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Forse non è la fine – La prima puntata dopo l’ultima puntata di Sense8

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Cosa succede dopo l’ultima puntata delle vostre serie tv preferite? ‘Forse non è la fine’ è la prima puntata (immaginaria) dopo l’ultima puntata delle vostre serie tv preferite. Oggi è il turno di Sense8 (qui trovate una recensione della serie), l’apprezzatissima serie Netflix.

La neve scende imperterrita mentre Riley corre all’impazzata con una gran paura nel cuore: Whispers è subito dietro di lei, lo avverte chiaramente, e non le dà tregua. L’aria si fa sempre più gelida e il vento diviene così forte da farsi quasi come un muro trasparente. Basta solo un attimo e la ragazza perde l’equilibrio, scivola rovinosamente a terra e cade battendo la testa: i passi si avvicinano sempre di più. È finita. Ormai l’ha vista. La donna chiude le palpebre. “Fa’ che non sia vero”.

Sense8
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Riley apre gli occhi. Niente neve. Sopra di lei solo il soffitto bianco. Sotto le sue dita, invece, morbide coperte e la calda pelle del compagno insieme al quale la sera prima ha chiuso gli occhi. Will è già sveglio e le accarezza piano i capelli. La dolcezza del suo tocco intenerisce la ragazza che in tutta risposta si stringe forte a lui. “Ora basta con gli incubi“.

Will dà un bacio sulla fronte alla compagna e si alza stiracchiandosi: la mente libera e sgombra come non la sentiva da mesi. Niente più fughe, niente più nascondigli, niente più bloccanti: solo lui, Riley e la sua assurda famiglia che di lì a poco sarebbe ripartita distribuendosi per tutto il mondo. Con questi pensieri in testa, Will ritorna agli ultimi eventi, alla sofferenza patita, all’ansia, all’angoscia, alla paura di non poter sopportare altro dolore. Poi si sofferma sulla ragazza coi capelli arruffati che è rannicchiata nel loro letto. “Ne è davvero valsa la pena“.
A questo punto si dirige in bagno con cuore leggero e si sciacqua la faccia. Guardandosi allo specchio, Will vede una donna coreana salutarlo con un sorriso furbo. Gli occhi vigili, l’atteggiamento composto in tutto eccetto che per un leggero rivolo di sudore che le sgorga dalla fronte. Così Will la saluta di rimando.

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Di fronte a lei Mun le chiede quasi affannato “Sei pronta per il secondo round?“. “Stavo solo salutando un amico. Sono pronta“. Risponde lei prima di lanciarsi contro l’avversario. È una danza di colpi, un bilanciato scontro di arti, di sguardi: un elegante scambio di mosse tanto prevedibili quanto inaspettate, un linguaggio segreto che silenziosamente racconta più di mille parole. Guardando Mun, Sun vede speranza, un futuro sereno, carico di promesse. Così, mentre prepara il colpo successivo, la ragazza sorride come poche volte si era permessa di fare in vita sua. La vita di una ragazza seria che aveva dovuto sempre restare in seconda linea.

“È tutto dannatamente perfetto”.

Nomi si concede del tempo per ammirare la propria fede, prova di fronte al mondo intero di un amore totalizzante, simbolo di rispetto, complicità e devozione. Sua sorella le sorride e la abbraccia da dietro “Te lo meriti. Vi meritate a vicenda“. Allora Nomi si alza e va incontro alla sua famiglia: stringe forte suo padre, poi, si ferma di fronte a sua madre. La donna le sorride timidamente “Vieni qui, Nomi” e lei lo fa, lasciandosi cullare da quella mamma ritrovata e facendosi sfuggire una solitaria lacrima che le riga il volto. “Ora vado: lei mi aspetta“. Così, Nomi prende la valigia, sospira e si dirige all’auto. Amanita le sorride radiosa. “Sei pronta?“.

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Sono nato pronto“.
Lito legge con convinzione il copione, poi però lo getta lontano. Gli sembra qualcosa di già visto, uno dei tanti film girati e dimenticati. Daniela fa una smorfia e scrolla le spalle. “Io penso che dovresti accettare solo i ruoli che più valorizzino il tuo talento, ormai te lo puoi permettere“. Hernando sorride mentre si pulisce gli occhiali.

“Puoi essere tutto ciò che vuoi, Lito”. E per la prima volta in vita sua, Lito sente che è realmente vero, perché ormai non c’è più nulla da nascondere, nessun pesante segreto da proteggere.

Possiamo essere chi vogliamo“.

Possiamo cambiare le nostre vite. Dare speranza. Costruire invece che distruggere. Possiamo davvero migliorare le cose se lavoriamo assieme, impedendo al male di decidere per noi, di controllare le nostre vite e di approfittarsi di noi. Io ci credo fermamente! E appena tornerò da voi vedrò di dimostrarvelo e di ripagare la fiducia che avete riposto in me. Questa è una promessa“.

Capheus conclude così il suo primo discorso dopo la vittoria. “Avete prestato attenzione? Le ottimistiche parole del neoeletto Capheus Onyango ci infondono speranza….” Ma l’uomo, una volta finito di parlare, ha smesso di ascoltare le parole dello speaker radiofonico. Si augura davvero di non deludere i suoi elettori, ma dentro di sé ha una grande paura. Che può fare un semplice autista per sanare le piaghe del suo popolo?

Poi, una mano forte gli stringe la spalla. “Tranquillo, amico. Noi saremo con te“. L’uomo si volta e vede un paio di rassicuranti occhi azzurri.

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Wolfgang allora si ritrae e si prende un minuto per assaporare con lo sguardo il panorama che gli si staglia di fronte: quella dolce e malinconica sensazione che solo una città come Parigi è in grado di regalare. L’uomo si lascia trasportare da questo senso un po’ amarcord e ripensa con nostalgia alla madre e alle tante avventure vissute insieme a Felix in quel di Berlino come se da allora fosse passata una vita intera. Fatica quasi a ricordare chi fosse prima di unirsi ai suoi compagni, di provare emozioni non sue, di far viaggiare corpo e mente a distanza di continenti: prima di sentirsi davvero completo, prima di scoprire lati di se che nemmeno sapeva di avere, prima di Kala.

La donna sbuca al suo fianco senza far rumore e gli passa una coperta sulle spalle. “Ti aspetto dentro, qui si gela“. Poi ritorna in camera e attende. Aspetta le persone più importanti della sua vita, uomini meravigliosi che, per qualche strana ragione del caso, hanno scelto di stare con lei.

Come sono arrivati a quel punto ormai non lo ricorda nemmeno e quasi non rammenta come tutto sia iniziato.

Fatto sta che a Kala scappa una risata se ripensa a quando si recava al tempio per chiedere che il suo personale demone biondo smettesse di tentarla. Che faremo ora? La donna non ne ha davvero la minima idea, ma quello di cui è sicura è con chi vuole stare. Qualche volta accettare quello che non sappiamo controllare si rivela essere la scelta migliore della nostra vita: allora l’ignoto di colpo non sembra più così spaventoso. La porta della suite si apre e la testa di Rajan fa capolino “Ho portato  le brioches”. Wolfgang rientra in camera con uno sguardo ammiccante in volto e Kala, guardandoli, si sente a casa.

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Gli Champ de Mars brulicano di turisti, pieni di vita e di colori. È lì che, ai piedi della tour Eiffel, luogo dove il giorno prima si era tenuto un certo matrimonio, un variegato gruppo di persone si dà appuntamento. Il sole è alto, ma non per questo fastidioso e una brezza scuote dolcemente i fili d’erba. Abbracci, risate, sorrisi: l’ultimo saluto prima del grande arrivederci, del ritorno di ciascuno alla propria vita. Così viene facile sedersi vicini, raccontarsi e cantare a squarciagola cercando di rimandare il più possibile il momento della separazione. C’è chi ha tanti progetti in mente: un azienda da rivitalizzare, una città da riqualificare, una carriera da portare avanti. Chi invece non ha ancora idea di dove il destino lo condurrà, chi ancora non ha le idee ben chiare e forse ha un po’ paura.

Non c’è niente di più spaventoso che vedere un sogno che si avvera“.

E ora? Otto teste adagiate su un prato verde che guardano il cielo. Un unico cuore che batte all’unisono mentre le loro menti si stringono in un abbraccio. Completezza, calore, pace. Questa è solo una piccolissima parte delle emozioni che i nostri Sense8 provano al momento.
Riley allora chiude gli occhi, e, quasi inconsapevolmente, inizia a canticchiare a bassa voce un motivetto che tutti conoscono fin troppo bene. Non ci vuole molto prima che le voci dei compagni si aggiungano alla sua. Il risultato che ne fuoriesce è davvero buffo: accenti diversi, ritmo altalenante, risate che spezzano le frasi della canzone, ma è perfetto così com’è.

E ora sembra giusto andare andare avanti. Perchè, si sa: è doloroso separarsi, ma in fondo se c’è qualcuno che può gestire la lontananza e la distanza quelli sono proprio loro, che sono otto parti di un’unica anima condivisa. Loro che nelle loro differenze sono fatti della stessa carne, che condividono gioie e dolori, sogni e incubi, speranze e timori.

Si dicono arrivederci con un grande abbraccio collettivo e salutano i corrispettivi amici e partner. Poi si allontanano. Prenderanno treni e aerei e si divideranno in continenti diversi, parleranno lingue differenti, ma ci saranno sempre gli uni per gli altri.

Passerà forse un’ora prima che sul prato rimangano solo due persone ad ammirare intensamente la torre illuminata stagliarsi su un cielo che si tinge di scuro. Will si perde un attimo a contemplare lo spettacolo che gli si para dinnanzi, poi di colpo si riscuote: Riley non è al suo fianco. La paura di colpo lo attanaglia, così si alza e corre a cercarla. Ha fatto già una ventina di metri, quando la voce di lei lo richiama. “Tranquillo sono qui“. Will si gira di scatto e la raggiunge. “Scusa. Non volevo essere così apprensivo. È l’abitudine“.

Sai, credo proprio di aver appena capito una cosa“. Dice lei, poi si ferma un istante e lo fissa negli occhi prima di continuare. “Una nuova generazione è in arrivo“. Detto questo prende la mano del compagno e se la pone sul grembo. “Un nuovo cluster di sensate”.

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La luna sopra di loro rischiara il cielo, lo stesso cielo che contemporaneamente, da qualche parte nel mondo, verrà guardato da quegli individui ancora misteriosi che di lì a poco si ritroveranno ad abbracciare una realtà più grande di loro, a sperimentare emozioni indescrivibili, mai provate prima. A vivere una vita amplificata, straordinaria.

Chissà da dove proverranno, che aspetto avranno, quali saranno le loro passioni, le loro aspirazioni. Chissà chi ameranno, cosa vorranno, chi sceglieranno di essere

Riley non può fare a meno di provare una grande angoscia: ripensa al terribile parto di tanti anni prima durante la tormenta di neve, alla sua bambina perduta, all’angoscia e all’indicibile dolore privato. Ma è un attimo, poi la paura passa: sono tutti attorno a lei, che la stringono.

Andrà tutto bene. È una promessa“.

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Written by Benedetta Vanotti

Cool, cool, cool, cool, cool, cool, no doubt, no doubt, no doubt.
Sono Benedetta e ogni tanto scrivo.
Se mi state cercando probabilmente mi troverete seguendo l'eco delle mie risate mentre guardo una bella comedy.

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