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Eva Green. Perfetto, adesso che abbiamo attirato la vostra attenzione possiamo parlare di uno dei migliori titoli che la vede protagonista: Penny Dreadful. Penny Dreadful non è solo una serie tv, è pura letteratura, è poesia, è dolcezza e tormento, è romance e horror.
Sapete cos’erano i Penny Dreadful? Erano pubblicazioni popolari inglesi dell’Ottocento, vendute a un penny, con storie a puntate sensazionalistiche: orrore, crimine, avventura e mistero. Erano pensati per il grande pubblico, soprattutto giovani e classi popolari, e avevano uno stile semplice e spesso violento. Proprio da questi prende spunto la nostra affascinate Penny Dreadful. La serie prende anche ispirazione da La Lega degli Straordinari Gentlemen, una serie a fumetti ideata da Alan Moore.
Penny Dreadful, creata da John Logan, è stata trasmessa per la prima volta negli Stati Uniti nel 2014 fino al 2016, per un totale di 27 episodi in 3 stagioni. Nel 2018 è stata annunciata la produzione di una serie spin-off dal titolo Penny Dreadful: City of Angels (Leggi le nostre recensioni), ambientata nella Los Angeles del 1938 e ispirata al folklore messicano-statunitense. Penny Dreadful è una serie horror gotica ambientata nella Londra vittoriana di fine Ottocento, che intreccia in un’unica narrazione molti personaggi della letteratura: Frankenstein, Dorian Gray, Dracula, Jekyll, la tradizione delle streghe e il folklore demoniaco.

Al centro della storia c’è Vanessa Ives, una donna tormentata da forze soprannaturali, visioni e possessioni demoniache. Attorno a lei si muove un gruppo di personaggi che combattono o incarnano il male, mentre cercano redenzione, amore o vendetta. Il filo conduttore della serie è il conflitto tra fede e dannazione, tra desiderio umano e mostruosità, con una forte componente psicologica.
Penny Dreadful affronta l’horror in modo profondamente affascinante e atipico: non come semplice spettacolo della paura, ma come indagine dell’animo umano. I mostri, i vampiri, gli esseri soprannaturali non sono mai ridotti a funzioni narrative o minacce da eliminare. Sono personaggi complessi, attraversati da desideri, colpa, bisogno d’amore, solitudine. È proprio questa umanizzazione a renderli più spaventosi e più reali. La serie suggerisce costantemente che la linea di confine tra uomo e mostro è fragile, spesso illusoria. I personaggi sono controversi e contraddittori, capaci di grande tenerezza e di violenza estrema, di slanci morali e di abissi etici. L’horror di Penny Dreadful non urla: sussurra e seduce.
Vanessa Ives è il fulcro emotivo e spirituale della narrazione di Penny Dreadful. È una donna profondamente ferita, tormentata da forze demoniache, ma soprattutto da sensi di colpa, repressione e desiderio. Il soprannaturale che la attraversa è spesso una metafora potentissima del suo conflitto interiore: la lotta tra fede e pulsione, purezza e peccato, bisogno d’amore e paura di distruggere chi le sta vicino. È cuore oscuro e, allo stesso tempo, luminoso.
Dal punto di vista psicologico, Vanessa è una figura di straordinaria modernità. Soffre di isolamento, depressione, dissociazione; è consapevole della propria diversità e la vive come una condanna. La sua spiritualità non è consolatoria, ma dolorosa: Dio non è rifugio, ma prova. Proprio per questo Vanessa è tragicamente umana. Non è un’eroina classica, ma una donna che resiste, che paga ogni scelta, che ama pur sapendo che l’amore può essere la sua rovina. La sua grandezza sta nel fatto che non cerca mai la redenzione facile: accetta la complessità del male che porta dentro, rendendo il suo percorso uno dei ritratti femminili più intensi dell’horror televisivo.

Uno dei personaggi più belli di Penny Dreadful è la Creatura di Frankenstein, forse il personaggio più lirico e struggente della serie. Dotata di una sensibilità, di una cultura e di una capacità emotiva straordinarie, è condannata a essere giudicata esclusivamente per il suo aspetto. Il suo dolore nasce non dalla mostruosità, ma dal rifiuto. Diversamente da molte reinterpretazioni, Penny Dreadful restituisce alla Creatura la sua natura originaria: quella di un essere che desidera amore, riconoscimento, bellezza. La sua poesia non è un vezzo intellettuale, ma un tentativo disperato di dare senso all’esistenza. Ogni suo slancio verso l’umano viene respinto, e proprio questa esclusione progressiva lo conduce alla rabbia e alla violenza.
La Creatura incarna una delle idee centrali della serie: non si nasce mostri, lo si diventa. Ed è forse il personaggio che più chiaramente mostra come la crudeltà degli uomini possa essere più devastante di qualsiasi orrore soprannaturale.

Altro personaggio interessante è Dorian Gray. È l’apparente opposto della Creatura: bello, ricco, immortale, eppure è altrettanto tragico. La sua contraddizione sta nel fatto che, pur potendo tutto, non prova più nulla. L’immortalità lo priva del limite e quindi del valore delle esperienze e delle prime volte. Dorian è profondamente umano proprio nella sua incapacità di provare empatia duratura. Usa gli altri, ma al tempo stesso cerca in loro uno specchio che gli restituisca un’emozione autentica. È seducente, crudele, ma anche vuoto. Penny Dreadful lo dipinge non come un villain, bensì come un individuo che ha smarrito ogni bussola morale perché ha smarrito il senso del tempo.
Uno degli straordinari successi di Penny Dreadful è rendere personaggi letterari esseri reali, dotati di pregi e difetti, fragilità e incoerenze. Le loro storie si intrecciano con quelle di persone normali, creando un tessuto narrativo in cui il fantastico non è evasione, ma specchio e amplificazione del reale. Il risultato è un racconto poetico ma verace, colto ma emotivamente diretto, in cui l’horror diventa uno strumento per parlare di solitudine, desiderio, colpa, amore e morte. In Penny Dreadful il mostro come metafora dell’umano è il principio fondante dell’intera narrazione. La serie non usa l’orrore per parlare del diverso come minaccia esterna, bensì per mostrare ciò che l’essere umano rimuove, reprime o teme di riconoscere in sé stesso.
Tradizionalmente l’horror costruisce una dicotomia netta tra uomo e mostro e tra bene e male. Penny Dreadful smonta questa logica. I suoi personaggi dimostrano che: la mostruosità non coincide con l’aspetto e il male non è sempre consapevole o volontario. Uno dei messaggi più potenti della serie è che la mostruosità nasce spesso dal dolore non elaborato. Quasi nessun personaggio è malvagio in senso assoluto; molti diventano distruttivi perché non riescono a sopravvivere alla propria sofferenza.
La serie insiste moltissimo sul corpo: corpi trasformati, violati, posseduti, cuciti. Il corpo mostruoso diventa il luogo in cui si iscrive ciò che la società vittoriana reprime: sessualità femminile, pulsioni omosessuali, desiderio di potere, paura della malattia e della morte. Il mostro diventa un corpo che non obbedisce alle regole. Uno degli aspetti più radicali della serie è che il vero orrore non è il soprannaturale, ma l’esclusione sociale ed emotiva. E spesso sono proprio le persone normali a compiere gli atti più crudeli. Penny Dreadful suggerisce che la società crea i suoi mostri attraverso il rifiuto, la paura e l’ipocrisia.

Il tema del doppio attraversa tutta la serie: umano-mostro, sacro-profano, razionale-irrazionale. Non esiste un’identità pura. Essere umani significa convivere con parti inconciliabili di sé. In questo senso, Penny Dreadful è profondamente antimoralistica: non offre soluzioni, né redenzioni facili. Mostra che la consapevolezza di sé non salva, ma rende più lucidi, e quindi più vulnerabili. L’horror diventa il linguaggio più adatto per dire ciò che il realismo non può dire apertamente. Demoni, vampiri, licantropi non sono figure che servono a evadere, ma figure simboliche che permettono di parlare di: depressione, dipendenza, trauma.
Pur essendo ambientata nell’Ottocento, Penny Dreadful è sorprendentemente moderna. Alla fine, la serie suggerisce una verità disturbante ma profondamente umana: non temiamo i mostri perché sono diversi, ma perché ci assomigliano troppo. Ed è proprio in questa identificazione inquietante che Penny Dreadful trova la sua forza più duratura. È innegabile che il finale della serie sia fortemente deludente, affrettato e incapace di rendere giustizia alla ricchezza costruita nelle stagioni precedenti. Tuttavia, questo non cancella il valore dell’opera.
Penny Dreadful rimane una serie unica nel panorama televisivo: coraggiosa, letteraria, emotivamente devastante. Malgrado i suoi limiti conclusivi, merita assolutamente di essere vista, perché poche opere hanno saputo raccontare l’horror con tanta umanità, bellezza e dolore.



