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Le Serie raccontano, lo sciocco replica (e Gomorra ne sa qualcosa)

gomorra
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Oggi ho deciso di rischiare il collo trattando un argomento piuttosto controverso che ha infiammato i Social nelle ultime settimane (Attenzione! L’articolo contiene SPOILER). Lo scorso 22 dicembre c’è stato il tanto atteso (e discusso) finale della terza stagione di Gomorra. La Serie si è chiusa, per molti, con un colpo di scena, che ha causato scontento e incredulità (qui trovate la recensione degli ultimi due episodi). In realtà, molti indizi disseminati nel corso della stagione erano preparatori alla morte di Ciro di Marzio, ma questa è un’altra storia.

Gomorra - Ciro di Marzio


Quello che ha colpito i più, è stata la reazione che suddetta morte ha avuto sulla maggior parte dei fedeli spettatori di Gomorra. Copiose lacrime hanno accompagnato la scena del confronto tra Ciro, Genny e Enzo “Sangue blu” e ammetto di essere stata una dei tanti a versarne.

Per noi Series addicted non è una novità riuscire a empatizzare e affezionarci a personaggi dalla dubbia (o anche totalmente deviata) moralità.

Basti pensare a Walter White, protagonista di Breaking Bad, e al suo progressivo passaggio al lato oscuro. Ammetto di essere stata contenta di come sia finita la Serie, però non posso negare di aver sempre parteggiato per Walter durante i vari episodi che lo mettevano a rischio, nonostante fosse diventato un assassino senza scrupoli. Oppure, come dimenticare la disperazione dei fan di Sherlock al suicidio di Moriarty? Lo hanno addirittura inserito come cameo nella quarta stagione come grande opera di fanservice! Anch’egli era un assassino, un manipolatore, e diciamolo, un gran pazzoide. Come si giustifica, poi, la bruciante passione per Hannibal, cannibale per antonomasia, protagonista della omonima Serie del 2013?

I detrattori di Gomorra, o almeno quelli in cui mi sono imbattuta, potrebbero affermare che le Serie sopra citate sono opere totalmente fittizie, mentre lo spaccato sulla malavita napoletana è più simile a un documentario.

Sfortunatamente per loro, però, documentario non è. Gomorra, con la sua ambientazione autentica tra le Vele di Scampia, può essere certamente considerata la denuncia di una terribile piaga che tormenta Napoli: la camorra. In primo luogo, però, è  una rappresentazione artistica, portata in scena da attori eccellenti.

Gomorra

Ma quindi, Gomorra spinge realmente all’emulazione, provocando l’aumento della criminalità?

Credo sia chiaro che la mia risposta è no. La cosa che provoca tristezza a uno spettatore accorto e con spirito critico è, anzi, proprio la consapevolezza che quei fatti narrati già accadono. È l’opera d’arte che imita la realtà e non il contrario. Guardare una Serie Tv come se fosse un ufficio stampa del male è un po’ superficiale.

Forse qualche guappetto potrebbe imitare il taglio di capelli di Genny Savastano; in giro per Napoli si vedono anche il tatuaggio di Sangue blu e tanti ragazzi vestiti come lui. Quello che è certo, però, è che queste cose non rendono costoro dei camorristi esordienti. Coloro i quali, invece, aggrediscono persone per strada, compiono atti di vandalismo o peggio, possono solo trovare una giustificazione in quelli che condannano Gomorra. E a chi dice che le Serie Tv dovrebbero educare tutti, soprattutto i ragazzi più a rischio, rispondo che questo è il compito della famiglia, della scuola e delle istituzioni. Se queste hanno fallito, pensate che una Serie Tv potrebbe cambiare le sorti di quei ragazzi? Se così fosse, sarei la prima a gioirne.

A essere criticata è anche l’impostazione della Serie, che si concentra sulle guerre interne ai vari clan e non mostra la continua lotta dello Stato con le mafie.

Innanzitutto voglio ricordare che per quasi tutta la seconda stagione don Pietro Savastano è stato in regime di detenzione 41-bis (carcere di massima sicurezza); ma poi, inserire in maniera preponderante la controparte buona, fatta di poliziotti e magistrati, potrebbe davvero provocare l’illuminazione sulla via di Damasco in tanti piccoli criminali?

Non voglio mettere le Serie sullo stesso livello, ovviamente, ma in Squadra Antimafia, che per lo più segue il punto di vista della polizia, il personaggio più amato era Rosy Abate (mafiosa irrecuperabile, autrice di atti efferati). Quest’anno è uscita addirittura una Serie incentrata solo su di lei. Anche in questo caso ci sono in giro per l’Italia tanti mafiosi potenziali?

Probabilmente, pontificare su Gomorra, che è una Serie di alto livello e di ben altra fama rispetto alle fiction italiane medie, fa più gola ai polemici.

gomorra genny don pietro

La qualità di una Serie, secondo me, è data da due elementi, principalmente: la scrittura e l’interpretazione degli attori. Trovo che Gomorra sia in possesso di un livello alto per entrambe le caratteristiche.

Se Ciro di Marzio è un personaggio a tutto tondo, complesso, sfaccettato e che ha subito una evoluzione significativa (clicca qui per ripercorrere i primi passi dell’Immortale) perché non piangerlo? Nel panorama televisivo italiano ce ne sono così pochi, di personaggi del genere, che è un peccato perderli. Tra l’altro l’interpretazione di Marco D’Amore è davvero magistrale e sono felice di aver scoperto questo talento partenopeo che, ahimè, prima di Gomorra mi era sfuggito.  Si dovrebbe piangere solo per l’uscita di scena di questo attore.

Per cui, in barba ai critici, io vi consiglio di continuare a piangere, commuovervi e gioire anche per i personaggi grigi, o neri, o di tutti i colori. Siamo persone dotate di spirito critico e intelligenza, mettiamo queste qualità a frutto Il giorno in cui inizieremo a indignarci per le cose che ispirano la fiction e non per la fiction stessa, sarà il giorno in cui si potrà godere in pace di un prodotto artistico.

Come dicevano Wilde, Coleridge e Poe, tra gli altri, lo scopo dell’arte è l’arte (art for art’s sake, principio fondamentale dell’estetismo).

In questo caso la frase è provocatoria, visto che appare ovvio che in Gomorra ci sia un messaggio, che risuona ben chiaro. I cattivi esistono, agiscono e fanno una brutta fine. Tutti meritano di morire in questa Serie immersa nel sangue. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Vi lascio con un quesito. Secondo voi, quale potrebbe essere una Serie Tv priva di implicazioni negative, che tutti potrebbero vedere senza rischiare di passare al lato oscuro?

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Written by Ilaria Iasio

Ventiseienne napoletana, laureata in Filologia Moderna, attualmente stagista entusiasta in una casa editrice. Amo la letteratura e le Serie Tv, che spesso e volentieri risucchiano il mio tempo libero e la mia vita sociale. Ho il difetto di analizzare eccessivamente tutto ciò che mi circonda, finendo col causarmi ogni volta un gran mal di testa. Inguaribile romantica e shipper indefessa.

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