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Ha più senso il prequel dei Targaryen, o il sequel dei Guardiani della Notte?

Il 19 maggio 2019 andava in onda l’ultimo episodio di Game of Thrones, una serie tv che ha rivoluzionato il modo di intendere la televisione donando all’immaginario seriale il potenziale di un kolossal. Game of Thrones era un prodotto diverso da qualsiasi altra cosa mai apparsa in televisione e, se già Lost aveva operato la sua piccola rivoluzione, la serie tv creata da David Benioff e D.B. Weiss ha alzato ancora di più l’asticella. Come tutti certamente saprete, il materiale originario da cui è stato tratto lo show targato HBO è il ciclo letterario adult fantasy di George R.R. Martin. Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco è una vera e propria epopea – alla pari de Il Signore degli Anelli o La Ruota del Tempo – in cui l’elemento puramente fantasy (i draghi, la magia) si mescola a quello medievale (il sistema su cui si basa il Continente è di tipo feudale) tratteggiando una storia fatta di intrighi, lotte per il potere, profezie e l’imminente arrivo di un pericolo dal Nord.

E non finisce certo qui! Perché, alla pari dell’illustre collega e “mentore” J.R.R. Tolkien, anche Martin ha ampliato gli orizzonti del suo personale universo letterario scrivendo racconti spin-off e altre opere derivate. Tra queste, la raccolta di racconti nota in Italia come Il cavaliere dei Sette Regni in cui protagonisti sono il cavaliere errante Ser Duncan “l’Alto” e il suo fedele scudiero “Egg”, futuro re Aegon V Targaryen. Oppure l’enciclopedia storica Il mondo del Ghiaccio e del Fuoco, che narra per intero la storia del Continente dalle origini fino alla ribellione di Robert Baratheon. O ancora il volume Fuoco e Sangue, incentrato sulla dinasta Targaryen e ambientato circa 300 anni dei fatti narrati nelle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.

C’era da aspettarselo quindi che, con tanto materiale a disposizione e il successo globale della serie tv, venissero messi in cantiere nuovi progetti televisivi eredi di Game of Thrones.

House of The Dragon

Spin-off della saga originale, Fuoco e sangue costituisce il primo volume di una vera e propria storiografia della casata Targaryen procedendo dalla conquista di Aegon I fino a alla guerra civile della Danza dei Draghi. Proprio questo ultimo accadimento, tra i più belli, sanguinosi ed epici dell’intero ciclo letterario ideato da Martin, sarà al centro dei fatti narrati in House of the Dragon. Il prequel, creato da Ryan J. Condal e George R. R. Martin stesso, arriverà il 22 agosto in America sul canale HBO mentre in Italia si dovrà aspettare fino al 29 e già dai trailer rilasciati promette tre cose: un cast straordinario, la dinastia Targaryen come non l’abbiamo mai vista, i fasti delle prime stagioni di Game of Thrones.

Tema centrale di House of the Dragon sarà la nefasta Danza dei Draghi, guerra di successione scoppiata tra due diversi rami della casata Targaryen per la rivendicazione legittima sul Trono di Spade. Fu una battaglia cruenta che vide fratelli combattersi a vicenda a cavallo di draghi maestosi come non ne nacquero più nei secoli successivi. Alla morte di Viserys I nacque un contenzioso tra la primogenita Rhaenyra, avuta dalla prima moglie Aemma Arryn, e il secondogenito Aegon II, avuto invece dalla seconda moglie Alicent Hightower. In base alle leggi del Continente, il trono spetterebbe al figlio maschio ma tale legge non è mai stata formalmente approvata dai Targaryen. Da questa situazione di impasse, ne consegue un colpo di stato da parte dei sostenitori di Aegon e… non vi resta che guardare House of the Dragon se non sapete come continua la storia.

Game of Thrones

Perché dunque ha senso House of the Dragon? Perché la dinastia Targaryen è una delle creazioni letterari più complesse, ricche e ispirate di Martin. Perché il fascino per il mondo di Game of Thrones non si è ancora affievolito ma bisogna bene indirizzarlo. E, infine, perché il materiale narrativo ha il potenziale per diventare un vero e proprio kolossal televisivo. A pensarci bene, il senso per un prequel incentrato sui Targaryen c’è eccome data la presenza di una controparte letteraria da cui attingere a piene mani. Quello che, invece, non ha senso è un sequel con protagonista Jon Snow.

Il titolo provvisorio del progetto, al momento, è semplicemente Snow e l’idea è partita da quell’uomo che per ben otto stagioni è andato avanti a suon di grugniti, sguardi tristi e laconici monosillabi. Stiamo parlando ovviamente di Kit Harrington e del suo Jon Snow che abbiamo visto per l’ultima volta SPOIERLS in esilio alla Barriera dopo essere stato accusato di alto tradimento per aver ucciso la sua Regina. Si presume, dunque, che il sequel riprenderà da dove ci eravamo lasciati riportando in scena qualche altro personaggio dello show originale magari.

Game of Thrones

Tuttavia, la premessa da cui partirebbe questo supposto sequel di Game of Thrones è totalmente priva di fondamento. Non solo non esiste alcun materiale letterario da cui attingere ma il destino di Jon Snow nella saga non è stato ancora rilevato. Vogliamo ricordarvi – per quei due sulla faccia della Terra che non lo sapessero – che George R.R. Martin sta ancora lavorando agli ultimi due volumi delle “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” e che la trama dell’ultima stagione della serie tv è stato inventata di sana pianta.

Già questo è un ottimo elemento per farci storcere il naso all’idea di un sequel e, se vogliamo dirla tutta, non è che il personaggio di Jon Snow sia stato tra i più carismatici della serie tv originale. Vuoi per la mono espressività di Kit Harrington, vuoi per quella insana voglia di prendere a pugni la sua faccia da cucciolo bastonato, vuoi per l’assenza di un certo savoir faire, francamente ci sono personaggi secondari che sarebbero molto più intriganti da esplorare.