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Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →Gli ultimi mesi di intrattenimento hanno avuto un filo conduttore piuttosto chiaro: il ritorno dei reality, ma attraverso la prospettiva e la direzione delle piattaforme. Prima è arrivato The Traitors, capace di reinventare il gioco dell’inganno reciproco. Poi The 50, che ha scommesso su un numero enorme di concorrenti e su un meccanismo di eliminazione, lasciando che fossero la fortuna e l’astuzia a determinare chi rimanesse in gioco. E Netflix, di fronte a format che hanno fin da subito conquistato l’attenzione del pubblico, ha scelto di rispondere nel modo più diretto possibile: portando in Italia Physical: da 100 a 1, l’adattamento del fenomeno coreano che ha già conquistato Corea, Messico, Svezia e Stati Uniti, e che ora sbarca al Lingotto di Torino con la sua promessa più semplice e insieme più brutale: cento corpi, un’unica arena, un solo vincitore.
Physical Italia: da 100 a 1 è un’ottima risposta da parte del gigante dello streaming. Ma non mancano le perplessità

Da cento a uno in un percorso di eliminazione che affonda le radici nell’omonimo successo sudcoreano e che l’Italia adatta con un cast che vede volti più o meno noti. Sono nomi che il grande pubblico conosce bene – Federica Pellegrini, Tania Cagnotto, Jury Chechi, Mirco Bergamasco, Elisabetta Canalis, Alvise Rigo, Luis Sal, e volti arrivati da altri reality come Paolo Masella e Giovanni Masiero, o Claudio Sona insieme al compagno Nicholas Cornia – e c’è un’immensa maggioranza di atleti che il pubblico probabilmente non ha mai sentito nominare: specialisti di triathlon, lotta, football americano, skeleton, Hyrox, persino il calcio storico fiorentino.
È proprio questa scelta di casting, apparentemente semplice, a essere il vero colpo di genio del programma: mettere sullo stesso piano una medaglia olimpica e un content creator, un campione mondiale e un appassionato che ha costruito il proprio fisico lontano dai riflettori, azzerando ogni gerarchia di curriculum nel momento in cui la prova comincia. Nessuna storia pregressa protegge infatti davvero nessuno qui. Si gioca ad armi pari, e per questo il colpo di scena è sempre dietro l’angolo.
Al centro del format c’è la Sala dei Busti, un ambiente scenografico in cui ciascuno dei cento concorrenti è rappresentato fisicamente, e che si svuota gradualmente man mano che la competizione avanza. Le prime tre puntate, però, non procedono tutte con lo stesso ritmo, ed è qui che Physical Italia: da 100 a 1 comincia ad avere alcuni rilevanti problemi. La prova d’apertura, quella che chiede ai concorrenti di restare sospesi il più a lungo possibile, funziona perfettamente: adrenalina, lotta muscolare visibile in tempo reale sui volti dei partecipanti, quella specie di conto alla rovescia che tiene incollati allo schermo anche gli spettatori meno interessati allo sport. Per questo la prima è la puntata che funziona meglio delle tre, quella che dimostra davvero il potenziale del format. Dopo di che, purtroppo, arrivano i primi problemi.

La seconda e la terza puntata, infatti, faticano a mantenere lo stesso magnetismo, concentrandosi su una sfida di lotta diretta tra concorrenti che, protraendosi troppo a lungo, finisce per rischiare di far perdere l’attenzione del pubblico. Il problema in questo caso è che il meccanismo scelto invece di alimentare la tensione la disperde, lasciando che l’attenzione dello spettatore si affievolisca proprio nel momento in cui il programma avrebbe bisogno di tenerla salda. Per questo c’è la sensazione, guardando quei due episodi, che il format stia ancora cercando il proprio equilibrio. Un problema che si spera venga corretto nelle puntate successive, dando più respiro ai singoli percorsi individuali invece di concentrarsi troppo a lungo su un’unica dinamica che rischia di diventare stancante.
Ed è proprio nei singoli percorsi che lo show trova comunque i suoi momenti più belli. Luis Sal, eliminato già in queste prime battute, lascia un vuoto che si fa sentire. Dispiace vederlo andare via così presto, proprio mentre stava per confermarsi come uno dei personaggi più interessanti dell’edizione.
Federica Pellegrini, dal canto suo, offre una delle lezioni più importanti dell’intero programma dimostrando quanto la lucidità mentale possa fare la differenza anche in un contesto dominato apparentemente dalla sola forza fisica. SU di lei sono chiaramente riposte altissime aspettative, ma ciò che ha conquistato in questi tre episodi non è stato vederla vincere, ma vederla vedere mollare quando capiva che fosse il caso di farlo. E a lasciare l’amaro in bocca anche l’uscita di Tania Cagnotto, una delle presenze più grandi e importanti del cast. Sarebbe stato bello vedere la campionessa andare avanti nelle puntate, e dispiace vedere il suo percorso interrompersi già adesso a causa di una sfida che neanche ci ha parecchio entusiasmato.
Netflix ha pensato a tutto per il suo format. E per questo Physical Italia: da 100 a 1 non dimentica nemmeno di concedersi qualche parentesi più leggera, piccoli momenti di gossip o rivalità tra i concorrenti che aggiungono un po’ di pepe. Una mossa che decide di compiere con misura, dosando questi momenti e rendendoli mai invadenti, senza rubare la scena a ciò che davvero conta: lo sport, il corpo, la testa che deve reggere quando il fisico comincia a cedere.
Nel panorama recente di reality, Physical Italia: da 100 a 1 si inserisce con personalità propria, distinguendosi da The Traitors o dal più recente The 50 (qui, a proposito, le pagelle del finale). Fin dai primi episodi è evidente che quello che stiamo vedendo è qualcosa di completamente diverso nel panorama italiano. Le prime tre puntate non sono perfette – il ritmo altalenante della seconda e terza resta un limite che il programma dovrà correggere strada facendo – ma la promessa di fondo – quella di un’arena dove nessun titolo pregresso mette al riparo da nulla – è già stata mantenuta. Restiamo, con curiosità, in attesa delle prossime puntate, convinti che questo esperimento italiano abbia tutte le carte in regola per crescere ancora.







