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Marshals: A Yellowstone Story 1×09 – Dove vuole andare a parare questa stagione?

Marshals

Attenzione: questo articolo contiene spoiler su Marshals: A Yellowstone Story.

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Il nono episodio di Marshals: A Yellowstone Story si muove esattamente dove ci aspettavamo: non tanto in avanti, quanto in chiusura (in streaming su Paramount+). È una puntata che raccoglie ciò che era stato seminato la settimana precedente e lo porta a una conclusione parziale, lasciando però la sensazione, ormai familiare, di una narrazione che procede per strattoni, più che per reale progressione. La missione di salvataggio di Andrea è il cuore dell’episodio, ma non riesce mai davvero a imporsi come un vero centro gravitazionale. Tutto sembra ruotarle attorno, eppure la tensione si disperde continuamente tra le linee narrative dei personaggi, come se la serie non riuscisse a scegliere cosa vuole essere fino in fondo: un procedural ad alta tensione o un dramma corale fatto di traumi irrisolti. Il risultato, ancora una volta, è un equilibrio instabile.

Calvin, in questo senso, è forse il personaggio che più incarna questa ambivalenza. Il suo senso di colpa per il rapimento di Andrea è tangibile, quasi soffocante, e trova una giustificazione concreta nel fatto di averla lasciata sola per andare dal medico per un misterioso problema di salute. Marshals: A Yellowstone Story continua a trattenere questa informazione, costruendo attorno a Calvin una tensione silenziosa che promette una rivelazione imminente. Il problema è che ci stiamo avvicinando alla conclusione della serie, e i misteri rimasti aperti non generano più curiosità, ma una certa impazienza. Anche se ormai si è intuito chiaramente che Cal sta combattendo qualcosa più grande di lui, ma il continuo rimandare rischia di svuotare il peso emotivo della rivelazione finale.


Parallelamente, Kayce porta avanti un conflitto diverso ma altrettando significativo.

Marshals tra le serie tv in arrivo
Credits: Paramount

Il senso di colpa che prova nei confronti della faida con Randall Clegg è meno esplicito, ma profondamente radicato. Qui Marshals: A Yellowstone Story tocca uno dei suoi temi più interessanti: il peso delle eredità familiari e delle scelte passate. Tuttavia, anche in questo caso, tutto resta in superficie. Kayce riflette e lascia intravedere alcune crepe, ma è un personaggio che raramente si apre davvero. Ed è proprio qui emerge uno dei limiti più evidenti di questa stagione: il continuo riferimento al passato militare dei protagonisti, senza mai mostrarlo. La loro esperienza come Navy SEALs in Afghanistan viene evocata come una ferita costante, una presenza invisibile che condiziona ogni loro decisione. Eppure, resta sempre fuori campo. Non si tratta necessariamente di voler vedere l’azione o la guerra in sé, ma di dare consistenza a quel traume e a quei continui riferimenti.

Un flashback, anche breve, avrebbe potuto trasformare un elemento narrativo ripetuto quasi meccanicamente in qualcosa di realmente incisivo e più avvincente. Così com’è, invece, rischia di diventare una scorciatoia: un modo per giustificare comportamenti senza approfondirli davvero. L’introduzione (o meglio, il ritorno) di Garrett si inserisce perfettamente in questa dinamica. È un personaggio instabile, imprevedibile, e proprio per questo potenzialmente interessante. La decisione di Kayce di coinvolgerlo nella missione, nonostante tutto, è coerente con il contesto: quando la posta in gioco è così alta, l’esperienza può diventare più importante dell’equilibrio mentale. Tuttavia, anche qui la serie si limita a suggerire senza affondare il colpo.

E poi c’è Andrea. Paradossalmente, è proprio lei a regalare il momento più riuscito dell’episodio.

Credits: Paramount+

Il suo tentativo di fuga è costruito con una tensione concreta, immediata, che non ha bisogno di sottotesti o rimandi per funzionare. In quei minuti, Marshals: A Yellowstone Story sembra finalmente ricordarsi di cosa è capace. È un procedural, sì, ma quando vuole sa essere anche coinvolgente, diretto, efficace. Peccato che questa intensità resti confinata a una porzione limitata della puntata. Per il resto, si torna rapidamente a una struttura frammentata, fatta di dialoghi che accennano più di quanto dicano e di dinamiche che sembrano sempre sul punto di evolversi, senza però compiere mai il passo decisivo. Il finale dell’episodio prova a tirare le fila, almeno sul piano emotivo. Il confronto tra Cal e Andrea è uno dei momenti più sinceri, e allo stesso modo, l’apertura tra Cal e Garrett introduce una possibilità di riconciliazione che affonda le radici in un dolore condiviso, quello della perdita di un compagno SEAL.


Arrivati a questo punto, è inevitabile guardare agli ultimi episodi con aspettative contrastanti. Da un lato, c’è la speranza che la stagione riesca finalmente a dare forma a ciò che finora è rimasto solo accennato: i segreti di Cal, il passato condiviso dei protagonisti, le tensioni interne alla squadra. Dall’altro, però, c’è il timore che tutto venga risolto in modo affrettato, senza il tempo necessario per dare peso alle rivelazioni. Questo nono episodio, in fondo, è lo specchio perfetto di Marshals: A Yellowstone Story: una serie che ha intuizioni interessanti, personaggi con un potenziale evidente e momenti di grande efficacia, ma che fatica a trovare una direzione chiara e costante. Quando funziona, lo fa davvero bene. Ma troppo spesso si perde lungo la strada, lasciando allo spettatore la sensazione di qualcosa che avrebbe potuto essere molto di più.