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Mr. Robot 4×01 – L’inferno sono gli altri

Mr. Robot

Stanza vuota. Niente finestre, nessuno specchio. La nostra immagine non si riflette. Non siamo soli: accanto abbiamo altre due persone. Una è più impaurita, l’altra più sfrontata. Siamo in tre. Tutti e tre colpevoli. Tutti e tre condannati a un inferno privo di torture fisiche. L’inferno sono gli altri. Anche in Mr Robot.

È questo l’intreccio di “A porte chiuse“, pièce teatrale di Jean-Paul Sartre, citata indirettamente in questa 4×01 di Mr Robot. Quando l’intellettuale francese, nell’opera, afferma che “L’enfer, c’est les autres“, L’inferno sono gli altri, non ha in mente una qualche forma di misoginia. Niente di tutto questo. Per lui è attraverso gli altri e attraverso il giudizio degli altri che il nostro Io si modella, che noi acquistiamo identità. Dagli altri dipende, allora, la nostra dannazione.

Mr. Robot

Io è un altro, avevamo dichiarato nella recensione finale della scorsa stagione di Mr Robot. Elliot è altro da sé, estraniato dal mondo, al mondo estraneo. L’altro, per lui, è sè stesso. In lui convivono anime diverse che si riflettono, si scontrano e, infine, collaborano. Ma non c’è salvezza.

Garcin, Estelle e Inès in “A porte chiuse” sono all’inferno. E in Mr Robot chi lo è?

Condannati a confrontarsi continuamente, a giudicarsi vicendevolmente e velenosamente. E quando si accorgono che la porta della stanza, la porta dell’inferno, è in realtà sempre stata aperta è troppo tardi. Sono ormai irrimediabilmente inviluppati l’uno nell’altro: esistono solo nell’immagine dell’altro, nel loro riflesso. Costretti per l’eternità a un inferno reciproco.

Sartre

Elliot non ha ricomposto la frattura del suo essere. Mr. Robot non ha cessato di vivere in lui ma gli si alterna in una danza ora più sinfonica. Quell’istanza primordiale, quella rabbia coltivata fin dall’infanzia, non lo abbandona mai. “Smettila di sentirti in colpa“, afferma Elliot rivolgendosi a Darlene. Ma è come se parlasse con sé stesso. “Non sono io quella che si sente in colpa“, replica la sorella.

Elliot vive in una stanza.

Una stanza priva di finestre e di specchi. Lui si riflette in un altro: in Mr. Robot. Nel suo personale inferno l’Io, l’Es, e il Super-Io assumono forme familiari, declinazioni diverse di una stessa natura. Sono, come appare nella visione finale, Madre, Padre e Figlio. Le anime di Elliot lo osservano, morente, scambiandosi le colpe. “Era compito tuo controllarlo“, afferma la madre al padre. Afferma il Super-Io, il nostro censore interiore, che si serve dell’Es, di quella pulsione istintuale, per controllare il nostro Io. “Cosa accadrà?“, domanda impaurito il figlio.

Mr. Robot

Un inferno racchiuso in un solo uomo che si scompone, si rifrange in tre nature. Unite da un unico, primordiale desiderio: continuare a vivere. “Non posso morire così“, supplica Elliot. Come i protagonisti di “A porte chiuse”, Elliot è colpevole. “Ho fatto del male a molte persone“, confessa.

È lui stesso a comminare la pena, a guardarsi costantemente con gli occhi di un altro. Di Mr. Robot, di sé bambino, di sua madre. I suoi torturatori, come, in fondo, anche quelli in Sartre, non sono altro che parti di un unico essere. Il senso di colpa insuperabile è il vero boia. L’enfer, c’est les autres.

Sono tutti e tre in una stanza, prigionieri dei propri errori.

Vittime di un inferno la cui unica via d’uscita è preclusa da loro stessi, da quella condanna che si autoinfliggono, dalla colpa che riflettono l’uno sull’altro. Quello stesso inferno in cui sono aggrovigliate Darlene, Angela e l’agente DiPierro. Non c’è salvezza, solo errori. La sorella di Elliot non ha saputo evitare la morte del suo Cisco e quella di Angela. Quest’ultima è caduta vittima del plagio di WhiteRose. DiPierro, infine, vive il peccato della corruzione.

Angela
Easter Egg in Mr. Robot 4×01: un frame intorno al minuto 39 rivela l’immagine di Angela morta

In Mr Robot i personaggi si intrecciano e finisco per riunirsi tutti in un’unica stanza. Si guardano in volto, abbassano gli occhi. La colpa li dilania. La colpa che leggono nello sguardo degli altri e che, inevitabilmente, si riflette su di loro e diventa “loro”. Parti di un unico essere. L’enfer, c’est les autres.

Così è anche per Price, il padre di Angela.

Guardando la figlia, ora strenuamente fedele alla sua ribellione, vede in lei un riverbero della sua colpa. Si volta, Price. Prova a negare a sé stesso i suoi errori. Incolpa Whiterose, ma sa che davanti a lui c’è solo uno sguardo: quello sguardo di Angela che gli ricorderà sempre chi è il vero boia. Che lo condannerà a un inferno senza via d’uscita. L’enfer, c’est les autres.

Mr. Robot

C’è una stanza. In quella stanza c’è Mr. Robot, c’è Elliot. Ci sono Angela, Darlene, DiPierro e Price. Ma ci siamo anche noi, l'”amico” con cui i due protagonisti interagiscono. Quell’inferno è anche il nostro inferno. Il loro sguardo è anche il nostro sguardo che li giudica e ci giudica. Che ci ricorda, inesorabilmente, che siamo tutti colpevoli. E che l’inferno sono gli altri.

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Scritto da Emanuele Di Eugenio

Esteta contemplativo (un modo elegante per dire nullafacente), vive immerso tra libri impolverati e consunti osservando il mondo da una finestra. Che sia quella dello schermo di una tv, di un pc o le pagine di un romanzo russo poco importa.

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