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Le Ragazze del Centralino, la recensione della stagione 5B

le ragazze del centralino

ATTENZIONE: Quest’articolo contiene SPOILER sulla stagione 5B de Le Ragazze del Centralino.

Qui è iniziata la nostra storia e qui finisce” dice Lidia Aguilar, rompendo la quarta parete, e poi la scena sfuma lentamente, con le ragazze del centralino finalmente riunite che sono pronte a iniziare una nuova, eterna, giornata di lavoro.

Pochi giorni fa si è conclusa la serie spagnola Le Ragazze del Centralino, in onda su Netflix dal 2017. La prima parte di quest’ultima stagione è uscita a febbraio (qui potete trovare la nostra recensione) e si è consumata sullo sfondo della guerra civile spagnola. Nella seconda parte del finale, invece, abbiamo fatto un salto in avanti di sette mesi: la guerra è finita e il caudillo Francisco Franco ha instaurato il suo regime dittatoriale.

La vita sotto l’egida del regime franchista non è più semplice rispetto a quella squarciata dall’insicurezza della guerra. Pablo e Julio sono costretti a nascondersi, perché ricercati in quanto oppositori. Óscar deve continuare a vestire i panni di Sara per la sua incolumità e Lidia è ancora rinchiusa nel campo guidato dalla perfidia di Doña Carmen.

Le Ragazze del Centralino

Nelle stagioni passate de Le Ragazze del Centralino la storia era solamente uno sfondo sul quale si susseguivano le vicende personali dei protagonisti, che si muovevano nei ruggenti anni ’20 tra triangoli amorosi e intrighi, tra la comparsa di personaggi inaspettati ed eventi al di là del loro controllo.

In quest’ultima stagione, e in particolare in questa seconda parte, invece, la storia diventa la vera protagonista.

La sopravvivenza, la lotta per i diritti umani, temi non estranei alle stagioni precedenti della serie, diventano la colonna portante del racconto che non si preoccupa più come prima di voltafaccia e questioni personali, ma è mosso da ideali più alti: le ragazze del centralino, con l’aiuto di Pablo e Francisco, organizzano la fuga di tutte le donne rinchiuse nel campo di rieducazione.

Come nella prima parte di stagione viene dipinto un quadro di cosa significava vivere nella Spagna franchista. La caccia agli oppositori è perfettamente rappresentata dal tradimento di Isidro, che porta alla morte di Julio e all’arresto di Marga. E anche la vita nel campo di rieducazione è un triste e doloroso spaccato di cosa voleva dire essere dei dissidenti in un regime dittatoriale.

È proprio intorno al campo che gira gran parte della narrazione.

Prima seguiamo l’incarcerazione di Lidia e la tirannia di Carmen, che non si lascia scappare l’occasione di tormentarla. Poi quella di Marga, Carlota e Óscar, queste ultime arrestate per punire Lidia dopo la sua evasione. Doña Carmen, ricomparsa sul finale della prima metà di stagione, torna esattamente uguale a prima: vendicativa e crudele. Ma anche per lei arriva una forma di redenzione che ricalca la fine del figlio Carlos. Dopo la morte dei figli, aiuta le ragazze del centralino a organizzare la fuga delle detenute e poi si suicida per riunirsi a loro.

Le Ragazze del Centralino

La fuga riesce, anche grazie all’aiuto di una cantante argentina, ma il cammino verso il treno che porterà i protagonisti alla salvezza, in Francia, non è privo di ostacoli. E per superarli Lidia, Marga, Carlota e Óscar decidono di sacrificarsi: per i bambini, per un futuro migliore. Le ragazze del centralino chiudono così il cerchio della loro vita ergendosi maestose e fiere di fronte ai fucili della polizia, vittoriose perché il loro sacrificio non sarà vano. Hanno già vinto.

Il finale è la parte più bella de Le Ragazze del Centralino.

La lotta continua delle protagoniste, che inizia in sordina allo scopo di ritagliarsi un posto in un mondo di uomini, si conclude a gran voce con il sapore dolce-amaro del sacrificio. Un finale triste, ma realistico e per questo perfetto. L’unica pecca è stata la messa in scena di questa conclusione, forzata dal punto di vista coreografico: si sente che gli autori hanno calcato un po’ la mano per far finire le ragazze proprio lì, su quel binario, con il treno troppo lontano davanti e i fucili troppo vicini dietro.

Il treno poteva aspettare qualche secondo, le ragazze potevano scappare tra gli edifici, per ripararsi meglio dai colpi di pistola. Un po’ poco credibile anche che non siano state uccise mentre cercavano di raggiungere il treno: i poliziotti erano sufficientemente vicini per prendere bene la mira e la via era totalmente sgombra. Ovviamente non era quello il momento per morire, ma per un finale così d’impatto, che corona alla perfezione la serie, si poteva fare di meglio.

Le lasciamo che accettano la morte a braccia aperte e le ritroviamo con Ángeles alla Compagnia dei telefoni, per finire dove tutto è iniziato e chiudere il cerchio della storia. Una storia fatta di intrighi e dissapori, ma più di tutto di amicizia e di battaglie. Le Ragazze del Centralino è una serie che ha avuto abbastanza successo (come testimonia la classifica delle serie più viste a febbraio) e che ci lascia in grande stile.

Le ragazze del centralino muoiono insieme, ma la morte non è una sconfitta, è la vittoria della guerra che hanno combattuto insieme fin dall’inizio.

LEGGI ANCHE – Le Ragazze del Centralino: quando le donne si ribellano.

Written by Elisa Frassinelli

Vivo in bilico tra libri, università e serie tv. Nel tempo libero cerco di avere una vita sociale e non diventare schiava del mio gatto (fallendo, ovviamente). Un altro dei miei passatempi preferiti è cercare di non implodere quando ho appena finito una stagione ma ho solo me stessa con cui parlarne.

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