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Il ritorno di Galavant: perché cominciare la serie

Non potevo scegliere un argomento più difficile di cui parlare, considerando come io sia coinvolta da Galavant, uscita con la prima stagione a gennaio dell’anno scorso e diventata subito un cult per diversi spettatori, o, se non altro, per tutti quegli spettatori che apprezzano il genere musical-comedy.

Intendiamoci, anche Glee ci era stato originariamente passata come una serie TV di questo genere, e direi che la definizione è più che azzeccata. La differenza tra le sue serie è però lampante, ed è una cosa che va al di là della semplice durata degli episodi, o della storia.
Da una parte abbiamo Glee, serie che ha fatto appassionare gente di tutte le età, che ha fatto scoprire ai giovani generi musicali ancora sconosciuti (ricordiamo che la puntata interamente dedicata al “The Rocky Horror Picture Show” ha avvicinato un pubblico sempre maggiore ad uno spettacolo che era conosciuto da un numero davvero esiguo di persone) e che è andato a trattare temi sempre più attuali e, se vogliamo, scottanti. Esempi di questo genere ci sono stati dati anche dalla sesta ed ultima stagione, quando si è trattato del cambio di sesso della coach Shannon Beastie… Pardon, del coach Sheldon.

Diametralmente opposta è invece Galavant, serie con puntate da 20 minuti l’una basata sulla storia di un cavaliere disposto a tutto pur di ricongiungersi con il suo vero amore. E con la spiegazione della trama mi fermo qui, perché voglio evitare di fare qualsiasi tipo di spoiler a chiunque decida di cominciarla.

Se guardiamo bene, tutto ciò che condividono le due serie è il genere. Insomma, a ben guardare la musica la fa da padrona in entrambi gli show, quindi… Perché bisognerebbe guardare Galavant? Mi sono arrovellata parecchio pensando a cosa avrei potuto scrivere per convincere qualcuno a guardare questa serie, ma l’unica conclusione a cui sono giunta era un “DEVI VEDERLO!” urlato a voce altissima. Vediamo se riesco a spiegarmi meglio. galavant
In prima battuta, Galavant, con le sue due puntate da 20 minuti ti fa passare 40 minuti in allegria. Le gag si susseguono una dietro l’altra, e si, possono essere considerate delle gag banali, ma è proprio questo loro essere e il modo in cui vengono inserite all’interno della storia a renderle geniali. Altra cosa che differenzia lo show da qualsiasi altro musical-comedy è la musica. Signore e signori, io mi inchino di fronte alla genialità di Alan Menken! E’ una cosa che nessun fan di Galavant può ignorare. Lo show condensa in sé i generi più disparati (se riguardo la canzone dei monaci, con i loro movimenti così estremamente Bob Fosse, rido ancora!), e le canzoni passano dal dare messaggi comici e ironici, tipo I love you as much as someone like me can love anyone, a messaggi seri o se non altro altamente sentimentali e, in un certo senso, reali; ascoltatevi Love is strange e ditemi se non ho ragione.
In sostanza, Galavant ha preso la struttura di un classico musical di Broadway, trasportandola sul piccolo schermo in un modo in cui, personalmente, ancora non avevo mai visto. Probabilmente questa idea ha reso il genere musical ancora più noto di quanto già non fosse, aumentando la sua notorietà e rendendolo accessibile anche a chi ancora non apprezzava il genere. Io invece, da appassionata quale sono, non sono riuscita a rimanere indifferente: sono letteralmente rimasta affascinata dalla storia, da tutti i piccoli dettagli e da ogni singola nota che esce dalle bocche degli attori, e ho pregato perché alla fine la serie venisse rinnovata.

Con mia somma gioia è successo ed ora, dopo aver visto le prime due puntate della seconda stagione, posso dire che non ha deluso le mie aspettative, e non parlo solo della presenza di Kylie Minogue e della sua splendida performance nel primo episodio. Sono quindi in trepidante attesa di sapere, tra lunedì e martedì (si, insomma, quando escono le puntate sottotitolate), come si evolverà la storia di Galavant e Richard! Voglio sapere se Isabella finirà davvero per sposare suo cugino, o se Chef e la sua amata Gwyn daranno le loro figlie agli Estranei. No, tranquilli, non ho fatto confusione con i telefilm!

Se volete sapere di cosa sto parlando, beh, non vi resta che cominciare questa fantastica serie! E potete credermi, comincerete a cantare prima di quanto pensate il nome GAAAAAAAAAAAAAAAALAAAAAAAAAAAAAAVAAAAAAAAAAAAAAAAAAANT!

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Written by Elena Di Stasio

Ho studiato presso la Constance Billard School for Girls, e sono stata proprio io a scegliere Blair Waldorf come mia erede in quella scuola. In effetti, era la migliore delle mie tirapiedi.
All'università ho scelto di studiare per un periodo alla NYADA, ed ero l'allieva preferita di Cassandra July! Ma ho scoperto che scrivere e recensire sono le mie vere passioni. Ultimamente ho viaggiato fino a Westeros, e da poco mi sono appassionata ai viaggi nel tempo e nello spazio. Non so dove mi porterà il futuro, ma sarò lieta di tenervi aggiornati, dovunque andrò!

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