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Perché Friends è il manifesto (anche) dei trentenni di oggi

Quella chiave è ancora in tasca, nonostante tutto. Sono passati dodici anni dalla messa in onda dell’ultimo episodio di Friends, ma abbandonare definitivamente l’appartamento di Monica Geller è praticamente impossibile. Per non parlare del Central Perk. Oppure del mondo incredibile che le storie complicate di sei semplici ragazzi hanno creato. Un mondo senza tempo, perché il 2004 è tanto lontano quanto è vicina la presenza di un Joey Tribbiani o una Rachel Green nel nostro gruppo di amici. Perché dieci stagioni e 236 episodi non hanno sentito il pesante avanzare degli anni. Perché un grande successo è tale nella misura in cui segna un’era, invece di farsi condizionare dall’epoca nella quale si inserisce.

Friends è un raro esempio in questo senso, e il fatto che sia stata la serie tv di riferimento per la generazione seriale successiva (The Big Bang Theory, How I Met Your Mother e New Girl sono gli esempi più lampanti) non è altro che una naturale conseguenza. Friends stupisce, stupisce sempre. E si può guardare nel 2016 con gli stessi presupposti che avremmo avuto nel 1994 o nel 2004. Prendere un caffè al Central Perk ci farà pensare di esser nati nel 1966, invece che nel 1986. E non è un caso.

Perché Friends è il manifesto (anche) dei trentenni di oggi

friends hobby

Il motivo è presto detto: siamo figli di Friends, divenuti fratelli nell’incredibile magia di un film o una serie tv che scrive sceneggiature infinite nella vita reale dopo aver messo il punto finale in una trama fittizia. Siamo figli di Chandler Bing, più o meno consapevolmente. E nipoti di Woody Allen, per molti versi, grazie alla scrittura semplice di David Crane e Marta Kauffman. Siamo figli di Friends anche quando non abbiamo mai visto un solo episodio e non abbiamo idea di chi diavolo sia Phoebe Buffay, l’amica disillusa che ognuno di noi ha e scopre l’amore rendendosi conto che non è mai troppo tardi per farlo.

Domandarsi il motivo non è semplice come si potrebbe pensare all’apparenza: la risposta naturale darebbe delle responsabilità alle serie tv dell’ultima generazione, condizionate a loro volta da Friends. Non è così: The Big Bang Theory, How I Met Your Mother e New Girl sono la conseguenza di un ragionamento più ampio che include una buona parte dei trentenni che corrono oggi vorticosamente per le strade delle città di mezzo mondo. Se ci pensiamo un po’, Ross Geller è l’anello di congiunzione ideale tra un mondo di certezze svanite dopo sette anni di matrimonio ed un altro di meravigliosa instabilità, capace di toglierci più di una sicurezza sull’amore e renderlo allo stesso tempo, se possibile, un sentimento ancora più intenso.

Spieghiamoci meglio, prima di trovarci seduti su un divano e aver di fronte il povero Gunther senza capire che stia succedendo.

Se è vero che le serie tv sanno essere talvolta uno specchio della realtà che plasma a sua volta alcune dinamiche di base delle nostre vite (The Big Bang Theory ha sdoganato definitivamente i nerd, per esempio. E per fortuna), Friends si è inserito in un mondo, quello dei trentenni newyorkesi, che Woody Allen aveva raccontato prima di ogni altro, plasmandolo a sua volta e portandolo in giro per il mondo con la forza dirompente della quotidianità. Lo scandire delle settimane, dei mesi e degli anni è andato di pari passo con lo scorrere della serie, catapultandoci gradualmente in un nuovo mondo. Woody Allen, genio assoluto del cinema mondiale, non ha mai avuto a disposizione uno strumento così dirompente. New York, a quel punto, non è mai stata tanto vicina a Londra, Parigi, Milano o Cagliari. Siamo diventati il settimo friend, anche se non abbiamo mai visto Friends.

Dal 1994 al 2004, i personaggi sono cresciuti e si sono evoluti mantenendo sempre fede agli stereotipi che hanno abbracciato fin dall’inizio. Sono diventati grandi, senza mai perdere la propria natura. L‘immutabilità dell’amicizia, per molti versi surreale, ha abbracciato l’estremo realismo dell’instabilità dell’amore, base di un incredibile percorso e punto d’arrivo naturale di una strada piena di curve pericolose. L’amore è realmente tale nella misura in cui è la culla di tanti sogni e la tomba di ogni certezza, seppellite comodamente nella speranza che prima o poi cresceremo e troveremo l’anima gemella. Quella che a 20 anni si spesso si sfiora, e a 35 si potrebbe stringere tra le proprie braccia.

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Friends è stata la prima serie tv che ci ha trasmesso il significato più profondo dell’amore, rendendoci dei trentenni sognatori e allo stesso tempo disillusi, pronti ad uscire per la prima volta con l’ennesima ragazza con in testa il pensiero che non sarà quella giusta e nel cuore la speranza di trovarci ad un passo dall’anima gemella tanto ricercata. Ci ha insegnato a chiedere tanto dall’amore e dare tutto per avere in cambio tutto, senza compromessi possibili. Friends ci ha reso dei trentenni instabili che capiranno davvero cos’è l’amore solo nel momento in cui lo vivranno, vivendo allo stesso tempo con la consapevolezza di averlo sempre sempre saputo. Ieri, come oggi. Il manifesto dei trentenni che sono usciti indenni dal millenium bug è valido ancora oggi, nel 2016. È anche il nostro manifesto, quello che riscriviamo ogni giorno.

Se chiudessimo gli occhi per un secondo, ci renderemmo conto che il nostro piccolo portatile si è trasformato in una scomodissima impalcatura fissa. Guarderemmo il calendario e capiremmo d’esser tornati nell’anno in cui è nata la nostra sorella minore. Fisseremmo Rachel, Monica o Phoebe e avremmo voglia di conquistare una di loro. Oppure tutte e tre. Ci sentiremmo immaturi come Joey. Oppure chiusi in un mondo che non è più quello che pensavamo fosse come Ross. Sennò, in alternativa, faremmo una battuta sarcastica e ci renderemmo conto che Woody Allen e Chandler sono padre e figlio. Se chiudessimo gli occhi per un secondo, scopriremmo di avere una chiave in mano, la settima. Quella capace di riportarci all’interno dell’appartamento di Monica ogni volta che lo desideriamo. Questa storia non finirà mai, e la nostra è appena iniziata.

Antonio Casu 

Un saluto agli amici di Le migliori frasi di F . R . I . E . N . D . S e FRIENDS (Italia)

 

 

Written by Antonio Casu

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