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Caro diario, sono io, Maggie

Sì, hai capito bene, sono proprio Maggie Simpson, quella che in teoria non dovrebbe saper né parlare né camminare, figuriamoci leggere e scrivere. E invece eccomi qui, con carta e penna alla mano a esprimere finalmente quello che da oltre trent’anni sono costretta a tenere solo nella mia testa. Sapessi quanto è stato difficile per me, una bambina che per quanto gli altri ne sappiano non sa nemmeno dire “mamma”, reperire un diario per cominciare ad annotare ciò che succede nel mio mondo. Eppure ce l’ho fatta, e forse è arrivato il momento di riconsiderare chi sia la più intelligente della famiglia.

Essere un bebè, si sa, ha i suoi vantaggi.

Sono in tutto e per tutto servita e riverita: mi imboccano quando ho fame, mi cambiano quando sporco il pannolino e mi basta cominciare a lamentarmi un po’ per ottenere tutte le attenzioni che voglio. Insomma, mica male come vita. Le mie responsabilità sono praticamente pari a zero e tutto ciò che devo fare è mangiare, giocare e fare faccette simpatiche. Ogni tanto, quando voglio proprio esagerare, faccio qualche verso tipo “dada” e la gente va in visibilio. Va da sé che, almeno da questo punto di vista, io non possa proprio lamentarmi.

Non pensare però che sia tutto rose e fiori. Le persone mi guardano e si affrettano a comunicare a mia madre quanto io sia carina, e anche questo non mi dispiace per niente. Poi però cominciano a parlarmi con quella vocina stupida che fanno quando si relazionano con i bambini piccoli, dicendo cose come “pucci pucci” e facendo strani versi che non significano nulla nemmeno per noi bambini. Io davvero mi sento a disagio per loro, non so come comportarmi. A volte vorrei dirgli che quello che fanno è ridicolo, ma così farei saltare la mia copertura e proprio non ne ho voglia. Se gli adulti capissero che sono perfettamente in grado di intendere, di volere e di fare la mia vita cambierebbe radicalmente, quindi per adesso continuo a godere della mia condizione e a fare buon viso a cattivo gioco.

I Simpson (640×360)

Il fatto è che, dalla mia posizione privilegiata di osservatrice sociale, vedo tante cose che non mi vanno bene del mondo che mi circonda e non mi sento ancora pronta a dare il mio contributo a un sistema in cui non credo. Tutto attorno a me corre troppo veloce, tutti cercano sempre qualcosa da fare, qualcosa da dire, e soprattutto qualcosa da far vedere, preoccupandosi ben poco delle cose che importano davvero. Sono tutti ossessionati dai soldi (pare che anche io abbia un prezzo, che assurdità), dalla bellezza e da una marea di altre cose che non fanno la felicità, e io proprio non capisco il perché. Prendi per esempio il signor Burns: è talmente concentrato sulla propria ricchezza da essere rimasto quasi solo al mondo. Una volta ha anche oscurato il sole pur di arricchirsi ma giuro che, pur non essendo la mia persona preferita al mondo, quello del colpo di pistola è stato solo un incidente, non un tentato omicidio. Oppure ancora prendi Krusty il Clown: l’idolo di tutti i bambini di Springfield passa buona parte del suo tempo a cercare il modo per soddisfare tutti i suoi vizi, e ti assicuro che sono davvero numerosi.

Per quanto li ami, devo ammettere che anche i membri della mia famiglia, anche i Simpson, fanno la loro parte per rendere Springfield ciò che è.

Adoro mio padre, ma mi rendo conto di quanto a volte non capisca i problemi del suo comportamento. È pigro, fatica a stare al passo con ciò che gli succede e in più di un’occasione ha bypassato i suoi doveri lavorativi e familiari per oziare o per andare da Boe. Mia madre invece dedica tutta se stessa alla famiglia, a volte anche dimenticando di avere una vita al di fuori di noi, e proprio per questo ogni tanto esplode. Se è vero che pensare sempre e solo a sé non porta da nessuna parte, anche pensare solo agli altri può essere dannoso, può farci dimenticare chi siamo davvero e che tutti abbiamo bisogno di attenzioni (e io questo lo so bene, sono un bebè!). I miei genitori sono agli antipodi in tutto e per tutto: a volte mi chiedo come facciano a stare ancora insieme, ma poi mi rispondo che se resistono da così tanto tempo è proprio perché sono così diversi. E forse proprio nell’amore tra mia mio padre e mia madre c’è l’unico barlume di equilibrio che io sia mai riuscita a vedere.

Anche i miei fratelli, pur essendo a loro volta ancora dei bambini, hanno i loro problemi. Bart non ha il minimo rispetto delle regole e dell’autorità, fa quello che vuole quando vuole, anche se poi arriva sempre il momento in cui si rende conto di essere, appunto, solo un bambino. Lisa invece è una persona estremamente rispettosa e ligia al dovere, e devo dire che la ammiro un bel po’ per questo. È molto più matura rispetto alla media della sua età, sa in cosa crede e combatte le sue battaglie, ma a volte pare lo faccia per i motivi sbagliati: si lascia prendere la mano e sembra quasi dimenticare il suo stesso punto, facendo diventare le sue lotte delle mere questioni di principio.

Ma appunto, come dicevo, i Simpson sono la mia famiglia e io non potrei vivere senza.

I Simpson
I Simpson (640×360)

Anzi, ti dirò di più, sicuramente non sarei qui a scrivere queste pagine se non fosse stato per loro, per tutto quello che nel bene e nel male mi hanno insegnato. Sì, è vero, ognuno a suo modo incarna quei vizi e quelle problematiche che a volte non mi fanno credere nel mondo, eppure ognuno ha anche almeno una di quelle qualità che mi fanno pensare che forse un giorno, quando sarò pronta, il mondo non mi farà poi così paura. Papà è un uomo molto più profondo e amorevole di quanto si pensi e mamma sa amare incondizionatamente. Vorrei avere un giorno anche solo la metà della tenacia di Lisa e del coraggio di Bart. Sono, siamo, i Simpson, e io non cambierei la mia famiglia per niente al mondo.

Chissà a che età si comincia a mettere il primo piede nel mondo dei grandi, un mondo in cui tutti vogliono fare più degli altri, sembrare chi non sono e dire la propria anche quando non ne sanno niente. Non ti nego, caro diario, che a volte ho un po’ paura. Cosa ne sarà di me quando sarò grande? Come diventerò? Quali saranno i miei problemi, le mie ansie, i miei vizi? Sarò una persona felice? Vedo attorno a me così tante cose che temo possano sommergermi da un momento all’altro. Che fortuna avere la mia stramba famiglia attorno. Io preferisco essere, finché posso, una persona ancora piccola, innocente, pura. E allora forse è meglio che questa pagina di diario resti un segreto tra noi, non è ancora arrivato il momento di crescere. Voglio restare bambina ancora per un po’.