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Le 5 trashate più ridicole dell’ultima stagione de La Casa de Papel

la casa de papel

E’ successo. E’ successo davvero: La Casa de Papel è finita. FINITA. Ma non come in quei meme che in questi anni hanno adornato le nostre bacheche in cui, potendo esaudire qualsiasi desiderio del mondo, l’unica cosa che davvero ci interessava era che La Casa de Papel venisse cancellata dalla faccia della terra. Questa volta è tutto vero.

Devo ammetterlo: il solo pensiero che tutti gli haters de La Casa de Papel dal 3 dicembre possano fare finalmente sogni tranquilli sinceramente mi rincuora. Se ci pensate, il disappunto scaturito da un prodotto come La Casa de Papel, per alcune frange del pubblico, poteva delinearsi come motivo fondante per la creazione di un nuovo partito politico: Serialisti contro La Casa di Carta. E già li immagino gli slogan: ‘che se ne tornino a casa loro’, o un più nazional popolare e sempre valido ‘siamo stanchi!’, urlato, sbraitato, fino all’ultimo fiato. Questo, signore e signori è stata per molti La Casa de Papel. Ma cosa accadrà ora che tutto questo svanirà? Quale sarà il prossimo nemico da abbattere? Ma soprattutto: ci saranno ancora le forze per provare un così forte livore?

La Casa de Papel ci ha fatto a pezzi, ammettiamolo. Di noi si è presa tutto: la mente, che ha fatto vaneggiare e il cuore, che ha spezzato e ricucito a suon di pinzatrice da ufficio. Ma potremmo mai voltarci indietro e non riconoscere alla serie spagnola il primato del trash europeo, se non mondiale? Ragazzi, facciamo i seri: assolutamente no. Che il trash sia il tuo migliore amico o il caldo abbraccio dal quale con tutte le forze cerchi di fuggire, non c’è alcun dubbio sul fatto che la serie tv dei record abbia totalizzato il massimo punteggio anche in questo campo. Ma dico, ve lo ricordate il discorso assennato di Denver in cui paragonò Tokyo a una Maserati? E il parto di Alicia Serra? E cosa dire invece dell’entrata trionfale di Tokyo nella zecca di stato in sella alla sua moto? Le laconiche citazioni di Marsiglia, il karaoke di Berlino e quante ancora ce ne sarebbero da ricordare. Ma è finita, è finita davvero, e ora non ci rimane che assaporare gli ultimi colpi di coda con i quali La Casa de Papel ha voluto deliziarci in questi cinque episodi conclusivi. Riviviamoli assieme, perché purtroppo sarà l’ultima volta.

1) In fuga (col parto)

La Casa de Papel

Vi ricordate Rambo? Ecco, Sylvester Stallone può fare sogni tranquilli: c’è un nuovo sceriffo in città e il suo nome è Alicia Sierra. Indomita, loca ma soprattutto immortale, Sierra come il protagonista della celebre saga cinematografica è in grado di sopravvivere a qualsiasi cosa e di rimettersi in sesto dopo un parto naturale in meno di una manciata di minuti. Un attimo prima la vedevamo distesa, pronta a celebrare lo spettacolo della vita a suon di ‘questo bambino adora il rischio, figlio di pu****a’, e un attimo dopo la vediamo rubare un auto e sfrecciare verso non si sa bene cosa. Non sono un medico, non sono una ginecologa e nemmeno una doula, ma qualcosa mi dice che correre all’impazzata a destra e a manca dopo aver partorito naturalmente in assenza di medici e dispositivi sanitari potrebbe non essere la migliore delle idee. Non so se alle scuole medie vi abbiano mai fatto vedere lo spettacolo della vita con telecamera frontale in uno di quei televisori dell’anteguerra che svogliatamente qualche insegnante portava in classe quando gli veniva imposto di svolgere l’ora di educazione sessuale, ma ecco, se siete stati uno di quegli alunni in prima fila, se siete genitori o se avete una minima infarinatura di come funzioni il parto, potete ben capire che dalla cintura in giù c’è tutto fuorché il carnevale di Rio che Alicia Sierra vuole far passare mentre senza alcuna remora scala un palazzo insieme al Professore o spara da un auto in corsa.

Io non faccio la pazza, io sono pazza

cit. Alicia Sierra in preda a deliri di onnipotenza

Ali, ti crediamo. Non c’era neanche bisogno di dirlo.

2) A fata’!

la casa de papel

Ci troviamo su quella che immagino sia una piattaforma petrolifera. L’ambiente più maschio che si sia mai visto sulla terra dopo la miniera. Qui, uomini forzuti si guadagnano duramente da vivere, ma soprattutto si vestono come fossero in settimana bianca a Courmayeur e in un attimo, mentre Berlino e il fido Marsiglia scendono dall’elicottero parte Courmayeur di Myss Keta:

Tutto l’anno a Courmayeur
Sto sognando a Courmayeur
Sono in giro a Courmayeur
Courmayeur, Courmayeur
Spendo soldi a Courmayeur
Il mio cuore a Courmayeur
Respirando Courmayeur
Courmayeur, Courmayeur

Di opulente pellicciotto vestito qui Berlino incontra per la prima volta Bogotà il cui primo scambio è sinonimo solo della grande amicizia che verrà:

Berlino: Venti anni a lavorare e adesso vuoi fare il ladro. Con queste mani così rozze.

Bogotà: Le tue sono così morbide che credo mi ci farò una s*ga

B-Bogotà…cosa…vabbè. Non commentiamo. Come suggerisce Marsiglia, meglio stare zitti se non si vuole finire come cormorani.

3) Escape Room: Level bagagliaio

L’abbiamo visto tutti vero? Non me lo sono sognata. Il Professore è davvero riuscito a evadere da un bagagliaio con la sola forza dei suoi denti? Mani legate, bocca imbavagliata, ma nonostante tutto, con le sole falangi a disposizione il Professore riesce a fare un numero di magia alla David Copperfield e in men che non si dica lo vediamo fuori dalla macchina, indenne. Come un serpente, dal bagagliaio il Professore raggiunge i sedili posteriori, e poi quelli anteriori e poi ancora la portiera dalla quale con i polsi ancora legati e il piede dolorante riesce a uscire dalla vettura per dirigersi nel palazzo di Tamayo e farla franca, ancora una surreale volta, dalla polizia che a soli un paio di metri da lui, ora come altre volte ancora non lo vede. Semplicemente non lo vede e tira dritto senza curarsi della sua presenza. Dicono che per mordere un dito serva la stessa forza che usiamo per mordere una carota, ma per prendere a morsi fino a disfare e sfondare un bagagliaio intero invece? Che paragoni hanno in serbo le più autorevoli riviste scientifiche del nostro tempo?

4) Un movimento sexy

Ci troviamo nella seconda puntata dell’ultimo capitolo de La Casa de Papel quando Berlino e il Professore ci regalano l’ennesimo picco di trash di questa stagione conclusiva. I due fratelli stanno ballando sulle note di Guantanamera, da soli, ubriachi, non si sa bene per quale esatto motivo, quando a un certo punto Berlino, come il più astuto dei mandrilloni chiama a sé il timido Professore ‘Hey, vieni qui’. Sergio si avvicina con goffo passo di danza ma non appena è tanto vicino da sfiorare il fratello quest’ultimo gli cinge il fianco e bacino contro bacino, guancia a guancia dà il via a un ballo sensuale in grado di fare ingelosire il più pacato dei Palermo che, fortunatamente non può assistere al consumarsi del tradimento. Perché questi stanno sempre a ballà? E perché ogni volta riescono a farci sentire i terzi incomodi di cui nessuno vorrebbe attorniarsi? Non possiamo però parlare di ballo senza menzionare il consumatissimo passo a due tra Berlino e Palermo che, ciliegina sulla torta si conclude con fiumi di champagne schizzati sulle camicie, sulle bocche e sui volti: senza ombra di dubbio, un ballo che riesce a superare il sex appeal del balletto muto di Tokyo ma che, anche in questo frangente, ai fini della trama non fa altro che saziare la nostra impagabile voglia di nonsense.

5) Letter to Pompa norvegese

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Bogotà ci ha insegnato che in caso di tradimento non bisogna mai ammettere le proprie colpe. Palermo invece, nella 5×07 ci insegna che se un oggetto non funziona basta sussurrargli dolci parole all’orecchio per far si che tutto si automatizzi come desideriamo. Perché non ci abbiamo mai pensato prima, perché!

Non di solo numeri e calcoli vive la scienza Benjamin, ci vuole anche un po’ di fede. E anche un po’ di amore.

La caffettiera non fa uscire il caffè? – ‘Sei bellissima, il tuo design mi fa impazzire e poi come fai il caffè tu non lo prendo neanche al bar. Ti ricordi tutti gli hangover passati insieme? Le risate, i pianti, le ore di studio poi. Con te ho condiviso davvero tutto, ma per favore, ora fai uscire questo caffè perché tra 15 minuti mi parte il bus e non ho più tempo. Fammi questo piacere mia cara, ti prego, per l’amor di Dio, per favore mia adorata, andiamo! Andiamo, puoi farcela! Andiamo!’

Sta uscendo! Sta uscendo l’oro!

E se non ne avete ancora abbastanza di trash, beccatevi pure le nostre Pagelle dell’ultima stagione.

Scritto da Claudia Balmamori

Ho finito Netflix.

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