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I May Destroy You: la rivoluzione passa dalla Tv

I May Destroy You è una serie tv internazionale creata da Michaela Coel – che ne interpreta anche la protagonista – per BBC One e HBO, la cui prima stagione è disponibile su Now Tv dallo scorso anno. Annoverata dal “New York Times” tra le venti migliori dell’anno, la serie si è dimostrata un prodotto particolarmente forte e ha avuto successo perché è riuscita a trattare in maniera esemplare uno dei temi caldi che agitano attualmente l’opinione pubblica mondiale, quello della violenza sessuale. In molti ci hanno provato ma nessuno finora lo aveva fatto in modo così onesto, dando ai personaggi una voce ed entrando nelle questioni più delicate quasi in punta di piedi.

La serie drammatica ha come protagonista Arabella, una ragazza londinese di origini ghanesi, star di Twitter e autrice esordiente, che una notte di gennaio, uscita a fare un giro con degli amici per prendere aria durante una delle sue sessioni di scrittura, viene stuprata. Il personaggio principale di I May Destroy You è una ragazza che ama le feste, le droghe e l’alcol e che sembra avviarsi verso una vita di successi spalleggiata dalle sue tante e solide amicizie. La narrazione prende avvio a Ostia, dove Arabella si è recata per scrivere il suo secondo romanzo in compagnia di Biagio, un piccolo spacciatore italiano conosciuto durante una delle serate in Italia e di cui è innamorata. Arabella sta vivendo un sogno romantico, ma non appena la ragazza torna a Londra la sua vita si trasforma in un incubo.

I may destroy you

La dinamica di quanto le è accaduto non è subito chiara, torna a casa con la fronte ferita e il cellulare distrutto ma non riesce a ricordare come sia successo. “Sono caduta” dice a se stessa e a chi glielo domanda, ma una voce dentro di lei e dei flashback che le attraversano la mente le fanno intuire che c’è di più. Le servono alcuni giorni per capire di aver subito una violenza, o quantomeno ad ammetterlo a se stessa, e da qui inizia un percorso di vera e propria ricostruzione, pezzo per pezzo, di un’anima in frantumi.

I May Destroy You racconta da un lato il calore dei due amici, Terry e Kwame, che elevano il benessere di Arabella a priorità assoluta in un momento di tale delicatezza; dall’altro lato l’atteggiamento scorretto di Biagio che la colpevolizza per aver bevuto quella sera, risentito perché costretto a recarsi dalla polizia – rischiando che la sua attività illecita venga a galla – per far analizzare il suo DNA in modo da poterlo escludere, in quanto partner con cui la ragazza aveva avuto un rapporto consenziente qualche ora prima dello stupro.

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La serie ci costringe a guardare in faccia una realtà che spesso non vogliamo vedere e a renderci conto di quanti comportamenti siano potenzialmente lesivi, non solo quelli che subiamo, ma anche quelli che perpetriamo ai danni degli altri. Si parla di un insieme eterogeneo che comprende più elementi, dalla violenza sessuale da parte di un estraneo facilitata da droghe allo sfilarsi il preservativo senza il consenso del partner, dal revenge porn all’inganno finalizzato a ottenere un rapporto sessuale. Violenza è anche una madre che costringe i figli ad accusare il padre di molestie sessuali che non hanno mai avuto luogo: non ha solo una forma e nemmeno un’unica risposta plausibile. La reazione di Arabella, ad esempio, non viene “standardizzata” in I May Destroy You, che ci pone davanti anche un altro caso, quello di Kwame, il quale reagisce alla violenza subita cercando di rimuoverne il ricordo, dopo aver ricevuto una risposta poco confortante da parte della polizia: un’esperienza in un certo senso opposta a quella dell’amica, che invece è stata sostenuta nonostante l’archiviazione del caso, inevitabile per mancanza di sufficienti indizi.

I May Destroy You riesce, attraverso l’esperienza di tutti i suoi personaggi, a dare un ritratto chiaro di cosa significhi violenza sessuale e di quali siano le sue diverse declinazioni, ma non solo. Risponde probabilmente a un intento preciso: quello di dare alla luce un personaggio come Arabella, amante delle feste, tendente ad alzare il gomito e sempre ironica nonostante il trauma subito.

Quella di Arabella è una sofferenza che emerge in superficie fino a raggiungere lentamente un picco; inizialmente celato dall’ironia, per mezzo di un atteggiamento quasi evitante, il dolore muta in un secondo momento in rabbia nei confronti degli uomini, condizione aggravata in Arabella anche dalla delusione procuratale da Biagio, che era andata a trovare in Italia e che la sbatte fuori di casa minacciandola con una pistola. La sofferenza diventa poi bisogno ossessivo di parlare della propria esperienza e di avere il supporto del web, più di quello delle persone vicine, fino a scollegarsi dalla realtà. Il trauma è come un demone che si muove sotto l’epidermide e spinge per venir fuori cercando una direzione.

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La direzione verso la quale indirizzare il dolore Arabella la trova cercando la calma, lontana dai social che le impediscono di dimenticare, poi la verità: ogni sera si reca al bar in cui riesce a localizzare gli ultimi ricordi di quella serata, l’Ego Death, cercando di recuperare dal proprio subconscio qualche informazione utile.

La vicenda si conclude con l’apparente riconoscimento, da parte di Arabella, del suo stupratore in uno dei ragazzi che si erano uniti al suo gruppo la sera. L’ultimo episodio ci mostra tre conclusioni, probabilmente corrispondenti a diversi scenari immaginati dalla protagonista per completare il suo romanzo. Il primo vede Arabella vendicarsi e uccidere il proprio stupratore, il secondo nel farlo arrestare, il terzo nell’andarci a letto. L’esito di questo controverso episodio è la presa di coscienza da parte della protagonista di essere pronta a lasciar andare il dolore, insieme all’immagine del suo stupratore su cui ossessivamente ritorna, retrogradato a uomo piccolo, debole, impotente.

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Scritto da Valentina Zucca

Il binge watching è la mia unica costante.

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