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Zoe Barnes non ha mai letto la storia di Icaro

Zoe Barnes è come Icaro

La storia di Icaro, a grandi linee, la conosciamo praticamente tutti. O quasi. Zoe Barnes, ad esempio, molto probabilmente non l’ha mai sentita, oppure non si è mai sforzata di capire il messaggio di fondo.

Ad avvicinarsi troppo al Sole ci si fa male, molto male.

Zoe Barnes è come Icaro

Icaro era figlio di Dedalo, e insieme al padre fu fatto prigioniero dal Re di Creta Minosse nel labirinto che, tra le altre cose, ospitava anche quel simpatico scherzo della natura di nome Minotauro.
Per far fuggire il figlio, Dedalo, della stirpe dei MacGyver (un ramo scozzese della famiglia) costruì delle ali fatte di penne e cera, lanciando un avvertimento: “Non volare troppo in alto, o il calore del Sole scioglierà la cera”.

Ovviamente, da buon sbarbato Icaro prestò agli ammonimenti del padre lo stesso interesse di Frank Underwood al benessere di chiunque non si chiami Frank Underwood.
Salì in alto, molto in alto, troppo in alto. Sottovalutò il Sole, si convinse di poterlo domare.

Sciocca gioventù, le sue ali finirono arrostite, e lui si fece un bellissimo tuffo carpiato nell’Egeo.

Al momento, ancora non è riemerso.

ZOE BARNES È VOLATA TROPPO IN ALTO

Questa digressione (powered by Wikipedia, of course) è necessaria per contestualizzare Zoe Barnes. Onestamente, la sua prematura dipartita è stata il boccone più amaro delle prime 4 stagioni di House of Cards, avvicinata solo dall’assassinio di Rachel, altrettanto crudele ma meno inaspettato (aspettando la quinta, qui potete trovare alcune supposizioni al riguardo).
Certo, per delle membra temprate alle rigide temperature degli inverni di G.R.R. Martin la sua fine sarebbe dovuta essere una bazzecola, eppure da lì in poi qualcosa è mancato di sicuro.

Zoe Barnes era la variabile impazzita all’interno della Serie. La meno prevedibile, corruttibile o arginabile. Forse era scontato che finisse così, ragionando a mente fredda, ma magari non così presto.

Ha scherzato col Sole, inteso come essere supremo capace di dare vita e – ahilei! – morte, ha irriso il suo fuoco, elemento infernale per eccellenza, scottandosi alla grande.
Il suo problema più grande non è stato rischiare, in una professione come la sua il rischio è una conditio sine qua non, quanto piuttosto il credere di poter controllare l’astro, aggirarne i raggi, essere immune al suo fascino. E al suo potere.

Zoe Barnes e Frank Underwood

Credere di essere intoccabile, non capire di avere a che fare con un’altra persona abituata a flirtare col rischio, questo è stato l’errore definitivo. Forse non si aspettava di finire sotto a un treno, ma sicuramente doveva immaginare che il Sole, messo alle strette di fronte alle proprie colpe, prima o poi l’avrebbe ustionata.

Come Icaro ha peccato di supponenza, con la tipica arroganza giovanile. Ha piegato se stessa e chi la circondava per i propri scopi, aggredendo i pioli della scala sociale con la stessa fame di Underwood, ma senza la dovuta esperienza.

FRETTA, MALEDETTA FRETTA…

Intendiamoci, Zoe Barnes era tutt’altro che stupida. Probabilmente in alto ci sarebbe arrivata comunque, forte di un’intuizione fuori dal normale e della convinzione che il giornalismo “politico” dovesse necessariamente darsi una svolta per rimanere al passo coi tempi.
Ha semplicemente avuto troppa fretta, bruciando le tappe (già, in questo testo le metafore focose si sprecano) per arrivare in cima, senza capire che ogni cosa ha il suo momento.

Citando il suo assassino:

Come si divora la balena? Un morso alla volta…

Ha usato e si è fatta usare, ha rovinato carriere per mettere in luce la propria, ha giocato con i sentimenti di chi poteva esserle utile (Lucas) e ha concesso il suo stesso corpo (e, senza saperlo, la propria anima) a chi le avrebbe permesso di saltare parecchi step in un colpo solo. Zoe Barnes si è rivolta ad altri quando, con pazienza, probabilmente sarebbe bastata se stessa.

In sostanza, ha cercato disperatamente qualcuno che la mettesse in luce.

E chi, in questo, è meglio del Sole?

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Written by Simone Viscardi

Di lui dicevano: "È brillante, spiritoso, ironico e a tratti geniale". E con lui intendo il mio compagno di banco alle elementari. Io ero quello di fianco, che al posto di ascoltare la maestra fantasticava di calcio e cartoni animati. Crescendo sono cambiate molte cose, tipo che la maestra è diventata il capo e il compagno di banco il collega. Oggi faccio una di quelle professioni "sull'Internet" difficili da spiegare alle mamme, ma continuo a vivere la mia vita una citazione dei Simpson alla volta...

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