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Wendy Byrde, Ruth Langmore e Darlene Snell: Ozark, il potere femminile e il conflitto generazionale

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Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler sulla quarta stagione di Ozark

L’uscita della seconda parte della quarta stagione si avvicina, così cogliamo al volo l’occasione per parlare di tre figure femminili fortissime che fanno parte della stessa serie: le donne di Ozark. Sarebbe stato troppo facile parlare di tre personaggi buoni, probabilmente però avremmo avuto solo cose scontate da dire e a noi non piace essere scontati. Ozark è tante cose, è una serie su cui potremmo scrivere moltissimo, ma a ben vedere è anche un confronto generazionale tra donne che tirano letteralmente le fila della vita sul lago perché, diciamocelo, se non ci fossero loro probabilmente avremmo già smesso di guardare la serie.

Darlene Snell

La prima è quella che tutti considerano poco lucida ma che poco lucida, forse, non è. Parliamo di Darlene Snell. Allora, anche noi abbiamo paura di Darlene, non lo nascondiamo. Sicuramente non ci metteremmo a contraddirla visto il suo grilletto non facile, facilissimo. Dai più a Ozark è considerata una bifolca, una donna rozza che non potrebbe ricoprire posizioni di potere. Ma lei non è d’accordo. Darlene ha un obiettivo: quello di custodire la terra dei suoi avi ed è decisa a fare di tutto pur di proteggerla e gestirla solo a modo suo. Lo dimostrano due fattori: la scia di cadaveri sepolti nei suoi campi, più numerosa delle piante di papaveri e la morte di suo marito, Jacob Snell. Nemmeno lui era uno stinco di santo, sia chiaro, ma non ci saremmo mai aspettati che Darlene potesse farlo fuori così, da un momento all’altro.

A ben vedere però, Jacob ha fatto il passo più lungo della gamba offrendo le proprietà della moglie per la costruzione del Missouri Bell, il casinò della famiglia Byrde. Infatti, per quanto i coniugi Snell siano due conservatori, legati alla terra e al suo prodotto con cui gestiscono un giro di oppio, hanno idee totalmente opposte. Per Jacob è importante crescere economicamente e se, per farlo, bisogna legarsi al cartello di Navarro andrà bene lo stesso, per Darlene non sono ammessi compromessi o stranieri nella sua proprietà. Quindi, la donna elimina il marito e resta sola. Cioè, lo fa tipo per due puntate, perché poi decide di buttarsi tra le braccia di Wyatt Langmore che potrebbe essere suo nipote. Siamo tutti un po’ scioccati. Però, effettivamente, Darlene ha bisogno di lui come sostegno psicologico per portare avanti il suo progetto e il ragazzo, rimasto praticamente solo fatta eccezione per sua cugina Ruth, ha bisogno di una guida o di una famiglia che trova nella figura della donna.

A proposito della figura di Darlene, notiamo due particolari. Il primo è sicuramente riconducibile agli occhi, specchio della sua impulsività e malvagità, per cui non possiamo che rimanere affascinati da lei. Secondo, il contrasto tra la sua immagine “esile” e il fucile, spesso più grande di lei, che imbraccia con grande manualità. Nessuno vuole giustificarla dicendo che non sia totalmente pazza, ma non dimentichiamo un paio di aspetti importanti. Darlene porta il peso di farsi valere in un mondo prettamente maschile che la considera solo una contadina, in più deve farsi strada in quello criminale, nel quale cerca di distinguersi, dopo aver eliminato colui che negoziava per entrambi: suo marito. Quindi, per il suo background, non chiameremmo proprio lei se dovessimo negoziare, anzi. Tra le tre donne è l’unica a cadere nell’ultima stagione di Ozark. Nonostante la sua brutalità e imprevedibilità anche Darlene fa l’errore di pestare i piedi alle persone sbagliate e, ironia della sorte, muore fucilata sul divano di casa sua.

Wendy Byrde

La seconda donna, quella che si colloca solo anagraficamente a metà tra le due di cui parliamo, perché per polso e temperamento probabilmente potrebbe fare per tutte, è Wendy Byrde. Il personaggio di Wendy è quello per cui l’evoluzione nel corso delle quattro stagioni è più netta. Inizialmente viene presentata come una donna infedele al marito, totalmente spiazzata nel momento in cui scopre la sua doppia vita fatta di riciclaggio di denaro e collaborazione con un cartello messicano. Con il passare delle puntate a noi Wendy sembra sempre più in grado di portare i pantaloni e, in effetti, diventa il pilastro della coppia. Ma andiamo per ordine. Come sappiamo, Marty rimane invischiato con il cartello di Navarro, così la famiglia da Chicago si trasferisce a Ozark. Qui, ovviamente, le cose non potevano essere rose e fiori, ce lo aspettavamo. I Byrde, carichi di denaro, cominciano a farsi notare attirando la curiosità delle famiglie criminali che sono già sul lago. Inizialmente è Marty a condurre il gioco con Wendy come spalla.

Successivamente, come già spoilerato, c’è un netto capovolgimento di fronte che fa emergere il carattere risoluto e, a tratti impulsivo e irrazionale, di una donna che è stufa di dare ascolto alla parte pacata della famiglia, a quella che crede che con il dialogo sia possibile risolvere quasi ogni conflitto.

Finalmente ci siamo: agli occhi dello spettatore Wendy diventa l’anti eroe, il personaggio che asfalta letteralmente chiunque si metta sulla sua strada pur di proteggere i figli, fratello compreso. O almeno questo è il motivo con cui lei stessa giustifica le sue mosse, ma c’è di più. La donna comincia a sentirsi a proprio agio nelle vesti di una criminale, le piace la sensazione di potere che le permette di minacciare a viso aperto anche esponenti della politica del luogo che non hanno intenzione di assecondarla o lo stesso Navarro. Siamo in grado di vedere la scintilla che le brilla negli occhi e di restare con il fiato sospeso non sapendo cosa diamine le stia passando per la testa. In questo ruolo Laura Linney è magistrale.

È un’escalation di potere quella a cui punta Wendy: vorrebbe avere tutto e tutti nelle sue mani. Ciò la spingerà a far emergere la parte malvagia e impulsiva che all’inizio non credevamo potesse essere propria del suo carattere. È il suo bel temperamento, chiamiamolo così, che la spinge a cominciare un braccio di ferro con niente meno che Darlene e Ruth in contemporanea. Con la prima assistiamo a minacce, ripicche e colpi bassi reciproci per le terre del casinò ma anche per Zeke, figlio adottivo che la contadina prende in casa dopo averne ucciso i genitori. Il che è tutto dire. Con Ruth, quello che poteva sembrare un rapporto quasi materno, si trasforma in una sfida a viso aperto. 

Ruth Langmore, l’ultima donna di Ozark

Ruth e Darlene

A proposito di Ruth Langmore possiamo affermare che è il personaggio, tra i non adulti, con più risolutezza. Anche per lei l’evoluzione e la crescita sono ben delineate. Nella prima stagione è una ragazzina allo sbando, proveniente da una famiglia del luogo conosciuta per l’amore verso i soldi facili. E in una piccola località come Ozark, quando arriva un uomo del calibro di Marty Byrde, che nasconde montagne di dollari sotto il letto di un motel, non si può fare a meno di escogitare un piano per rubargli tutto. È così che Ruth incontrerà i coniugi Byrde ai quali tenterà, appunto, di sottrarre i soldi di Navarro. Il piano, inizialmente prevedeva anche l’uscita di scena di Marty. Insomma, ci accorgiamo da subito che Ruth non è una ragazzina tranquilla.

Ma l’escamotage per sbarazzarsi dei Byrde non è tutta farina del suo sacco: è studiato in lunghi colloqui in prigione con suo padre, l’unica persona insieme a Wyatt, in grado di piegare la giovane. Ruth ci appare sin dalla prima inquadratura una ragazzina difficile ma con polso e talento innegabile anche se usato in maniera discutibile. Nei confronti del padre, però, scopriamo un lato di Ruth che non credevano di poter vedere: infatti, è lui quello in grado di mostrarla come una ragazzina fragile e insicura incapace di contraddirlo. Lei, che non ha paura di tenere testa alle famiglie mafiose di Ozark, che decide di fare affari con Darlene grilletto facile, si lascia trascinare a fondo dall’unica parte rimasta della sua famiglia. 

Comunque, il piano per eliminare i Byrde fa fiasco e Ruth dimostra tutta la sua intelligenza nel momento in cui decide di tenersi più stretti i nemici degli amici, capendo che i nuovi arrivati sono più utili da vivi che da morti. Così, comincia a collaborare con Marty che le insegna i trucchi del mestiere. Ma da questo mondo, che la rende forte e indipendente, la ragazza comincia ad assimilare il peggio. Anche lei infatti, per quanto più coscienziosa di Wendy e Darlene, compie scelte immorali per salvare se stessa e Wyatt, anche se lui non vuole essere salvato. Come per le altre due donne di Ozark siamo sicuri che le sue azioni possano essere giustificate dalla sua salvezza o anche lei è vittima del potere che potrebbe acquisire? In realtà Ruth è diversa perché non cerca potere assoluto, ma vendetta. Ammettiamo che, con ogni probabilità, se le persone di cui ci fidassimo ciecamente ci uccidessero il fidanzato nemmeno noi saremmo tanto contenti.

Quindi Ruth comincia a lavorare con Darlene, sfruttando la complicità di Jonah Byrde, proprio per vendicarsi della famiglia che un tempo l’ha accolta, e in particolare di Wendy che va completamente fuori di brocca. Nel rapporto con Darlene, però, Ruth non assume volontariamente una posizione di potere, anche se è lei a tirare le fila dei loro affari. Inizia, quindi, un braccio di ferro generazionale non voluto che irrita leggermente la contadina. Il commercio dell’oppio non può essere gestito più alla vecchia maniera, tutti lo sanno. Anche la stessa Darlene che, tuttavia, non accetta soluzioni che non vengano direttamente da lei. Nei loro “pacati scambi di opinione” viene coinvolto anche Wyatt che non ha proprio le idee chiarissime, quindi va un po’ dove tira il vento. In ogni caso, questo scontro non ha una vera e propria fine considerando la morte improvvisa di Darlene. Con Wendy, invece, speriamo di vederne ancora delle belle con la seconda parte della quarta stagione che uscirà il prossimo 29 aprile su Netflix. Non sappiamo se siano le donne che Ozark meriterebbe, sono sicuramente quelle di cui noi abbiamo bisogno.

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