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Cosa non ha funzionato nell’ultima stagione di Gomorra

  • Luca Fenu 
Gomorra

Ogni tipo di sentenza su Gomorra è stata consegnata ai posteri da diverso tempo. L’ultima stagione, conclusasi lo scorso dicembre sui canali di Sky, ha fatto tanto parlare di sé, soprattutto per il controverso finale che ha diviso il pubblico tra scontenti e soddisfatti. Nel corso degli anni Gomorra ha abituato il suo pubblico a scossoni e repentini cambi di parere sulla serie, soprattutto dal punto di vista della credibilità dei fatti narrati. Le critiche più frequenti sono state indirizzate alla scrittura di personaggi e situazioni che, a detta di gran parte del pubblico, si sono sempre più allontanate dall’originale proposta delle prime stagioni di Gomorra. In questo articolo proviamo ad analizzare quello che, secondo noi, non ha funzionato come avrebbe potuto nell’ultima stagione della serie italiana più famosa al mondo.

Per ovvi motivi, l’articolo contiene SPOILER.

La fine di ‘o Maestrale proprio non ci è andata giù

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Attesissimo già dalla quarta stagione, quando viene invocato da Genny come salvatore della patria, poi passato un po’ in secondo piano in seguito ai fatti del film L’immortale, in quanto l’attesa si è (inevitabilmente) spostata più sul ritorno del buon Ciro Di Marzio. La vita di don Angelo all’interno dell’universo Gomorra non è stata lunga, e fin qui ci siamo, essendo stato inserito nel cast solo nell’ultima stagione. Però il personaggio ha funzionato eccome, nonostante per come venne introdotto a parole dal boss dei Savastano ci si aspettasse una semi divinità in grado di risolvere tutti i fardelli del protagonista. Seriamente, ‘o Maestrale, interpretato dal bravissimo Mimmo Borrelli, ha scalato subito le gerarchie di gradimento dei fan, con il suo giubbino onnipresente e l’espressione perennemente imbronciata di un killer spietato. Il suo ruolo all’interno del clan è comunque sempre stato piuttosto ambiguo. Relegato ad essere una sorta di braccio armato di Gennaro, con non più di tante aspirazioni future, data anche la sua età.

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Eppure nel cuore dei fan, perlomeno quelli che sono stati per tutta la stagione dalla parte di Genny, ‘o Maestrale ha fatto breccia. E’ rimasto fedele quasi fino all’ultimo, almeno finché poteva, concedendosi al nemico soltanto per amore di sua moglie, donna Luciana. Pensare che potesse essere lei a costare caro a don Antonio non è mai stata utopia, tra le righe si poteva tranquillamente leggere come lei avesse dei piani ben più grossi per il futuro di suo marito, e così è stato. Una fine impietosa però, giunta per mano di Ciro, che in questa serie non ha risparmiato (quasi) nessuno, dal nulla. Siamo d’accordo sul fatto che, essendo un personaggio di per sé secondario introdotto per giunta nell’ultima stagione, non potessero esserci chissà che piani per lui, ma la sua morte ci ha lasciato davvero con l’amaro in bocca, forse gli si poteva riservare un’uscita di scena più dignitosa, tutto qua.

Troppa repentinità: l’onnipotenza raggiunta da Ciro… e la disastrosa caduta di Genny

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Va bene, stiamo parlando dell’immortale, un uomo scampato a un incalcolabile numero di attentati o simili, e proprio per questo non ci stupiamo della misteriosa aura affibbiatagli in quest’ultimo capitolo. Un’aura che l’ha reso una sorta di messia, di santone da seguire agli occhi dei pochi superstiti tra le fila di Sangue Blu, con questi compreso. A noi la storyline di Enzuccio, pronto a morire pur di vedere trionfare lo stesso uomo che aveva fatto uccidere qualche tempo prima, condita da riferimenti semi religiosi, è piaciuta, nonostante l’esagerata esaltazione della figura di Ciro. Va bene tutto, davvero, ma ricostruiamo un secondo l’accaduto. L’ascesa di Gennaro al trono di Secondigliano, in seguito all’assoluzione nelle indagini sull’omicidio di don Pietro, era davvero una formalità. E così è stato. Il boss dei boss è tornato a casa per riprendersi tutto, seppur con modi non troppo gentili e con qualche nuovo nemico disseminato lungo il cammino.

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Ma una volta raggiunta la cima di un impero della droga come quello narrato in Gomorra, una caduta così repentina non ce la si aspetta. Ciro è tornato dalla terra di nessuno, completamente solo, ed in pochissimo tempo è riuscito a costruire una piccola resistenza basata su un esercito di vecchi e nuovi insoddisfatti della tirannia di Gennaro, resistenza in grado, per l’appunto, di detronizzare rovinosamente il re. Ma è stato tutto davvero troppo repentino. L’idea della scalata di Ciro non avrebbe funzionato meglio se fosse stata meno perfetta? D’accordo che Ciro non aveva più nulla da perdere, ma vederlo trionfare in quel modo guidando un esercito di “scarti” (senza voler offendere nessuno, per carità), di delusi, su un boss costruito stagione dopo stagione per essere l’erede perfetto di suo padre, forse è stato troppo. E se siamo d’accordo sul fatto che, di fronte alla possibile perdita di suo figlio, Gennaro non ha fatto altro che dimostrare che anche nelle bestie assassine si cela un briciolo di umanità, allora propio questa sua consapevolezza poteva essere gestita meglio, ben sapendo quali rischi poteva correre.

La lentezza del finale

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Attenzione, non il finale in sé, che in fin dei conti a noi è piaciuto (ve ne abbiamo parlato anche qui) e che non poteva essere più lapidario e conclusivo. Quanto la lunga aria di agonia che si percepisce durante tutta l’ultima puntata di Gomorra. Un viaggio interminabile prima sulla fake ambulanza (anche se conosciamo dei taxi peggiori), e poi sulla macchina di Caronte che guida le anime dei (prossimi) morti attraverso un’Ade di ricordi. Tutto molto poetico e necessario, dato che comunque i due nemici/amici si erano potuti confrontare solo all’inizio della stagione, ben lontano da Napoli. Ma il problema, a nostro avviso, sta nel fatto che l’ultima puntata termini nel momento stesso in cui comincia. Un’attesa snervante in cui siamo sempre convinti che stia per succedere qualcosa di totalmente inaspettato, un episodio al quale nessuno aveva pensato, un particolare di cui non ci si ricordava. E invece nulla, tutto quello che deve accadere, accade. Gennaro si arrende al cospetto del suo popolo (che sicuramente non tarderà a dimenticarsi di lui), viene condotto da suo figlio e sua moglie sulla spiaggia, dove sa già quale sarà la sua fine, nonostante poi non sia esattamente quella pensata. A noi in realtà questa resa dei conti totale è piaciuta, perché tutto è destinato a finire, non può arrivare sempre il “maestrale” di turno a rompere le uova nel paniere, però siamo anche convinti che chi non ha apprezzato il finale (inteso come finale di episodio), sia stato molto condizionato dalla silenziosa e snervante attesa generata lungo tutta la puntata. E’ verosimile pensare che la maggior parte dei fan abbia pensato “finisce davvero così??”, di fronte ad un atto conclusivo estremamente cinico, che si dimentica di ogni tipo di effetto speciale per giungere al punto in modo diretto, ma con la consapevolezza che non poteva piacere a tutti, o forse quasi a nessuno. 

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