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Con il quarto episodio, Gomorra: Le origini ha alzato ulteriormente l’asticella in un momento del racconto in cui non era affatto scontato. La serie arriva a un punto di svolta e, quasi senza avvertire, decide di guardarsi allo specchio. Il quarto episodio (che potete recuperare qui) riporta la serie a una sensazione di familiarità profonda, fatta di silenzi, sguardi e tensioni sospese. Parallelamente, la narrazione si arricchisce di traiettorie intime e decisive: da un lato la crescita sempre più allineata di Angelo e Pietro. Dall’altro l’irruzione potentissima di Imma e Annalisa, due figure femminili che attraversano insieme una perdita dell’innocenza destinata a cambiarle per sempre. In questo intreccio di destini, il primo omicidio di Pietro non appare come un rito di passaggio, ma come una necessità già inscritta nel suo percorso. Il prequel alleggerisce i colori, ma non l’anima: Gomorra resta Gomorra, anche quando sembra essere altro. Ne parliamo nella nostra recensione.
Alla fine, c’è molta più Gomorra di quanto pensassimo in questo prequel
La prima sensazione che abbiamo avuto vedendo il quarto episodio di Gomorra: Le origini è familiarità. Sia la regia di Marco D’Amore che la maggiore distensione da un punto di vista sonoro ci hanno riportato con la mente al primissimo Gomorra. La regia concede molto più spazio e molto più tempo agli sguardi e ai silenzi, dando sfogo alla tensione. Caratteristiche che non possono che far ripensare agli stessi lunghi silenzi di Ciro Di Marzio, o di Don Pietro Savastano. Una scelta decisamente interessante a questo punto della narrazione. In un momento di svolta della prima stagione, Gomorra: Le origini abbraccia le sue di origini. L’opera si fa improvvisamente più matura, più consapevole di sé. E’ come se per i primi episodi avesse soltanto lasciato intendere una certa fanciullezza. L’oscurità che accompagna la sequenza del primo omicidio a cui assiste Pietro, nel primo episodio, torna con prepotenza a metà del racconto.
In poche parole Gomorra: Le origini ci ha ricordato che, pur cambiando la forma, alleggerendo la tela con colori più vividi, la serie resta sempre la stessa. Angelo e Pietro sono sempre più allineati. Comunicano mentalmente: la loro intesa è talmente naturale che qualsiasi parola sarebbe superflua. La crescita distinta di questi due personaggi continua a trainare la narrazione. Da una parte Angelo riconosce i propri limiti e corre ai ripari per non farsi trovare impreparato. Il dualismo con ‘O Santo scorre perfettamente: da una parte il principe prescelto, dall’altra un senza Dio, un self made man. Rivali in tutto e per tutto, ma imprescindibili l’uno per l’altro. Nel frattempo Pietro cresce da solo, all’ombra dei giganti, imparando dal suo mentore ma sperimentando per conto suo. Questo nuovo mondo che sembra avergli aperto le porte è la valvola di sfogo che gli mancava, come lascia intendere nel confronto finale con sua madre (su cui torneremo poi).
Ma le vere protagoniste di questa quarta puntata sono Imma e Annalisa, finalmente Scianel
Un tema del tutto nuovo per l’universo Gomorra, forse la sorpresa più interessante e narrativamente potente dell’intero prequel. Per quanto il rapporto tra Imma e Scianel continui a non incastrarsi con quanto visto nella serie originale, occorre una riflessione. Gli errori sono errori, ma mai scelta fu più azzeccata di connettere Annalisa e Imma e condurle, insieme, alla propria personale perdita dell’innocenza. Il canto della giovane Imma è già una dichiarazione d’intenti. L’ombra mai fu esibita di fronte allo sguardo del suo Pietro, e quelle lacrime che le inondano il viso. Imma Ajeta non è più bambina, non è più immacolata. Lo sa perché ormai tra le mura del proprio nido non si sente più a suo agio, si sente sporca. Dall’altra parte c’è Annalisa, che da condannata si vuol fare promessa, invocando la libertà. Anche in questo caso, basta una chiamata silenziosa. Le due si capiscono al volo.
La scena della cena tra Imma, Annalisa e Nicola è di un’intensità travolgente. E la cosa sorprendente è che questa percezione la si assapora tutta nonostante si assista a ciò che già si conosce. Agli autori va fatto un plauso, quello di aver unito queste due donne così diverse tra loro in un momento così significativo per la serie. Gomorra ha sempre narrato di nascita, crescita e caduta dei re, ma mai di ribellione di una regina. E’ un passaggio non solo travolgente, che quasi ruba la scena alla main story, ma soprattutto significativo per l’evoluzione della serie stessa. Annalisa è finalmente Scianel, con un colpo in pieno stile Scianel. Mentre Imma viene trascinata dall’amica a fare quel salto nel vuoto tanto inconsciamente agognato. Ora per entrambe si apre un mondo di cui soltanto loro possono essere padrone, senza piegarsi a nessuno. Senza sognare la libertà.
Pietro Savastano a tu per tu col destino, senza fare una piega
La medesima notte in cui Imma si fa complice attiva di un uxoricidio, Pietro preme il grilletto per la prima volta. Della prima nessuno saprà mai niente, con ogni probabilità, mentre di Pietro la voce si sarà già sparsa in tutta Napoli. Ma nell’azione di Pietro nel momento clou di questo quarto episodio di Gomorra: Le origini, c’è qualcosa di molto più profondo della lealtà. Spara per proteggere Angelo, questo è vero, ma lo fa con una freddezza che ha tutt’altro significato. La fedeltà è la strada scelta da Mimì e Tresette, dopo un commovente ultimo saluto ai propri cari. La fedeltà per Angelo, la scelta di accompagnarlo verso un destino che sembra già scritto. Ma la realtà è che ‘A Sirena non sarebbe mai andato incontro alla morte senza una via di fuga.
Pietro, invece, ha altre motivazioni. Molto più profonde. Più va avanti in questa sua evoluzione e più ci sembra che tutto quanto sia in qualche modo calcolato. O meglio, sembra che Pietro abbia sempre più chiaro ciò che succede attorno a lui. Non vive l’omicidio come una prova, come quel “battesimo” che prima o poi tocca a tutti. Lo vive piuttosto come una normale necessità, una conseguenza inevitabile. Dopo averlo commesso va subito a sputarlo in faccia alla donna che lo ha messo al mondo. Ma lo fa più per sé stesso che per lei. Più per auto celebrare la scoperta della sua vera essenza che per mera vendetta. Il passo indietro di Angelo riguardo lo spaccio su Napoli, poi, sembra darci un indizio su ciò che potrebbe accadere. L’imminente rilascio di ‘O Paisano, mentre sua sorella gli comunica la forza dell’esercito che si sta formando là fuori, potrebbe accendere finalmente quella miccia. E Pietro potrebbe essere protagonista di una nuova rivoluzione.
Luca Fenu








