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Cosa non ha funzionato nell’episodio finale di Good Omens?

Good Omens

Attenzione: evita la lettura se non vuoi imbatterti in spoiler di Good Omens

Se partiamo dal presupposto che ci sono anche delle cose che funzionano, nell’episodio 3×01 di Good Omens, possiamo serenamente soffermarci sul fatto che le cose che non funzionano hanno prevalso sul buon senso di una serie altrimenti bellissima. Potrà sembrare un’affermazione troppo forte, ma la verità è che Good Omens ha trovato forse il modo più sbagliato per arrivare alla sua fine. Ma la colpa non è di certo del potenziale che avrebbe potuto avere. Senza entrare nei dettagli di qualcosa che non è al centro di questo discorso, Neil Gaiman (autore dei romanzi da cui la serie è tratta) ha subìto una fortissima battuta d’arresto dovuta a delle incriminazioni, che non gli hanno permesso di continuare la serie letteraria. E di conseguenza, anche la serie ha dovuto rallentare, essere riscritta, essere rivista e riproposta in un modo diverso da quello che meritava. E che i fan meritavano.

Tentando di dare un senso alla narrazione portata avanti nelle due stagioni precedenti, l’episodio finale corre velocemente verso una fine, tralasciando molto e aprendo degli interrogativi che non verranno mai disvelati.

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Il finale di Good Omens
credits: Prime Video

Andiamo con ordine: la seconda stagione era terminata con il principio di una relazione amorosa da l’angelo Aziraphale (Michael Sheen) e il demone Crowley (David Tennant). Dopo la varie avventure che i due hanno affrontato (e a causa di una fortissima alchimia tra i due interpreti), gli autori avevano deciso che lo spazio amoroso fosse la scelta giusta per inquadrare i due personaggi. E, in fondo, avevano ragione. L’ultimo episodio della seconda stagione, infatti, aveva ricevuto un fortissimo plauso del pubblico che sembrava non attendere altro che una svolta del genere nel rapporto tra i due protagonisti. Anche per questo, l’episodio finale di Good Omens risulta troppo tranciante. Aldilà dei problemi di tempistica e la scelta di un episodio/film, il problema sta nel modo in cui tutto quello che era stato creato non riesca risaltare come meriterebbe.

Non solo la storia d’amore tra i due, ma anche e soprattutto il passato che li ha contraddistinti per tutte e due le stagioni iniziali.

E purtroppo, quello che ne ha subìto di più le conseguenze, è stata proprio quell’alchimia che c’è sempre stata tra Aziraphale e Crowley. Quella tensione che ci ha sempre tenuti incollati allo schermo.

Nell’episodio finale, che poi è il primo e l’ultimo episodio della terza stagione di Good Omens, Aziraphale è l’incaricato della Seconda Venuta di Gesù sulla Terra. In merito a questa storia, possiamo finalmente dire anche qualcosa di positivo. Prima di tutto, come spesso succedeva in Good Omens, il potenziale di una storia del genere è altissimo. La discesa di Gesù sulla Terra comporta il fatto divertentissimo che non sappia come comportarsi, finendo inevitabilmente nei guai dopo pochi secondi. Ciò che lo rende ancora più esilarante è che Aziraphale sarà costretto a chiedere aiuto a Crowley, un demone, per salvare Gesù che nel frattempo è scomparso insieme al Libro della Vita.

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Questo tipo di narrazione è esattamente quello che ci aspettiamo da Good Omens: sarcasmo biblico, inventiva e originalità. Il tutto condito da una certa dose di cinismo che contraddistingue Crowley più di tutti e che non stanca mai.

Good Omens
credits: Prime Video

Non siamo certi che potesse essere la scelta giusta ma, forse, strutturare una serie completa (fatta di almeno sei episodi) per arricchire una trama del genere, avrebbe potuto funzionare di più. Avrebbe concesso più spazio ad una trovata tipicamente alla Good Omens che avrebbe anche permesso ai due protagonisti di avvicinarsi per davvero.

Perché uno dei problemi è proprio questo: la seconda stagione finisce con un fortissimo avvicinamento romantico tra Aziraphale e Crowley. Finisce con una tensione emotiva che non riesce a sfogarsi nell’episodio finale. La 3×01 di Good Omens, infatti, inizia (in maniera anche un po’ confusa) con quello che sembra essere il primo incontro tra Aziraphale e Crowley durante una delle guerre tra angeli. Per poi catapultarci al periodo storico che ben conosciamo, in cui Aziraphale e Crowley non si vedono da anni, dopo la dichiarazione d’amore. Il primo è troppo impegnato nel suo lavoro celeste e il secondo è preso dalla sua vita di eccessi, come sempre. Sembra un salto nel passato di cui non avevamo assolutamente bisogno.

Prima di tutto perché ciò che serviva a Good Omens era proprio andare avanti, cambiare nella sua dinamicità. In secondo luogo, la narrazione del rapporto tra i due era arrivata ad un punto dal quale sarebbe stato veramente difficile tornare indietro. Eppure, l’episodio finale di Goos Omens, sembra esserci riuscito.

Aziraphale e Crowley avranno modo di rivedersi e di intraprendere una piccolissima avventura insieme (cercano, appunto, Gesù) ma in maniera molto frettolosa e soprattutto troppo poco emotiva ed emozionante. Come fossero costretti a chiuderla lì, senza girarci troppo intorno.

Probabilmente il problema, come si diceva, è stato proprio questo: la chiusura in qualche modo forzata da parte della produzione stessa di Good Omens. Il che quasi sicuramente non ha permesso di creare un’intera terza serie, né di scrivere una sceneggiatura più completa per l’unico episodio finale. Il risultato è che, anche le idee più interessanti, tendono a perdersi in una fretta che non lascia spazio quasi a nulla. Se non ad un finale scritto e pensato solo ed esclusivamente per i fan che lo avevano richiesto a gran voce. Aziraphale e Crowley rinunciano alla loro immortalità e si rincontrano da umani, innamorandosi di nuovo l’uno dell’altro e finendo la loro vita insieme. Tutto molto bello, tutto molto romantico, tutto molto poco originale purtroppo.

Good Omens
credits: Prima Video

E quando questa mancanza di originalità viene da una serie come Goos Omens, che invece ha sempre spiccato tra le altre in quanto ad unicità delle trame, la delusione è ancora più grande.

Il rimpianto è quello di non poter vedere una serie con un finale degno di essa, ma anche di non poter approfondire delle cose che invece meritavano di essere approfondite. La sensazione è che l’episodio finale di Good Omens abbia fatto quello che ha potuto, con tutti gli ostacoli e i problemi del caso.

In fondo, lo sforzo si vede, quantomeno quello di voler dare una chiusura ai fan della serie. Good Omens è stata e resterà una delle serie più originali del panorama del fantasy e questo sarà difficile da cambiare. È molto facile, infatti, che i più non baderanno troppo al finale di Good Omens, ma si soffermeranno soprattutto sulle prime due stagioni. Quelle che raccontano una storia ispirata alla Bibbia, fatta di tradimenti e misteri, portata avanti da un angelo e un demone incredibilmente alleati. La speranza è che la 3×01 non abbia tutto quel peso che aveva, fino a poco tempo fa, per chi la stava aspettando con ansia.

Probabilmente dovremmo solo imparare a riconoscere l’episodio finale di Good Omens come una piccola parentesi di chiusura, non necessario e non canonico. Un’appendice alla storia principale, una sorta di spin off di contorno.

A quel punto, potremmo scegliere dove far finire la serie. Perché il problema più grande dell’episodio finale di Good Omens è proprio il suo non essere necessario. La serie poteva finire con Aziraphale e Crowley che si dichiarano l’uno all’altro? Assolutamente sì, nella maniera più assoluta sì. Perché, in fondo, non sempre c’è bisogno di saperne di più. Certe volte si può anche concludere con una speranza, con qualcosa in sospeso, con un sogno inespresso.