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Thomas Shelby: l’indomita ragione dell’abbandono

peaky blinders

Attenzione, sono presenti spoiler fino alla quinta stagione di Peaky Blinders.

Quando rimase solo davvero, quando in quel momento le uniche cose che gli erano rimaste erano il whisky e le sigarette, si accorse forse che era riuscito a cambiare il suo mondo. Ma come sempre cambiare quello che si ha intorno senza sfiorare se stessi significa solo che tutto quel cambiamento tornerà indietro, tutto in una volta.

Tommy era solo da un po’ prima di fare in modo di rimanerci davvero. Ma nello spazio attorno a lui c’era sempre stato qualcuno. Nei pochi minuti in cui fece arrestare la sua famiglia, restò semplicemente solo lui.

Sapeva di essere l’unico a poter risollevare quello che era rimasto dell’impero Shelby, d’altronde è lui il protagonista di Peaky Blinders, ma la fine della terza stagione rimane il punto cruciale della sua vita.

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O meglio, fa capire quanto è bravo a proteggere il suo ruolo, la sua autorità, e in qualche modo anche la sua personalità in apparenza ormai inespressiva. Anche quello fu un abbandono, ma quella volta fu lui a decidere chi e quando. Perché in fondo gli abbandoni hanno segnato la sua vita, dalla guerra sino ad ora, come fossero punti di riferimento che corrispondono a segni di svolta.

La fine della terza stagione ha mostrato come in quei momenti fosse lui in controllo della situazione nonostante sembrasse tutto finito. In una cosa Thomas Shelby è sempre stato bravo, calcolare e agire, senza scrupolo alcuno. Così è stato anche questa volta, come una vendetta a ciò che negli anni ha perso e pianto.

Ha mantenuto il controllo, ha ragionato, si è distratto nel colpevolizzarsi e nell’uccidere i rimpianti con colpi di fucile sui nemici. Poi però si è accorto che il nemico che stava combattendo non era più qualcosa che non gli apparteneva. Si è visto riflesso e si è detto colpevole. Il giudizio più forte alla fine è arrivato, ha squarciato la trama della quinta stagione, episodio dopo episodio, con la voce e il corpo di Grace. Nell’ultimo istante quello squarcio se l’è ritrovato nella mente, cumuli di macerie che nel tempo hanno saputo rimettersi in piedi e costruire un muro e la durezza dei suoi rimpianti mai detti lo hanno fortificato.

Peaky Blinders

Quel muro nella sua testa è diventato insopportabilmente alto e impossibile da abbattere, non con una croce, non con la preghiera.

Thomas è rimasto per la prima volta impietrito, solo. Abbandonato anche dalle certezze di controllo che negli anni ha costruito. Non è impazzito, si è solo reso conto. Nella nebbia ha cominciato a vivere quello che il passato gli ha tolto. Neanche l’essere rimasto solo all’inizio della quarta stagione ha saputo dargli questa verità. Non era ancora abbastanza.

Neanche più negli incubi riesce a sfogare l’urlo represso per troppo tempo, serve altro, serve qualcosa di molto più incisivo, serve una fine, un temporale che lavi via i residui di una guerra che sembra non poter mai finire. Dura da anni e diventa sempre più aspra e ingestibile. E il problema più grande è che questo tipo di guerra Thomas la combatte da solo, contro se stesso. E qualsiasi sia la fine, perderà sempre, che stia da una parte o dall’altra.

Alla fine della scorsa stagione di Peaky Blinders abbiamo visto quanto tutto questo ha contribuito a renderlo stanco, incatenato a un passato che non offre più nulla se non dolore. Non c’è più voglia di redenzione né di pentimento, c’è solo voglia di non pensare più.

Peaky Blinders

L’unica soluzione sembra quella di crollare, intenzionalmente, come un arrendersi a ciò che accade e smettere di essere vittima di se stessi. Crollare è il solo modo che esiste per provare a mettere fine a tutto. Magari così il rumore finalmente non più sordo del suo urlo interiore potrà distruggere anche i fantasmi intrappolati nelle macerie diventate muraglia.

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Written by Alana Santostefano

Si fa fatica a vivere la realtà quando si è capaci di sognare, si è così tanto legati all'astratto che si pensa di dover costruire cose assurde nel presente dell'esistenza unicamente per convincersi di essere vivi.
Sono una sognatrice, una di quelle che si guarda attorno e immagina un'altra vita, una di quelle che non vede l'ora di andare in un posto chiamato 'se stessi' per poter guardare lontano e immaginarsi coperti di nuvole a volare sul tempo.

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