ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler su MobLand, il crime di Guy Ritchie disponibile su Paramount+!!
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MobLand: la terra della mafia. Feroce, efferata, brutale e violenta. Popolata da pazzi criminali, strateghi sanguinari, individui loschi e figure senza scrupoli. Non ci sono regole, in MobLand. L’unica regola è il caos. La serie tv di Guy Ritchie è vorticosa, travolgente, frenetica. La trama è agitata e convulsa come i suoi personaggi, sempre irrequieti, sempre esagitati, sempre famelici. È una serie folle, MobLand. Con scenette assurde, dialoghi da pazzi, cene di famiglia partorite da una mente dissennata. Tutto è caos, tutto è follia.
Il vortice in cui si resta intrappolati è travolgente. Non si ha il tempo di riflettere, di assimilare: un plot twist fagocita l’altro, lo surclassa mettendo altra diavolina sul fuoco. La fiamma viene fuori ardente, impetuosa. Guy Ritchie ha partorito un crime che sa come tenere inchiodato il pubblico allo schermo. Lo ha pompato di adrenalina, conferendogli un ritmo sempre acceso, vivo, forsennato. Lui stesso ne ha diretto i primi episodi, imprimendogli il marchio di serie tv adrenalinica e palpitante. Anthony Byrne (che ha diretto episodi di Peaky Blinders, Nine Perfect Strangers, Non dire niente e Lioness), Daniel Syrkin (Teheran) e Lawrence Gough (Gatecrash, Marù) si sono alternati alla regia della prima stagione.
Tutti registi che masticano bene le tinte fosche del genere, che sanno come dosare pause e colpi di scena. Hanno saputo generare pathos e suspense, con una regia semplice ma acuta, capace di mantenere alto il ritmo.
È stata una corsa forsennata, MobLand. Come la corsa in moto di Tom Hardy che ha bruciato l’asfalto per vincere il tempo e salvare la vita agli Harrigan. Guy Ritchie ha dato una gran bella moto ai suoi piloti. Ma loro non ci sono saliti a bordo solo per dare sfoggio di qualcosa. L’hanno cavalcata con dovizia e attenzione per renderci la corsa piacevole. Lo show disponibile su Paramount+ ha sempre premuto sull’acceleratore. Non è stato però solo un espediente per racimolare audience con intrattenimento a buon mercato. Quella di MobLand è una corsa studiata, una follia razionale.
Non è un semplice susseguirsi di eventi spiazzanti con il fine di incastrare il pubblico e costringerlo a guardare. Ogni passo, anche quello più scriteriato, è studiato, ha uno scopo. Si incastra con altri elementi della trama, non è mai fine a se stesso. La prima scena è un biglietto da visita molto esplicativo: una riunione segreta tra gangster che si dividono il mercato si trasforma all’improvviso in una sparatoria con morti ammazzati e contratti da riscrivere. Ma è tutta la prima stagione a essere così (la seconda arriverà a breve). Il mondo criminale londinese è un posto da pazzi. Non ha nulla a che fare con l’eleganza della capitale e dei suoi quartieri più in. È sporco e cespuglioso, galleggia in acque melmose ed è dominato da criminali assetati di potere.
Lo scenario è quello di una serie tv sui gangster che si fanno la guerra. Non ci sono regole o comunque nessuno ha veramente intenzione di rispettarle.
Sangue chiama sangue, a ogni torto ne segue un altro, in una spirale di sangue infinita. Il figlio degli Stevenson sparisce e subito innesca un meccanismo di vendetta per cui qualcun altro deve pagare. MobLand non ti dà il tempo di ragionare. È una partita a scacchi – le metafore in proposito fioccano – ma privata della calma che per natura accompagna le interminabili partite a scacchi. Questa serie muove invece una mossa dopo l’altra, lasciando allo spettatore poco tempo per riflettere. È caotica, ma mai veramente confusionaria. Tutti i pezzi sono legati tra loro, niente viene lasciato al caso.
Il fatto che i personaggi della storia siano figure così irascibili, volubili e umorali non fa altro che aumentare il senso di frenesia del prodotto. I protagonisti di MobLand sono imprevedibili: lo spettatore è in uno stato di costante agitazione perché non sa mai come andrà a finire. Helen Mirren è magnifica. La sua performance oscilla sempre tra l’istinto machiavellico e lo squilibrio totale. Riesce a interpretare più parti, a ingannare nemici, amici e persone care. In una scena appare controllata e cinica, un attimo dopo è in preda a una furia incontrollabile.
Tanti risvolti importanti della trama di MobLand hanno avuto al centro le macchinazioni del suo personaggio.
Ha tramato alle spalle della famiglia, ha incanalato trattative private con il nemico, ha difeso a modo suo il nome degli Harrigan e si è riservata il diritto di scegliere chi vive e chi muore. Ma neanche Pierce Brosnan ha scherzato. Conrad Harrigan è sembrato più di qualche volta un personaggio fuori controllo. In questa prima stagione di MobLand si è passati dalla diplomazia alla guerra aperta in un attimo. Il cast è tra gli elementi che sono stati elogiati di più di questo show. Nomi pesanti che avevano subito destato l’interesse del pubblico e che hanno alzato notevolmente le aspettative di noi spettatori. Helen Mirren, Pierce Brosnan, Tom Hardy e Paddy Considine sono dei fuoriclasse chiamati a dar vita a personaggi particolari, pieni di frustrazioni e rabbia repressa, mossi da ambizioni e desideri diversi, ma mai statici, mai immobili.
Costruire la trama con questi personaggi a disposizione è una sfida che a Guy Ritchie è riuscita alla perfezione. L’instabilità e l’irrequietezza dei protagonisti si riflettono sulla trama, che quindi diventa nervosa, agitata, imprevedibile. MobLand tiene sempre il piede sull’acceleratore, non conosce momenti di stasi. Un ritmo così alto, una trama così fitta di plot twist, non sono necessariamente una garanzia di intrattenimento. Ci sono serie tv che abbondano con colpi di scena e sequenze spiazzanti per il semplice gusto di sbalordire lo spettatore. In MobLand non si tratta quasi mai di questo. I plot twist non sono fini a se stessi, sono legati alla gestione della storia in generale e fanno da collante per le sottotrame.
Viene il mal di testa a seguire i movimenti di Tom Hardy: ora viene mandato a parlamentare con Richie Stevenson, ora viene spedito ad Anversa per salvare la pelle a Brendan e Seraphina. Un momento è a caccia della talpa della famiglia, il momento dopo deve ripulire i casini di Eddie.
Il tutto mentre la guerra procede a tappe serrate, impegnando tutte le sue energie. Poi ci sono i traffici misteriosi di Bella, l’agente infiltrato in casa di Harry che fa amicizia con sua moglie, i fantasmi del passato di Kevin, il fentanyl, Kat McAllister. Non c’è un momento di stasi in MobLand. C’è sempre un filo da seguire, un personaggio che si mette nei casini, un problema da risolvere per Harry Da Souza. I dialoghi sono fitti, pieni di contenuti e sottintesi. Ogni volta che due personaggi si incontrano in una stanza lo spettatore freme perché sa che potrebbe accadere qualcosa da un momento all’altro.
Si esce sfiniti dalla visione di MobLand. La serie ha un ritmo spasmodico, è frizzante, vivace, eccitante. L’episodio finale è un susseguirsi di risvolti importanti che aprono le porte alla seconda stagione. Un trampolino da cui lanciarsi per immergersi in un nuovo scombinato vortice. L’abbiamo messa al secondo posto nella classifica delle migliori serie tv di luglio. E lo stesso avevamo fatto il mese pecedente. La creazione di Guy Ritchie è una piacevole sorpresa. Credevamo che a impreziosire il prodotto potessero essere solo i membri del cast – grandiosi -, invece è l’intera costruzione della serie ad aver fatto centro.










