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Ciro l’Immortale

Ciro
Ciro

Patrizia: Signor Parvulesco, qual è la sua più grande aspirazione nella vita?
Scrittore Parvulesco: Divenire immortale, e poi… morire.”

À bout de souffle, 1960, Jean-Luc Godard

Bisogna essere umani per morire. La dura legge di Gomorra si basa su questo assunto naturale per andare a specificarlo, a puntualizzarlo. In Gomorra chi muore è l’Umano, quello con la U maiuscola, lettera che ha il solo scopo di  definire una specie che millanta di essere più che semplice biologia. In Gomorra muore colui che torna a sperimentare la vulnerabilità dei sentimenti, fugando dal giogo che il potere pone sulle spalle.


Ciro Di Marzio è un personaggio che è stato facile odiare. Orfano, entra presto in contatto con gli ambienti malavitosi ed è un passo che gli scrupoli smettono di esistere. Ciro è spietato, è determinato, risoluto, è uno che sa come ottenere quel che desidera e non si cura del prezzo richiesto. Narrativamente, l’orfano viene a rappresentare colui che non ha nulla da perdere, perché ha già perso quanto di più importante. Si è fatto da solo, Ciro, e la sua bramosia di potere non ha confini. La prima ad accorgersene è Donna Imma, e ne pagherà le conseguenze con la vita. Ma sarà solo una delle vittime di Ciro. Friedrich Nietzsche ci insegna che “Quando guardi a lungo nell’abisso, l’abisso ti guarda dentro“, è inevitabile. Ed è così che, rapito dal vortice di violenza e brama, Ciro non si ferma davanti a nulla ed arriva ad uccidere la sua stessa ed amatissima moglie. Quello è stato il punto di rottura. Il buio che si espande e inghiotte la luce.

La forza intrinseca della Serie Tv di Sollima è quella di raccontare un sistema dall’interno, con sguardo endogeno. Può così capitare, durante la fruizione, che lo spettatore s’immedesimi ed empatizzi, per straniarsi un secondo dopo ormai conscio che il seme del Male risiede in ogni anima e che saperlo vedere e riconoscere è il solo modo per dominarlo davvero. Ma quando Ciro uccide Deborah non c’è scampo: lo si odia. Lo spettatore di Gomorra è abituato a guardare la Violenza, il Tradimento e la Menzogna, ma con quel gesto Ciro Di Marzio supera il limite consentito e ci viene in odio come il peggiore dei mostri. Ci fa schifo. E non si è mai sentito parlare di redenzione per la spazzatura.

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In Gomorra non esiste manicheismo, poiché non esiste il Bene; i personaggi rispondono a una sola legge: quella del Potere. Eppure ci sono gesti che non riusciamo ad accettare nemmeno in un mondo che si regge su questa logica. La perdita della figlia, uccisa da Malammore, diviene un passaggio naturale nella rete di vendetta di cui il giovane fa parte. Su quanti morti cammini per arrivare al trono, Ciro? Tutti sono figli, anche gli orfani. E non tutti sono padri, talvolta nemmeno i padri. Ma Ciro padre lo era.

Già all’inizio della terza stagione si inizia a fiutarne la fine. Ciro torna umano quando, trovandosi ancora in Bulgaria, salva la giovane prostituta, regalandoci uno degli episodi più belli. Ma solo negli ultimi istanti dell’ultima puntata, il personaggio si redime, ci commuove e splende in tutta la grandiosità che è propria di questa mastodontica personalità. E ci spezza il cuore in quella che si può considerare la scena più toccante della Serie.

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Nel susseguirsi delle immagini di Ciro al cimitero che piange sulle tombe della moglie e della figlia e dell’ultimo abbraccio con Genny e con la morte, è in questo momento che ci si palesa – finalmente – l’estrema Umanità di chi personificava l’impermeabilità del Mostro.

La morte è il prezzo della fragilità. Ciro è Immortale in quel suo pentimento, in quel suo amore sanguinante. Nella sua resa. Come accade anche nell’Epica, l’eroe – che in questo caso è un antieroe – assurge all’eternità solo grazie alla morte. Laddove si compie la tragedia suprema, viene a consumarsi anche il vero eroismo: non uno senza l’altro. Paradossalmente è solo nella morte che collochiamo l’Immortalità, nell’effimero l’eterno, nel fiore reciso tutto il profumo dei fiori.

Ed è solo nell’affondare di quel corpo nel mare che Ciro diventa davvero l’Immortale.

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Written by Elisa Belotti

Siamo qui per parlare di questo mondo e di mille altri, per ridere, riflettere e immaginare. “Sono un idiota, io sono un pazzo, lo so... ma sono stato una buona lettura, giusto?”, vorrei dirvi che è mia, ma mentirei: è di un tale Hunter S. Thompson. Sperando di poterla dire anche io, un giorno.

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