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Quando il villain non è il villain: l’esperienza di King Richard

Serie Tv

Se Galavant è stato un successo – nonostante la serie abbia resistito solo due stagioni, prima di essere ingiustamente cancellata dall’ABC – gran parte del merito è del meraviglioso Timothy Omundson che interpreta niente meno che King Richard, il personaggio più spassoso – e forse più amato – della serie.

Pochi di voi ricorderanno Omundson nei panni di Bel-Hur (Eli nella versione originaria) in Xena: o meglio, lo ricordate ma non lo avete associato a King Richard. E stessa cosa vale per Sean Potter nel Giudice Amy (per chi non ricorda il nome del personaggio, Sean era il capo di Maxine, la madre di Amy).

Il motivo per cui non lo avete riconosciuto è che senza barba è un’altra persona e King Richard ha la barba e i capelli lunghi e ricci. Ed è quasi più figo del protagonista. Di certo, il suo personaggio lo è.

King Richard ci viene subito presentato come il villain della storia: è un re che, invaghitosi di una fanciulla del popolo – promessa sposa all’eroe più eroico che ci possa essere, tale Galavant, appunto! – la rapisce e la porta nel suo castello per farla diventare sua moglie.

Già qui, la cosa suona strana: perché un re crudele e potente, che si diverte a tenere in povertà il popolo e ad ammazzare chiunque, dovrebbe sposare una fanciulla del popolo? Bastava rapirla, divertirsi un po’ con lei, magari metterla a lavorare in cucina, mentre si attentava alla sua virtù. E invece, King Richard, vuole sposarla, farla diventare la sua regina. In un Medioevo in cui la donna contava meno che niente, King Richard la rispetta e vuole renderla onesta.

Se qui già vi eravate resi conto che forse non era così cattivo come sembrava, scoprire che la suddetta fanciulla, Madalena, non è così casta e pura come dovrebbe essere – tanto da preferire diventare regina piuttosto che essere salvata dal suo “vero amore” – ci spinge ad apprezzare ancora un po’ di più il povero Richard. Il re, infatti, non sfiora con un dito quella che ormai è sua moglie, mentre lei se la spassa con chiunque. Insomma, cornuto e mazziato.

Qui ormai siamo già dalla sua parte e lo amiamo incondizionatamente. In fondo, King Richard non è cattivo, è succube della sua perfida moglie e nessuno sembra occuparsi di lui, a parte il suo amico di sempre, Gareth, la sua guardia del corpo.

Dopo vari tentativi – inutili – di conquistare la sua amata, il re capisce che la donna è pericolosa e infida. Vorrebbe liberarsene ma Madalena ha chiamato il fratello di Richard, legittimo erede al trono (aveva abdicato in favore del fratello), per spodestare il marito. Richard, cercando di essere coraggioso, decide di sfidare in prima persona il fratello che, invece, sceglie Gareth.

King Richard e Gareth

Questo vero e proprio colpo di scena è uno di quelli che più ci ha spezzato il cuore. I due sono amici da sempre, sono cresciuti insieme, Gareth ha sempre protetto e spalleggiato il suo re. E ora, non può più farlo.

Il duello non avviene perché Galavant e Richard, divenuti complici, combinano un casino. Uno dei tanti. E vengono arrestati. Gareth li fa evadere. Quando Kinsley lo scopre, vuole ucciderlo, ma Madalena non glielo permette, uccidendolo. No, non è un atto di generosità, semplicemente non vuole condividere il trono con nessuno.

Nella seconda stagione, troviamo Richard e Galavant amici e il loro rapporto evolve. Per non fare troppi spoiler, se ancora non avete visto questa meravigliosa serie (ma dico, che aspettate??), vi dico solo che Richard adotta una lucertola, Tad Cooper, credendola un drago. E si innamora, questa volta sul serio.

E no, non c’è nulla di più figo del piccolo Richard innamorato. Innamorato, coraggioso, che cerca di diventare il re che non è mai stato, ma che vorrebbe essere.

Perché è questa la morale della sua favola: non si può essere re solo per diritto di nascita, ma per proprie qualità intrinseche. E Richard, nonostante tutto, le possiede.

Ci mancherai, piccolo King Richard!

Written by Olimpia Petruzzella

Tra un'indagine con Sherlock Holmes e un viaggio e l'altro col Dottore, sono anche riuscita a laurearmi in Archeologia (River, grazie ancora per quella dritta... e per avermi presentato Euripide!) e fare un master in sceneggiatura alla Silvio D'Amico. Perché siamo tutti storie, alla fine. Ed è meglio farne una buona, no?

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