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5 cose de La Casa de Papel che ci mancheranno da morire (o forse no?)

Ebbene sì, La Casa de Papel si è congedata dai nostri schermi ma sicuramente non dalla nostra memoria, dal momento che ha rappresentato uno dei fenomeni seriali (e mediatici) più potenti di questi ultimi anni: un scarica di adrenalina allo stato puro che ha toccato punte di trash ineccepibili in certi momenti e, in altri, ha saputo strapparci sorrisi e qualche occhietto lucido. Per fortuna, le peripezie dei nostri amati rapinatori dalle tute rosse e la maschera di Dalì hanno avuto un lieto fine: tutti (o quasi) a casa sani e salvi, con un mucchio di soldi e senza passare per la galera. In questi anni abbiamo assistito a sequenze folli, rivelazioni scioccanti, dialoghi no sense e storie d’amore melense, eppure La Casa de Papel ci ha tenuti incollati e sulle spine fino al suo ultimo capitolo.

Quando una storia così coinvolgente e, soprattutto, nota al grande pubblico si conclude c’è sempre un sentimento di malinconia che ci accompagna durante la visione dell’ultimo episodio: un po’ ci eravamo abituati a questi personaggi folli che durante infinite e assurde rapide vivevano al limite ma trovavano in tempo di fare qualsiasi cosa (inclusi sesso e festini!). La Casa de Papel ha mostrato tanto trash ma ha saputo anche farsi ricordare ed è un merito di cui darle atto. Al di là delle critiche e delle opinioni negative, i creatori di questa serie hanno avuto il coraggio di perseguire la propria strada, forti del fascino che gli episodi avrebbero continuato ad esercitare, malgrado tutti i pareri contrastanti. Abbiamo ripercorso un po’ tutto quello che La Casa de Papel ci ha regalato dalla sua prima stagione alla quinta e, come nostro solito, abbiamo buttato giù una lista.

Ecco le 5 cose di cui avremo nostalgia dopo la fine de La Casa de Papel:

1) I piani del Professore

Partiamo da questo primo punto imprenscindibile in questa lista: i piani del Professore. Perché, diciamocelo, senza questi ingegnosi incastri di sventati imprevisti, La Casa de Papel non avrebbe avuto ragione di esistere. Sin dal primo episodio, quest’uomo è l’artefice della creazione della banda protagonista della storia ed è proprio grazie alla sua sagacia ed intelligenza che le personalità esplosive di tutti loro hanno saputo fronteggiare anche le più complicate e disperate circostanze. Il Professore non è solo un burattinaio che muove i fili ed è pronto a lasciarli andare per tornare alla sua vita fuori dai giochi, al contrario, la sua vita è mossa dal rischio che questi stratagemmi comportano. Sergio sa di non potersi rassegnare perché incarna l’emblema della Resistenza, quel sentimento che La casa di carta ha saputo alimentare soprattutto nelle prime due stagioni: coraggio e audacia anche quando tutto sembra essere ormai perso e irrecuperabile. Il Professore ha dato a ciascun membro della sua banda un motivo per ricominciare a vivere, per non continuare a stare nell’ombra ma uscire allo scoperto, non nascondendo la propria natura: in fondo, ingannare e rubare è ciò che nella vita questi individui sanno fare meglio. E allora perché non farlo in grande stile, facendo in modo che tutti ne parlino con ammirazione?

Non ci dimenticheremo mai dei piani di fuga al limite dell’assurdo, di ogni passo falso della polizia trasformato in un movente per contrattaccare, degli svariati complici sempre all’erta in ogni parte del mondo pronti a intervenire a ribaltare la situazione, dei discorsi motivazionali proclamati all’improvviso e potremmo averne ancora per molto. Soprattutto, in questa ultima stagione, abbiamo potuto conoscere la sua storia e il suo passato che ne hanno determinato la formazione di un uomo risoluto, pragmatico, pronto a sacrificarsi per i propri ideali e capace di sentimenti autentici e forti. È per questo che (forse) più dei suoi piani, a mancarci sarà proprio lui!

2) La sigla

Alcune proprio non riusciamo a mandarle giù, altre invece hanno conquistato i nostri cuori e ormai non si scollano neanche più dalle testa: la sigla de La Casa de Papel è una di quelle cose di cui sentiremo di più la mancanza dopo quest’ultima stagione. Non importa quante volta l’abbiamo già sentita ma appena parte saremo lì pronti a cantare “If I stay with you, if I’m choosing wrong… I don’t care at all…” e su questo non ci sono dubbi. Oltre ad avere un testo perfettamente calzante con la storia e coi sentimenti dei protagonisti, in particolare oserei dire di Tokyo, questa sigla si è fatta amare sin dal primo ascolto e non ha avuto bisogno di tempo per entrarci in mente. Ad averla resa ancor più intensa, sono stati modellini tridimensionali raffiguranti il luogo coinvolto nel colpo della banda.

A pensarci bene, non c’è un motivo in particolare per cui ci siamo affezionati a questa sigla, eppure è successo: sarà che la voce coinvolgente della sua cantante, allo stesso tempo malinconica e soave, facevano da preludio a quell’esplosivo mix di azione, adrenalina e suspense. Avevamo imparato a goderci quei pochi minuti di calma che facevano presagire l’arrivo di una tempesta. Per questo motivo, il contrasto tra l’azione continua della storia e la dolce melodia di questo intro ha sortito l’effetto sperato ed ha saputo ammaliarci come non mai!

3) La voce narrante di Tokyo

Ci ha accompagnati durante tutto questo fantastico e assurdo viaggio: Tokyo, ossia la voce narrante di Úrsula Corberó, è stata il filo conduttore di ogni episodio. Sin dal principio, dal momento in cui racconta il modo in cui ha preso parte a questo folle piano, fino a quando ci siamo congedati dalla banda, le parole di Tokyo ci hanno permesso di essere profondamente coinvolti in ogni circostanza: gioie, dolori, sanguinarie sparatorie, morti, storie d’amore… Tokyo è stata il nostro punto di accesso privilegiato che ci ha consentito di conoscere l’intima natura non soltanto sua ma di tutti i personaggi coinvolti in ognuna di queste follie. Per questo motivo, la scelta di tenere come costante la sua voce anche dopo la sua morte, non ci è sembrata così poi così strana. In fondo, Tokyo nonostante non fosse più lì con loro, sarebbe stata l’unica voce in grado di continuare a raccontarci le gesta dei suoi compagni.

Nonostante il suo personaggio ne abbia dovute sopportare molte di critiche, rimane un’eroina ben caratterizzata, capace di tenere fede ai suoi valori, di mostrare i suoi punti di forza e di lasciare inevitabilmente intravedere anche quelli più deboli. Tokyo non si è mai tirata indietro quando ha scelto di dimostrare i suoi sentimenti, anzi, è colei che più si è lasciata attraversare dalle sensazioni e dall’istinto e, forse, è proprio questo il motivo per cui facciamo fatica a giustificare i suoi gesti, spesso estremi o troppo avventati. Tokyo ci ha trasmesso attraverso la sua voce tutta la forza di essere autentici, leali con sè stessi e mai arrendevoli ed è per questo che inevitabilmente sarà una delle mancanze più grandi de La Casa de Papel.

4) La potenza del personaggio di Alice Sierra in La Casa de Papel

la casa de papel

Se c’è un personaggio che abbiamo imparato ad apprezzare grazie allo scorrere degli episodi e della storia de La Casa de Papel, quello è Alicia Sierra, l’ispettrice di Polizia interpretata da Najwa Nimri. Entrata a far parte del cast a partire dalla terza stagione come nemica giurata della banda e del Professore, l’abbiamo vista indossare panni completamente diversi e soprattutto essere credibile in ognuno di questi! La potenza del suo personaggio, e soprattutto la sua credibilità, è costante nonostante le trasformazioni affrontate e proprio il suo essere così convincente in ogni circostanza ci ha portato, malgrado il ruolo da antagonista, ad innamorarci di lei! Alicia è una donna astuta, abilissima nel suo lavoro (tant’è che il Professore glielo ribadisce in maniera sincera più volte) e, soprattutto, capace di nascondere la sua parte più vulnerabile. E per dimostrarvi che non è soltanto una nostra fissa, vi abbiamo riportato la notizia della petizione per la creazione di uno spin-off che la veda protagonista!

Si tratta di un personaggio singolare nel suo carisma e che, a dispetto delle previsioni, ha conosciuto un’evoluzione importante che ha permesso ai lati più nascosti di uscire allo scoperto e di essere i più apprezzati: l’amicizia sincera instaurata con il Professore nell’ultima parte della storia è stata (quasi) una sorpresa eppure funziona alla perfezione: dopo la perdita di suo marito, conosciamo una donna sola, disillusa nei confronti delle persone e che ha messo ormai il lavoro al centro della sua vita, rischiando costantemente di mettere al mondo sua figlia negli ambienti di polizia più pericolosi di tutta la Spagna. Quando Sergio le dimostra che c’è ancora qualcuno disposto a prendersi cura di lei, nonostante il suo passato, Alicia non può non lasciarsi travolgere da questo sentimento di sincero affetto che le viene riversato addosso e, passo dopo passo, impara ad accoglierlo nella sua vita. E non solo, riesce a tirar fuori anche quelle emozioni assopite che non provava da tanti mesi. In fin dei conti, possiamo dire che Alicia Sierra è stata detestata ma gli apprezzamenti nei che sono scaturiti in seguito sono stati direttamente proporzionali!

5) Tute e maschere

La casa de papel

La Casa de Papel, anche per chi non ha mai visto la serie, è stata sempre ricordata e menzionata per via dell’iconico abbigliamento dei suoi protagonisti: tuta rossa e maschera di Dalì sono diventate un vero e proprio trend! Oltre ad aver spopolato in diverse parti del mondo, questi costumi di scena sono stati una costante durante le cinque stagioni e sono divenuti un simbolo dello spirito di unione e fratellanza tra i membri della banda. In alcune interviste, nonostante gli attori abbiano dichiarato di averle trovate spesso scomode e poco funzionali ai movimenti di scesa e alle ore trascorse sul set, sappiamo anche che custodiranno gelosamente questo ricordo che intreccia motivi personali e professionali.

Ricorderemo sempre il rosso delle divise dei rapinatori che hanno conquistato il nostro cuore perché ci hanno ricordato quanto sia bello sentirsi parte di una famiglia, di un piccola comunità da cui ricevere costante sostegno e aiuto in ogni circostanza. Inoltre, la maschera baffuta che richiama il volto e l’estetica stravagante dell’artista spagnolo Salvador Dalì è un riferimento a V per Vendetta, il graphic novel datato 1989, che ha ispirato il celebre e omonimo film del 2005. Guy Vendetta, considerato uno dei più grandi rivoluzionari di tutti i tempi, sottolinea il concetto di resistenza ai poteri forti e al sistema e, al contrario, di vicinanza al popolo. Così, La Casa de Papel gioca esalta i valori alla base della sua storia: fratellanza e rivoluzione.

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