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Che diavolo ci fa Berlino nella terza parte di La Casa de Papel?

La Casa de Papel sta per tornare, manca meno di un mese all’uscita della terza parte di una delle serie tv che ha fatto scoprire al mondo quanto sia efficace e globalizzante Netflix. Sì, perché prima che la produzione Antena 3 venisse scoperta dalla piattaforma di streaming nessuno se la filava. Invece, grazie proprio a Netflix, La Casa de Papel è diventato un fenomeno mondiale che ha coinvolto milioni di spettatori. Le ragioni sono numerose: azione, amore, colpi di scena e quella famosa teoria del Camerun. Ovvero che in una partita di pallone tra Brasile e Camerun tutti tiferemmo per la squadra africana. Questo ha fatto sì che non solo la popolazione fittizia della serie venisse coinvolta, ma che la quarta parete crollasse e tutti noi empatizzassimo con i protagonisti della serie tv e con la serie stessa. Questo forse è il segreto del successo di La Casa de Papel.

Tra questi personaggi, ce n’è uno che ha riscosso amore incondizionato e empatia universale. Uno che è riuscito a farsi ricordare e che è diventato il vero protagonista della storia. Parliamo di un uomo burbero ed elegante, maschilista e donnaiolo, educato e duro. Parliamo di Berlino. Colui che nella vita di tutti i giorni si fa chiamare Pedro Alonso è riuscito a stregare il pubblico con la sua grandissima interpretazione e ha reso storico e indimenticabile il suo personaggio ne La Casa de Papel (lo raccontiamo con una canzone immortale di David Bowie in questo articolo). Ma oggi, vista l’imminente uscita della serie tv, vogliamo chiederci una cosa.

Cosa farà Berlino ne La Casa de Papel 3?

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Nessuno sa la risposta, ma possiamo provare a immaginare il suo ruolo. L’unica certezza che abbiamo è il fatto che Berlino sia uno dei capisaldi della serie tv e che la sua assenza nella terza parte avrebbe pesato tanto. In più La Casa de Papel era nata come serie antologica e quindi non erano previsti sequel. Proprio per questo si è conclusa con la morte di uno dei protagonisti cardine. Il ritorno di Berlino rischia di essere forzato? Rischia di essere solo un ritorno per racimolare qualche spettatore in più? Forse. Ma non è il momento di fare analisi e di fare processi alle intenzioni.

Quello che sappiamo fino a questo momento è che Berlino è stato protagonista delle scene girate in Italia, precisamente a Firenze. La conferma ci viene data anche dall’ultimo trailer in cui, nel finale, vediamo il Professore camminare tra i vicoli della città toscana. Poi l’inquadratura si allarga e la bellissima Cattedrale di Santa Maria del Fiore si staglia davanti a noi maestosa e imponente. Davanti a essa un galantuomo col cappello. “Andrès”, chiama il Professore, e Berlino si gira sorridente. Questo è bastato per mandare in visibilio i fan de La Casa de Papel. Ma che ruolo avrà? Ci sono varie opzioni.

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Un flashback

Questa sembra essere l’opzione più accreditata e meno forzata. Il flashback potrebbe riguardare un momento precedente il colpo alla Zecca di Stato. Si potrebbe trattare del momento in cui il Professore incontra di nuovo Berlino dopo anni di latitanze, furti e malattia. I due fratellastri potrebbero raccontarsi la vita, potremmo vedere un lato sconosciuto del burbero Berlino. Un’idea che ci piace e che ci farebbe conoscere la parte oscura della luna chiamata Andrès de Fonollosa, un’idea che eviterebbe inutili resurrezioni. Proprio di questo parleremo infatti nel prossimo paragrafo.

Berlino non è morto

Lasciatecelo dire: una resurrezione di Berlino sarebbe alquanto no-sense. Non tanto dal punto di vista emotivo, visto che anche se la cosa stridesse, noi amanti del personaggio gioiremmo. Quanto dal punto di vista della trama stessa. Abbiamo visto Berlino morente e crivellato di proiettili, con una malattia degenerativa che gli lasciava solo pochi mesi di vita. Sarebbe quindi molto difficile e molto “sciocco” mettere in atto la resurrezione del compagno. Vero è che le logiche dietro le quali si muovono le case produttrici sono quelle che tendono a inseguire il guadagno facile, spesso anche a discapito della qualità. Quindi non ci sentiamo di escludere l’ipotesi, ma sarebbe una grande delusione.

Un sogno del Professore

Questa è l’idea che più ci piace. Non quella più sensata, non quella più fattibile e immaginabile, ma quella più romantica. Fabrizio De André cantava: “Un sogno, fu un sogno, ma non durò poco”, raccontando di come un uomo sin da piccolo avesse scelto di fare il dottore. Noi, profani fruitori di serie tv come La Casa de Papel, ci accontenteremmo anche di dieci minuti di Berlino, non di una vita intera. Per questo vogliamo viaggiare con la fantasia e sognare anche noi, come potrebbe fare il Professore. Magari Berlino potrebbe suggerirgli un’idea, oppure fargli coraggio in un momento difficile. Sarebbe bello tornare a vedere Don Andrès, con quella faccia da duro, che consiglia il fratellino. Sarebbe bello vedere quegli onirici attimi di dolcezza. Del resto loro due sono la Resistenza, non dimenticatelo mai.

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