.

Non che ci sia nulla di sbagliato nel raccontare atti quotidiani che non abbiano nessun tipo di eccezionalità. La realtà descritta bene è una delle cose più complicate da comprendere e anche da realizzare. Il problema di Platonic, infatti, è uno solo: la mancanza di novità. Nella seconda stagione, ad esempio, non vengono inseriti nuovi personaggi fissi né situazioni che non richiamino in qualche modo quelle passate. Le vicende che Platonic racconta nella seconda stagione sono divertenti e realistiche, perché è la cifra stilistica della serie, ma non sono nuove. In alcuni momenti facciamo fatica a distinguere la seconda stagione dalla prima.

E se per un verso va anche bene così, perché in fondo la prima è stata un’ottima stagione, per un altro bisogna ammettere che c’è troppo continuità e troppo poco cambiamento. Forse, nella seconda stagione, a Platonic è mancato il coraggio di andare oltre o forse l’idea era proprio quella di rimanere quanto più simile a se stesso.

Platonic
credits: Apple Tv +

In ogni caso, Platonic rimane un prodotto ironico e intelligente che ha molto senso di esistere in un mondo in cui le relazioni semplici sono sempre più difficili da raccontare. Sylvia e Will continuano a essere lo specchio della normalità, che può venire esasperata in tanti modi ma rimane sempre ciò con cui dobbiamo fare i conti.

E il finale di stagione non si distacca di molto da tutto questo: ha il suo lieto fine, come era già successo per la prima stagione. Le cose sembrano distendersi per tutti, dopo una fase di conflitto tra Sylvia e Will (anch’essa purtroppo, già vista). Il lavoro di Sylvia sta per subire un cambiamento, dopo aver affrontato il tanto annoso tema della maternità legata alla vita professionale. E Will, che durante la seconda stagione combatte per aprire un bar, trova una soluzione adatta al suo scopo. Qual è, in questo caso, la novità? Che le due cose convergono. Anche se non si potrebbe parlare di una vera e propria idea nuova, dato che la prima stagione di Platonic era terminata in maniera simile, anche se non del tutto identica.

Insomma, anche il finale di Platonic sembra non fare troppo scalpore.

Ci dà esattamente quello che ci aspettiamo: Charlie torna a lavoro, Sylvia si rimette in gioco e Will la segue. Sono tutti felici e soddisfatti di aver superato dei nuovi ostacoli. Posto che il comfort va anche bene, in fondo Platonic ha il suo piglio ironico e realistico che ha sempre convinto, va detto che forse sta lasciando indietro quel pizzico di originalità che invece aveva mostrato di avere nella prima stagione.

Non è mai facile raccontare la vita reale inventando sempre nuove idee, il rischio di cadere nella ripetizione è molto alto. E, in fin dei conti, Platonic se la cava in maniera egregia. Rimane una serie da vedere con leggerezza, che vale la pena recuperare (qui per farvi convincere). La scrittura è sempre lineare e non tradisce mai se stessa, è coerente con le storie dei personaggi e determinata su una narrazione ironica ma di qualità. Funziona, senza dubbio. Ma non stupisce più. Il finale ci prospetta una terza stagione? Potrebbe come non potrebbe; già alla fine della prima stagione di Platonic la chiusura era assolutamente aperta. Nel senso che avrebbe potuto continuare come interrompersi. Avrebbe funzionato in entrambi i casi. Succede la stessa cosa per il finale della seconda stagione. Chiude un cerchio ma non per forza in maniera definitiva.

Platonic
Credits: Apple TV+

Se non altro è una scelta molto interessante da parte degli autori, quella di limare i bordi e non definire in modo netto una continuazione o una fine.

In fondo il rapporto tra Will e Sylvia è un po’ di questo genere: ha pochi limiti, non ama definirsi e vive alla giornata. Quello che succederà non può essere prevedibile. O forse sì, dipende dalla voglia di mettersi in gioco.