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Keira Knightley ha deciso: “Niente scene di sesso se il regista è un uomo”

Keira Knightley

Keira Knightley ha intrapreso una battaglia femminista, che in un certo senso va ad affiancarsi a quella già lanciata ormai nel 2017 dal movimento #metoo. L’attrice riprende un’affermazione da lei già fatta a marzo dello scorso anno, ma stavolta sembra più che mai convinta ad andare fino in fondo.

Nello specifico, Keira Knightley si pone contro il male gaze, andando quindi in favore del female gaze. Vediamo di differenziare bene i due termini. Secondo il femminismo, nel primo caso si intende la rappresentazione della donna, nell’arte così come nella letteratura, da un punto di vista totalmente maschile ed eterosessuale. Quindi si va spesso a raffigurare la donna come un mero oggetto per il piacere dello spettatore maschio etero. Di conseguenza, con female gaze si intende completamente l’opposto, ovvero la visione che viene data di una donna dagli occhi di un’altra donna. La rappresentazione, quindi, dovrebbe essere diversa.

Da qui dunque parte la decisione di Keira Knightley, che a quanto pare non ha più intenzione di girare scene di sesso se il regista è un uomo.

A quanto sembra, Keira Knightley vuole proprio mettere una clausola contrattuale, alla quale i registi uomini che vogliono lavorare con lei dovranno sottostare. In sostanza, non potranno farle fare scene di nudo, e ancor meno scene di sesso. L’attrice stessa ha dichiarato: “Capisco che a volte le certe scene e certi personaggi “eccitanti” siano necessari al regista. Ma io mi riferisco a quelle scene di sesso orribili, in cui ci sono corpi unti e quello che noi attori dobbiamo fare è solo grugnire“.

Questo tipo di battaglia contro il male gaze non è cosa nuova nell’universo femminile. È infatti uno dei principali conflitti contro cui le femministe storiche si sono battute, e quello che ora Keira Knightley sta facendo è appoggiare la loro causa, prendendo una posizione decisiva sull’argomento. Ne ha parlato in maniera piuttosto approfondita durante il podcast Chanel Connects, della stessa Maison Chanel. Durante il suo intervento come ospite, Keira Knightley spiega che non si tratta di una questione di pudore, quanto (anche) di vanità. Infatti dice: “In parte è per vanità. E in parte per via dello “sguardo maschile”. Mi da fastidio essere raccontata solo attraverso la fantasia e l’immaginario maschile. Cercare di soddisfarlo, e di dover incarnarlo.”

Keira Knightley

Da qui arriva dunque la seconda parte della clausola imposta dall’attrice: niente scene di sesso girate da uomini, ma sì alle scene di sesso girate da altre donne. In questo modo, infatti, di fronte a una regista donna Keira Knightley riuscirebbe meglio a cogliere e interpretare il suo sguardo e il suo immaginario.

Entrando più nello specifico nell’argomento, il termine male gaze sarebbe stato coniato da Laura Mulvey, critica cinematografica. Dal momento che all’epoca erano praticamente assenti dal settore cinematografico figure femminili tra registe e sceneggiatrici, l’immagine data della donna veniva mostrata solamente tramite gli occhi e l’immaginario maschile. Come la stessa Mulvey diceva: “Ecco perché nelle arti visive come il cinema ma anche in letteratura, le donne sono rappresentate come oggetti sessuali. Voyerismo (il piacere di guardare) a un triplice livello maschile, eterosessuale e dominante: quello del regista, dei protagonisti uomini e dello spettatore. Eccoli i tre sguardi con cui la donna viene raccontata“.

La scelta adottata da Keira Knightley nasce soprattutto dal suo essere madre. È anche per le sue figlie, infatti, che l’attrice ha preso questo posizione così definitiva. Nel corso del podcast aggiunge infatti: “Mi sento a disagio a dover incarnare le fantasie maschili. Ancora di più adesso che sono madre. Il mio corpo ha dato alla luce due bambine e io, che sono anche vanitosa, non mi sento più a mio agio nuda, circondata da un gruppo di uomini. Ma se lo sguardo e l’immaginario saranno quelli di donne come me, allora la clausola non varrà. Anzi sarò felice di raccontare il cambiamento dovuto alla maternità e come devi, faticosamente, prendere coscienza della nuova te stessa. Raccontato da una donna come me, allora sì che sarà vero“.

Un deciso passo in avanti, quindi, per l’attrice della saga di Pirati dei Caraibi. Sarà la scelta più giusta? Voi cosa ne pensate?

Scritto da Elena Di Stasio

Ho studiato presso la Constance Billard School for Girls, e sono stata proprio io a scegliere Blair Waldorf come mia erede in quella scuola. In effetti, era la migliore delle mie tirapiedi.
All'università ho scelto di studiare per un periodo alla NYADA, ed ero l'allieva preferita di Cassandra July! Ma ho scoperto che scrivere e recensire sono le mie vere passioni. Ultimamente ho viaggiato fino a Westeros, e da poco mi sono appassionata ai viaggi nel tempo e nello spazio. Non so dove mi porterà il futuro, ma sarò lieta di tenervi aggiornati, dovunque andrò!

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