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Marianne è un tripudio di terrore

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If you’re one of those sickos – like me – who enjoys being scared, Marianne (Netflix) will do the job. There are glints of humor that give it (…) a Stephen King vibe

Se rientri tra i folli – come me – che amano essere spaventati, Marianne (Netflix) fa al caso tuo. Ci sono frammenti di umorismo che trasmettono (…) un’atmosfera alla Stephen King

Ci volevano davvero i francesi per terrorizzare il re dell’horror Stephen King? Ok, è vero, non siamo abituati a vedere scomodati i topoi del cinema d’oltreoceano per le produzioni europee, ma poco importa. Marianne è un prodotto che fa il suo dovere: spaventare.

Se siete fan del genere horror Marianne saprà incollarvi allo schermo anche quando gli escamotage narrativi vi daranno l’impressione di “già visto”, quasi inevitabile quando lo scopo è far saltare dalla sedia. Eppure Marianne, ideata e sceneggiata da Samuel Bodin e Quoc Dang Tran, riesce in qualche modo a prendere gli aspetti migliori de Il seme della follia di John Carpenter, L’evocazione (The Conjuring), Nightmare, L’Esorcista e la Misery del succitato Stephen King per immergerli nel gigantesco calderone cinematografico delle streghe. Ma i francesi si sa, sono campanilisti. E allora via Salem e dentro Elden, villaggio di pescatori sito in luogo non meglio precisato della Bretagna più remota.

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La protagonista della serie è Emma Larsimon (Victoire Du Bois), scrittrice che esplode con una serie di romanzi horror in cui Lizzie Larck, eroina protagonista della saga, si trova ad affrontare la strega Marianne. Come in Misery è evidente fin da subito che la scrittrice si sente prigioniera della sua stessa invenzione letteraria e che il romanzo di cui sta firmando copie sarà sicuramente l’ultimo horror con protagonista la strega. Tra i fan delusi, una tra tutti irrompe durante la presentazione del suo ultimo libro e si scopre essere Caroline Daugeron (Aurore Broutin), amica d’infanzia della scrittrice, che insiste veementemente affinché Emma ricominci a scrivere di Marianne. Caroline ha raggiunto Emma a Parigi da Elden, il paesino di infanzia della protagonista, perché la madre, la signora Daugeron (interpretata da una terrificante Mireille Herbstmeyer) sembra essere impazzita proprio a causa della sua decisione di interrompere la saga.

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Quella della madre di Caroline Daugeron non appare come pazzia in senso stretto ma si mostra fin da subito per quello che realmente è: una vera e propria possessione demoniaca della strega Marianne in pieno stile Friedkiniano, ma senza i pesanti rimandi alla tradizione cinematografica degli esorcismi cattolici.

Caroline si impiccherà nel bel mezzo dell’evento della scrittrice, scatenando il panico tra gli astanti e convincendo Emma ad affrontare la strega Marianne, Elden e il suo passato. Tra jumpscare e flashback vengono spiegate le ragioni della evidente possessione demoniaca della signora Daugeron, per gran parte della stagione volto rivoltante della strega Marianne, da sempre negli incubi di Emma. Scopriremo che la strega è una presenza che trascende la figura della signora Daugeron e che la sua presenza è il tormento dell’intero villaggio di Elden, compresi i genitori di Emma.

La scrittrice tornerà nella sua città natale per affrontare la strega e con lei i demoni del suo passato. Accompagnata dalla fidata assistente, Camille (Lucie Boujenah), Emma incontrerà gli amici che catalizzeranno i ricordi terrificanti e aiuteranno Emma a capire perché Marianne non possa fare a meno che Emma torni a scrivere di lei. Man mano che la stagione avanza, diventa sempre più chiaro che il rapporto tra la strega Marianne ed Emma è radicato nell’adolescenza della ragazza e che l’entità maligna è molto altro rispetto alla figura della signora Daugeron, nemesi visiva della protagonista, non a caso scelta per rappresentare il male nel trailer e nelle immagini della serie. Ma bisogna ammetterlo: non è solo la pazzia della signora ad averci fatto saltare dalla sedia, ma proprio la signora Daugeron si staglia sullo schermo come la migliore incarnazione del male che si possa trovare in film o serie horror dell’ultimo decennio! Gli occhi dell’attrice sono qualcosa di estremamente raccapricciante e non è sicuramente un caso che il pegno per la liberazione della signora dalla strega siano proprio i suoi occhi. Notevole ma comunque meno incisivo il personaggio interpretato di Emma che, pur sapendo portare avanti con dignità il suo ruolo da protagonista, non regge minimamente il ruolo da contraltare della signora Daugeron.

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Feticci stregati, splatter fatto e distribuito bene, una vena di humor nero e la storia, mai banale malgrado i temi inflazionati rendono Marianne un prodotto godibile. La follia giustificata dalla possessione è un mostro normale, inquietante proprio perché quasi credibile come un documentario su padre Amorth.

L’effetto aaargh! lo fa anche la fotografia cupa e fredda della cittadina di Elden dove la nostalgia si fonde con i sensi di colpa della protagonista e le immagini dei paesaggi muoiono colpite da un filo di luce che riesce ad attraversare il cielo, sempre plumbeo come nella migliore tradizione horror. Inopportuno svelare il finale per lasciarvi godere degli 8 episodi che compongono la prima stagione, ma vi basti sapere che gli sceneggiatori hanno lasciato aperta una strada per la seconda – nel caso Netflix decidesse, come spesso accade, di finanziare una seconda stagione – sperando che siano in grado di proporci un degno seguito, compito oggettivamente difficile. Pare però che il colosso dello streaming abbia già deciso di interrompere la produzione di un seguito per Marianne, tra le proteste dei fan che avrebbero voluto un finale “definitivo”.

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