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Cosa ci aspettiamo dal finale di Gomorra?

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Da piccoli ci raccontavano delle storie. Erano storie in cui il bene e il male si fronteggiavano e nonostante mille difficoltà alla fine il bene vinceva sempre. Ma Gomorra non è una storia per l’infanzia e dei buoni non ce n’è neanche l’ombra.

Gomorra è una storia di guerra che non risparmia nessuno, né donne, né bambini, né innocenti. È una storia in cui i protagonisti non sono altro che dei soldati, che vengono illusi di poter ottenere qualcosa a ogni battaglia vinta. Non sanno però che, in realtà, sono destinati a perdere. Il loro compito è quello di immolarsi inconsapevolmente a una causa che è l’unica cosa destinata a vincere, a sopravvivere, a prendersi tutto, incluse le loro vite.

I protagonisti di questa storia credono di poter fare la differenza, pensando di essersi guadagnati onore, rispetto e denaro. Fingono di non vedere quanto tutto questo sia costato sopratutto a loro stessi. In cosa ha vinto Pietro Savastano se nonostante le ricchezze accumulate si riduce a vivere come un ratto nascosto dentro a vecchie mura ammuffite? Quale rispetto ha ottenuto Gennaro se guardandosi allo specchio può solo sputare sulla propria immagine, così simile a quella del padre, da lui profondamente odiato? Qual è la vittoria per un uomo come Ciro di Marzio, che ha alle spalle solo le macerie di quello che sono stati i suoi affetti? In cosa può fare la differenza Sangue Blu, se la sua unica alternativa è allearsi con chi ha rubato il futuro a lui, alla sua famiglia e a tutti i suoi amici?

“Sta’ senza pensier”, perché se per un attimo si fermassero a riflettere veramente non potrebbero più negare a loro stessi che non c’è guadagno né riconoscimento nella miseria in cui sopravvivono. Sono tutti dei perdenti, sono tutti morti che camminano. Non è importante quello che faranno perché ci sarà sempre qualcuno che li supererà. In furbizia, in coraggio, in ingegno, in corruzione, in disonestà, in decadimento, in marciume. É un organismo malato che deve sempre e comunque andare avanti, perpetrandosi a discapito di qualcuno, inclusi quelli coinvolti. Un virus, un parassita.

É una lunga discesa verso gli inferi che non risparmia né glorifica nessuno. E in fondo perché dovrebbe? Che cosa hanno fatto di rilevante Scianel, Salvatore Conte, Malammore e tutti gli altri? Hanno solo diffuso il veleno un po’ di più, un po’ più a fondo. Ma è il veleno stesso il protagonista, non una di queste brevi esistenze ed infatti è l’unico sopravvissuto, tutto il resto è stato spazzato via, nella quasi totale indifferenza.

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È così che funziona e per lo stesso meccanismo neanche Ciro o Genny potranno vincere. Perché non saranno in grado di deragliare da quelli che sembrano dei binari già stabiliti per la loro vita. Questa sarà la stagione conclusiva di Gomorra, ma ci vengono comunque presentati nuovi personaggi, nuove storie. Proprio a sottolineare come quest’orribile bestia che è la camorra, abbia comunque bisogno sempre di carne fresca per andare avanti. O’ sistema è come un’infezione, trasforma in morte anche i tessuti sani e non c’è niente che riesca a fermarla.

La serie ci ha abituato a grandi colpi di scena e non per niente anche quest’ultima stagione (la recensione di ciascun episodio la trovate qui), inizia proprio con il ritorno inaspettato dell’Immortale. Il pubblico è felice di rivedere i protagonisti di una storia, iniziata nell’ormai lontano 2014, fronteggiarsi in una conclusiva ed epica battaglia, ma non possiamo aspettarci che uno dei due possa davvero sentirsi un vincitore una volta terminata. Non tifiamo per uno dei due, ma siamo curiosi di sapere come si annienteranno a vicenda. Perché è questo l’unico finale possibile. Una lotta fratricida che è propria dell’essere umano fin dai tempi di Caino e Abele. Il motivo per il quale combattono Ciro e Genny, non è il denaro o la convenienza, ma risiede in tutto quello che si sono fatti e non possono perdonarsi, pur considerandosi fratelli. Sono cresciuti insieme e si completano a vicenda, ma nel loro mondo non c’è posto per entrambi, né sopratutto per un legame come il loro.

Come in una di quelle storie per bambini, in cui si racconta di come la vita del principe di Scampia possa essere interrotta solo dalla mano di qualcuno così dannato, da non poter morire mai. Gennaro e l’Immortale sono consapevoli di essere ciò che all’altro manca. Ciro, freddo e calcolatore. Genny, pericoloso perché accecato dall’irrazionalità. C’è posto solo per uno, gli eserciti sono già schierati.

Gomorra 5 quando esce

Ma non sarebbe straordinario se almeno per un’ultima volta Gennaro e Ciro potessero deragliare da quello che il destino ha già scritto per loro? Perché la loro guerra ha radici profonde e lontane, che affondano in un passato di amore fraterno. E questa è la guerra più pericolosa di tutte perché fatta solo di colpi proibiti, sanno colpirsi dove fa più male. Non avrebbe più senso smettere di divorarsi l’uno con l’altro?

Lo sarebbe e invece no, probabilmente continueranno questo passo a due, ballato con o’ fierro dietro alla schiena. Sono le regole di Gomorra. Ma se l’immortale non può morire, riusciremmo davvero ad immaginarci una Scampia senza i Savastano? Quanto tempo ci vorrebbe prima che Azzurra o meglio ancora il piccolo Pietro raccolgano l’eredità di Gennaro e si mettano sulle tracce di Ciro e tutti i suoi alleati? È una storia che si ripete, tutte le colpe dei padri ricadono prima o poi sui figli. Ma se invece l‘Immortale potesse veramente morire, cosa otterrebbe Gennaro? Tutto si risolverebbe nel restare chiuso nella sua gabbia dorata, un po’ più solo e un po’ più simile a suo padre, rinunciando a quell’ultimo briciolo di umanità che gli rimaneva.

Il libro di Saviano, da cui la serie è liberamente tratta, si propone come un testo di denuncia. Un mezzo di informazione utile per strappare via quel velo di omertà vitale ad ogni forma di associazione mafiosa. L’autore nel mondo reale ne ha pagato il prezzo ma ha regalato a noi, lettori e spettatori, la conoscenza, che è forse una delle migliori forme di libertà. Grazie a Gomorra abbiamo un assaggio di quello che si nasconde nell’ombra dei rioni, delle piazze, ma anche degli appalti e delle elezioni. Ci sono delle pedine, che si muovono strategicamente su una immaginaria scacchiera, ma non ci sono giusti, non ci sono eroi, non ci sono vincitori. Se dal finale di Gomorra lo spettatore si portasse a casa almeno questo, allora si che assisteremmo ad una vittoria.

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