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Prima di mettervi comodi in poltrona per godervi il ritorno di una Gomorra molto diversa da quella che vi eravate immaginati, prendetevi del tempo per una semplice riflessione. Gomorra: Le origini (che potete recuperare qui) non è Gomorra. La ferocia spietata e la violenza senz’anima lasciano spazio a una profondità davvero sorprendente. La trama ci porta alla scoperta della gioventù di Pietro Savastano, partendo direttamente dal punto di non ritorno verso l’età adulta. Tutto funziona molto bene, dai personaggi alla colonna sonora, passando per una struttura narrativa da manuale che consente a chi guarda di immergersi fin da subito in un mondo inesplorato. Gomorra, dopo Le origini, non sarà più la stessa. Ma state tranquilli, perché non è affatto un male. Ne parliamo nella nostra recensione delle prime due puntate.
Gomorra: Le origini è la storia che nessuno si sarebbe mai immaginato di uno dei villain più feroci della tv italiana
Il primo episodio di Gomorra: Le origini è una notevole prova di scrittura. Lo spettatore viene preso per mano e accompagnato in una fase delicatissima della vita del protagonista: la perdita dell’innocenza. Per tutta la puntata si ha la sensazione di vivere in prima persona ciò che sta vivendo il giovanissimo Pietro. Nella sequenza cruciale della puntata lui se ne sta in disparte, come un’ombra presente, obbligata a guardare e a scoprire la verità. Una amara verità fino a quel momento inconscia, perché Pietro Savastano non è mai stato uno sprovveduto. E questo dettaglio è forse quanto di più prezioso ci venga mostrato in Gomorra: Le origini. Da tempo una delle preoccupazioni più comuni era quella di vedere un personaggio snaturarsi troppo, contrastare ciò che aveva sempre rappresentato. Il Don Pietro di Fortunato Cerlino è probabilmente il simbolo del male in persona nella serialità italiana.
Una violenza implacabile e imprevedibile, un uomo totalmente incapace di provare rimorso o qualunque forma di sentimento al di fuori della rabbia. Non per altro per molti fan il vero Gomorra finisce con lui, con la sua morte, che segna un imprescindibile prima e dopo. Il giovane Pietro Savastano di Luca Lubrano, nonostante questo peso, riesce in una vera e propria impresa: far emergere l’anima di Don Pietro senza snaturarlo. Lo vediamo bene fin dalle prime battute: un Pietro che balla spensierato sulle note di un tempo che non c’è più. Lo vediamo per le strade, farsi spazio nel mondo dei grandi, dei suoi miti criminali, e lo vediamo alla scoperta delle sue naturali doti da leader, da capo. Finora di lui, in realtà, sappiamo ancora molto poco. Ma ciò che appare chiaro in questi primi due episodi di Gomorra: Le origini è che Pietro Savastano non è mai stato uno sprovveduto, nemmeno prima di perdere l’innocenza.
Sugli altri personaggi di Gomorra: Le origini, invece, avevamo pochissimi dubbi
Ma nella prima puntata di Gomorra: Le origini, non c’è soltanto Pietro. Uno degli aspetti che ha permesso a Gomorra la sua longevità è sicuramente la varietà dei suoi personaggi. Dalla prima all’ultima stagione della serie c’è sempre stato un ottimo ricambio di personalità, e non potevamo aspettarci nulla di diverso dal prequel. Si va a creare un trittico molto interessante che, oltre il giovane Savastano, comprende Angelo detto A’Sirena e un misterioso personaggio, ‘O Paisano, protagonista silenzioso all’interno del carcere di Poggioreale. Il primo svolge un po’ il ruolo di Ciro Di Marzio per Genny: un punto di riferimento che, di fatto, avvicina il giovane Pietro al mondo della criminalità. Angelo è una giovane mina vagante: il suo soprannome deriva dalla sua abilità nel contrabbando di sigarette via mare, tra le principali fonti di guadagno per la Camorra negli anni Settanta. Nel secondo episodio ci viene accennata la sua storia, di fatto molto simile a quella dello stesso Pietro.
Angelo è un tipo di poche parole, un leader silenzioso da cui Pietro ha preso spunto. E’ appariscente, ama vestirsi bene e sfoggiare il lusso guadagnato con fatica e sudore. Insieme alla sua batteria “appartiene” alla famiglia del boss di Forcella, don Antonio Villa, ma nel suo sguardo si legge la fame di chi non ha nessuna paura di emergere, proprio come il fu Ciro Di Marzio. D’altro canto, a Poggioreale sta succedendo qualcosa di molto interessante. ‘O Paisano rappresenta, con ogni probabilità, un uomo che ha avuto un impatto devastante nella storia della criminalità organizzata: Raffaele Cutolo. In queste prime puntate di Gomorra: Le origini lo vediamo per brevi spezzoni in coda alle puntate, all’interno del carcere di Poggioreale. Quasi come se vivesse in uno spazio-tempo differente rispetto agli altri personaggi. O’ Paisano, di cui ancora non sappiamo nulla, lavora sotto traccia per creare un esercito e guidarlo verso una rivoluzione che minaccia di mettere Napoli a ferro e fuoco.
La Napoli del prequel, come quella della serie originale, non è un semplice sfondo, ma un personaggio vero e proprio che rafforza l’identità di questo progetto
Dai colori ai costumi, dai simboli alle note di una colonna sonora a dir poco splendida. Napoli e Secondigliano sono cambiate parecchio negli anni, e Gomorra: Le origini ne è la prova. Il mondo in cui cresce il giovane Pietro è povero ma infinitamente più colorato. La miseria trasuda per le vie e rappresenta un vero e proprio tema finora inesplorato: la Napoli bene che ripudia la periferia. Un tema shakespeariano che, in Gomorra, rappresenta una novità assoluta. L’incontro tra Pietro e Imma è l’ultimo frammento di innocenza rimasto nell’animo del protagonista. Imma proviene da una famiglia per bene, da una realtà inconcepibile per Pietro e i suoi amici. E questo, lui, lo capisce fin da subito. Imma sogna un mondo lontano, mentre Pietro resta fedelmente attaccato all’unica realtà che conosce.
La pioggia del primo episodio è un elemento emblematico, quasi poetico. La Napoli colorata e accogliente delle prime scene, tutto d’un tratto si fa cupa, si spegne. Quando Pietro assiste al primo omicidio di Angelo tutto si ferma. Inizia a piovere e la pioggia si fa sempre più intensa, accompagnando il protagonista verso una inesorabile discesa, da spettatore, agli inferi. La stessa pioggia batte forte sulla testa di Angelo, da cui Pietro impara a non fidarsi nemmeno dei fratelli, nel primo grande colpo di scena di Gomorra: Le origini. La pioggia, poi, si interrompe. Ma il sorriso di Pietro si è già trasformato, e nemmeno l’incontro con Imma riesce a placare ciò che ormai è inevitabile: la perdita dell’innocenza. La partenza di questo attesissimo prequel è senza dubbio un colpo da maestri: l’altra faccia di Gomorra, inimmaginabile ma al contempo necessaria.










