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Il Miracolo, la rivoluzione all’interno della tradizione

Il Miracolo, serie tv Sky 2018 ideata da Nicolò Ammaniti, diretta insieme a Francesco Munzi e Lucio Pellegrini, è, ancora oggi, uno dei migliori prodotti del piccolo schermo mai realizzati. Forse il migliore, considerando tecnica, narrazione e tematiche espresse. Magistralmente scritta e ben interpretata, Il Miracolo ha la particolarità di non assomigliare a nessun’altra serie italiana. L’evento centrale è un dramma visionario, fuori dalle concezioni del reale e al quale ogni essere umano sa di non poter dare una spiegazione.

Ma da questo evento partono i racconti personali di uomini e donne alle prese con le problematiche della vita quotidiana. Personaggi che di fronte a un miracolo, cercano di trovare il modo migliore per affrontarlo. Soli di fronte a qualcosa di più grande di loro, fanno della statua della madonna l’inizio e la fine di tutto. Ragione del male e del bene al quale possono aspirare.

Ma Il Miracolo che Ammaniti propone al pubblico non è la rappresentazione del bene, e non lo è neanche del male

È la prova inconfutabile della potenza divina. Non ha a che vedere con il perdono, la redenzione, il trionfo del bene sul male o l’innegabile importanza della fede nell’esistenza dell’uomo. Il divino interviene senza che gli venga richiesto, pronto a distorcere e snaturare una stabilità che regolava le colonne portanti dello Stato italiano. Che fosse questa stabilità fittizia o reale. Nella lotta tra la vita e la morte, il bene e il male, il materiale e il trascendentale, Il Miracolo è qualcosa di mai visto. Nella speranza di una seconda stagione, che non è mai arrivata, i presupposti per una continuazione della trama c’erano, considerando le ultime due puntate.

Ma forse la conclusione della serie tv di Sky (qui alcune delle migliori da vedere prodotte negli ultimi 3 anni), lasciando aperte molte domande, è il meglio che ci si poteva aspettare da un progetto così ambizioso e complesso. Con un cast che vede Guido Caprino, Alba Rohrwacher, Tommaso Ragno, Elena Lietti, Lorenza Indovina, Alessio Praticò e Sergio Albelli firmare la loro migliore interpretazione, sarà difficile negli anni eguagliale la stessa forza visiva e narrativa.

La trama della serie tv creata da Nicolò Ammaniti

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Il Miracolo: scena della statua della Madonna che piange

Tutto parte dal ritrovamento della statua di una Madonna che piange sangue all’interno di un covo di un boss dell’Ndrangheta. Una statua portatrice di angosce, inquietudine, paure e di un barlume di luce nelle vite di chi si è rinchiuso nel buio, al servizio di una perdizione oscura e imperdonabile. A cercare di dare risposte a una statua della Madonna che piange, senza sosta, sangue umano, di tipo maschile, il premier ateo, Fabrizio, alle prese con un referendum per decidere l’uscita dell’Italia dall’Europa; un prete, Marcello, con uno stile di vita poco ortodosso, che insegna la fede, ma che sembra averla persa; un’ematologa con una madre malata e dedita a ciò che è scientificamente dimostrabile, e un generale dell’arma dei carabinieri, unico personaggio consapevole che quella statua va tenuta nascosta e studiata. E la quale esistenza non deve essere forse mai rivelata.

Accanto a loro tre generazioni di donne: Sole, la first lady moglie del premier; Marisa, assistente personale del premier che si ritrova spesso costretta a sottostare ai capricci di Sole; Olga, la tata, fanatica religiosa, dei figli di Sole e Fabrizio, e Clelia, vecchio amore mai dimenticato del prete, Marcello, oltre che punto di connessione con una storia del passato. Clelia è infatti la madre di Salvo, la nonna di Nicolino, il primo personaggio a vedere la statua della Madonna. Una Madonna che inizia a piangere in quel momento e che gli salverà la vita. La statuetta è così un elemento circolare, che ritorna e che unisce.

La storia del passato

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Il Miracolo: scena con il personaggio di Clelia

La storia del passato è quella del boss Molocco, ritrovato nel bunker e catturato insieme alla statua. Un uomo provato dalla perdita di una figlia, un crimine terribile e tanto inspiegabile quanto lo sarà poi la vicenda della statua della Madonna. Un omicidio che vede come responsabile un amico della bambina, Nicolino, figlio di Salvo. Sarà Molocco a dire Salvo cosa può placare la propria ira e sofferenza: un sacrificio, quello di Nicolino. Un figlio per un figlio. Consapevole dei rischi che lui, il figlio e tutta la sua famiglia corrono nel non rispettare ciò che Molocco gli ha chiesto, Salvo è pronto a uccidere Nicolino e intraprende un viaggio lontano da quel luogo che ormai trasuda morte e dolore.

L’ultimo viaggio per suo figlio. Ma la visione di una statua della Madonna che piange sangue, all’interno di una teca, cambia tutto. O forse potrebbe. Salvo prende la statua e la porta a Molocco, che incredulo e senza parole, rimane esterrefatto di fronte a quel miracolo. E anche la richiesta del sacrificio di Nicolino non ha più importanza, non di fronte a quel fenomeno fuori dalle possibilità dell’azione umana. Non è però solo la statua della Madonna a collegare i due racconti, perché Salvo non è altro che il figlio di Clelia, un figlio mai cresciuto e sempre cercato.

I colossi che regolano la vita e la morte in Il Miracolo

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Il Miracolo: scena con il generale Votta

Scienza, religione e Stato, dove quest’ultimo si divide in Governo e forze dell’ordine. Un microcosmo, quello della serie tv Il Miracolo, che lega gli eterni rivali del mondo più spirituale e materiale. Dall’elemento scientifico si passa a quello soprannaturale e, di fronte all’inspiegabile, solo alla fine il miracolo viene identificato con la sua accezione più comune e popolare. Il personaggio del premier Fabrizio Pietromarchi è sempre stato e sempre sarà ateo. Ma è proprio lui che nella disperazione ha quella parvenza di conversione.

Quello che, secondo il Cattolicesimo, dovrebbe e potrebbe essere il risultato finale di un miracolo è proprio una conversione. Il miracolo ha radici antichissime nel suo avvicinamento alla fede: è un evento che l’essere umano non può spiegare e che non può che portare, chi ne assiste, a ritrovare o scoprire la fede. Ma non è questo Il Miracolo di Ammaniti. E non lo è dal principio, da quando accade: non scalfisce né la scienza né l’ateismo e, sicuramente, non perdona i peccati di chi ha dedicato la propria vita a Dio, ma ne ha perso connessione e fiducia.

Il Miracolo ha il coraggio di osare e stravolgere

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Il Miracolo: scena con padre Marcello

Lo sconvolgimento che ne denota anche il suo successo, operato da Il Miracolo, sta proprio nella diversa, innovativa concezione del Dio cristiano. Il Miracolo non arriva, nella sua onnipotenza e compassione, a salvare gli uomini, neanche quando questo gli viene chiesto. Ad esempio come avviene nel finale, quando il premier vede il figlio lottare tra la vita e la morte . Tra passato e futuro, sud e centro Italia, del quale è identificativa Roma e la sua idea di supremazia, Il Miracolo salva però una vita. Quella del piccolo Nicolino. Molti hanno identificato i personaggi di Salvo e Nicolino con il racconto biblico di Abramo e Isacco, dove il miracolo in questione fermava la mano di Abramo pronta a uccidere il figlio.

Nella serie tv di Ammaniti è la statua della Madonna che piange sangue ad attrarre gli occhi pieni di stupore di Nicolino. Quando Salvo porta la statua a Molocco non sa cosa succederà, ma sa che quell’evento potrebbe cambiare le cose ed è proprio ciò che accade. Ma la stessa Madonna, quando è il personaggio del premier a chiederle di salvare il figlio, Carlo, non diventa elemento salvifico. E il piccolo Carlo muore. È la richiesta a rendere le due situazioni diverse e ad avere quindi una conclusione nell’una lieta e nell’altra tragica? O è forse solo un’altra prova che di fronte all’inspiegabile non esistono mai regole certe?

Le tematiche italiane

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Il Miracolo: scena con Sandra

Per quanto Il Miracolo affronti temi cari alla serialità e al panorama italiano, lo fa con un occhio di grande originalità e ambizione, a partire dal tema religioso, affrontato da Sky dal 2016 ad oggi con esiti che hanno dato vita a dibattiti e critiche, dando nuova linfa vitale a una diversa definizione di “capolavoro”. L’ambizione di Il Miracolo sta quindi anch’essa nel riflettere sulle contraddizione di un Paese i cui valori possono trasformarsi, mutare, oscillare e spezzarsi. La religione è rappresentata da Marcello, un prete dedito al gioco d’azzardo, alcolizzato e schiavo del sesso, l’unico che dovrebbe vedere nel miracolo la prova che non ha ancora perso la speranza di salvezza.

Anche la Mafia, in questo caso l’Ndrangheta, altro tema portante del cinema e della televisione italiana, che tra vendetta, brutalità e autorità familiari, cede di fronte a un fenomeno prodigioso che, accade, non a caso, nella regione più cattolica d’Italia: la Calabria. E per finire la politica, una politica dove non è la corruzione a serpeggiare insidiosa, perché il personaggio di Pietromarchi è un uomo dalla forte integrità morale. Eppure il proprio habitat è in crisi, nel privato e nel pubblico, perché non è un caso che sta per diventare il premier di un’Italia che uscirà dall’Europa.

Un totale rovesciamento di certezze

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Il Miracolo: scena con Sole

L’Italia di Il Miracolo è un’Italia che non guarda al futuro, che si isola. Arrivando all’estremo del suo difetto egoistico che non guarda all’universale, ma sempre più al particolare. Tutti i suoi temi Il Miracolo li rovescia, ne rappresenta e mostra il peggio e li lega indissolubilmente all’animo umano, al lato oscuro dell’uomo. Non solo del prete, del politico, della scienziata e della first lady, ma della loro psicologia privata, personale, unica e incredibilmente sfaccettata.

Una psiche e un’indole che non può però estraniarsi dal proprio lavoro e dalla propria professione. Da ciò che viene richiesto, da un ruolo che si ha sempre bisogno di trasgredire per il piacere di poterlo fare. Quell’insensato brivido di esser riusciti a passare sopra a certe regole. Regole che la società e in particolare quella italiana ha per la politica, per gli organi di sicurezza, per la Chiesa e la religione, e quindi anche nei confronti della criminalità organizzata.

Il Miracolo: radicale autenticità

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Il Miracolo: scena con il generale Votta

La rivoluzione che opera Il Miracolo negli usi, costumi e tratti identificativi di un Paese e di un settore dell’audiovisivo, è quello di realizzare una serie tv profondamente radicata in quello che è il territorio italiano. Perché c’è tutto ciò che al pubblico piace vedere, percepire, sentire, denunciare e riproporre. Ma non c’è al tempo stesso nulla di ordinario, consueto e previsto. C’è autenticità, singolarità, modernizzazione. E la si può ritrovare anche nella tecnica. Di stampo statunitense per l’accuratezza dell’immagine, dall’atmosfera britannica per quel senso di smarrimento e paura di fronte a ciò che non si riesce a spiegare, ma culturalmente e tematicamente italiana in ciò che tratta.

Non si lascia da parte la spiritualità, l’importanza e l’affidamento che si fa alle forze dell’ordine, la politica e la criminalità, che è il vero punto di partenza della vicenda. È dalla cattura di un boss dell’Ndrangheta che la Madonna che piange sangue diventa oggetto di studio e tormento. A simboleggiare forse che ci sono segreti che meriterebbero di rimanere chiusi in un bunker. E che una volta fuori, portano con sé rivelazioni pericolose, infide e ingannevoli, causa di incompatibilità e incoerenza. Un diabolico gioco di opposti che dà all’uomo la possibilità di definire lui stesso quale sia il vero miracolo.

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