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Forse non è la fine – La seconda puntata dopo l’ultima puntata di Fringe (5×15): La pagina bianca

Cosa succede dopo l’ultima puntata delle vostre serie tv preferite? ‘Forse non è la fine’ racconta gli ultimi episodi (immaginari) successivi all’ultima puntata delle vostre serie tv preferite. Oggi è il turno del secondo episodio di Fringe (Qui potete leggere il primo).

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Fringe 5×15 – La pagina bianca

fringe
Fringe

Olivia aveva appena convinto Etta a tuffarsi nella vasca per un lungo quanto necessario bagnetto, quanto sentì la voce di Peter insolitamente frettolosa che annunciava il suo allontanarsi dall’appartamento. La cosa la colpì particolarmente. Invero, già nel corso del pomeriggio passato al parco, aveva ravvisato qualcosa di strano nel suo sguardo. Nei suoi occhi c’era lo spettro di una singolare e repentina malinconia.

Olivia Dunham nei suoi anni alla Fringe Division si era sempre contraddistinta per il suo intuito. Il suo passato ricco di turbolenze aveva certamente contribuito a dotarla di quella sensibilità straordinaria che lei aveva sempre vissuto come un peso piuttosto che come un pregio. Eppure, senza quel piccolo super potere nascosto nella sua mente, probabilmente tra lei e Peter non sarebbe mai scoccata quella scintilla di magia che la faceva sentire meritevole di felicità.

“Mamma, papà è andato dal nonno Walt?”

La vocina di Etta distolse Olivia dai suoi pensieri. La sua bambina sostava con sguardo interrogativo in una distesa spumosa di bollicine, ogni tanto un po’ d’acqua le sfiorava le labbra ed era impossibile non scoppiare a ridere di fronte alle faccine stizzite della bambina mentre il sapore pungente del sapone le pizzicava la lingua.

Penso proprio di sì! In questo momento sono sicura che staranno preparando qualche pozione magica super segreta, sai com’è fatto il nonno

Non era affatto facile dire bugie a Henrietta. C’era qualcosa in lei che le conferiva un nonsoché di saggio. Sembrava sapere sempre qualcosa in più di loro anche quando, come suo solito, inciampava nelle parole e nell’aggrovigliarsi dei suoi pensieri sognanti di bambina.

Olivia non aveva mai creduto nei miracoli, ma Etta era la cosa che più si avvicinava ad essi. Tuttavia, per il momento, la sua mente era rivolta a Peter, così si affrettò a sistemare Etta e le sue curiosità e digitò il numero di Peter sul suo cellulare. Il rincorrersi del suono d’attesa senza risposta scavava nel cuore di Olivia, riportandole alla mente lontani flashback che pensava di aver definitivamente rimosso dalla sua vita e dalla sua memoria. Fu allora, all’ennesimo squittire rauco del telefono, che decise di chiamare la tata e andare in laboratorio. Sentiva di dovre andare lì, sentiva che in qualche modo Peter aveva bisogno di lei. E l’orecchio vigile della sua mente non sbagliava mai. Neanche questa volta.

Quando arrivò nel cortile antistante l’università di Harvard sentì chiamare il suo nome in lontananza. Era Astrid Farnsworth.

Fringe
Astrid – Fringe

“Olivia, hai visto Walter? Sono ore che provo a chiamare senza ricevere risposta.”

Nella sua voce c’era la stessa velata preoccupazione che risiedeva nel cuore di Olivia. Ormai il sinistro presentimento di poco prima si era tramutato in un’assurda certezza di irreversibilità. Non fu necessario rispondere alla domanda di Astrid, che entrambe si affrettarono a raggiungere il laboratorio, che era il quartier generale della Fringe Division.

L’articolata ragnatela di corridoi che precedeva il seminterrato non era mai sembrata così lunga, tortuosa e affollata. Quando finalmente raggiunsero la porta d’ingresso la spalancarono chiedendo in coro del dottor. Bishop.

Ma al suo interno trovarono solo Peter, che sostava silente al centro del laboratorio. Il volto accartocciato nel dolore, gli occhi fissi sullo schermo di un televisore dal muto scricchiolare. Intorno a loro si avvolgeva un silenzio di marmo che nessuno osava infrangere ma che, allo stesso tempo, invocava risposte.

Olivia Dunham si avvicinò al suo amato quasi in punta di piedi. Non sapeva nulla, ma in un modo a lei sconosciuto intuiva tutto. Ora più che mai era chiamata a svolgere le sue funzioni di agente, di moglie e di amica per Peter. Avrebbe fatto di tutto per ritrovare Walter. Ne era certa.

Il suo corpo fu attratto da quello di Peter come un magnete, lo raccolse in un abbraccio con la speranza che tale gesto fosse capace di nascondere e custodire le lacrime silenziose di entrambi. Solo allora fu in grado di parlare. Di chiedere.

“Peter, cosa succede? Dov’è Walter?”

Peter, ancora incapace di proferir parola, le indicò lo schermo del televisore e fece ripartire il video che lui aveva visto e rivisto già svariate volte, sperando che la fitta che sentiva nello stomaco si attutisse in qualche modo.

Olivia e Astrid ascoltarono in silenzio lo strano addio di Walter, poi fu di nuovo il silenzio alla Fringe Division.

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Fringe

“Peter, cosa significa tutto questo?” Chiese Olivia.

“Non ne ho idea, è tutto il giorno che percepisco questa singolare sensazione di già visto. È come vivere in un perenne déjà vu. Tra l’altro, Astrid sai cos’è questa specie di siringa? l’ho trovata qui vicino alla videocassetta di Walter, ma non ho idea di cosa sia.”

Astrid prese quello strano aggeggio tra le mani e, silenziosa come suo solito, si diresse verso i suoi strumenti per potre analizzare il liquido giallastro presente all’interno dell’oggetto.

“Sembra ci siano tracce di Cortexiphan all’interno del liquido, oltre che un ingente quantitativo di Benzodiazepina e Scopolamina, sembra una sorta di scudo protettivo o qualcosa del genere, venite a vedere.”

Peter e Olivia si avvicinarono ad Astrid per osservare meglio il liquido all’interno del dispositivo.

“Penso che sia il caso di fare una visita alla nostra Nina Sharp, non credi Peter?”

Così, Peter Bishop e Olivia Dunham si incamminarono verso la loro autovettura, mentre Astrid era impegnata a effettuare ulteriori esami sul campione appena prelevato.

Il viaggio verso l’edificio della Massive Dynamic fu un viaggio piuttosto silenzioso.

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Sia Olivia che Peter erano ostaggio dei loro pensieri, formulavano le teorie più disparate e cercavano di dare un senso alla latente quanto ingombrante consapevolezza che non avrebbero più rivisto il loro Walter.

Arrivati a destinazione si precipitarono nell’ufficio di Nina Sharp. La loro irascibile fretta era come una nota stonata all’interno di quell’edificio che brillava di una composta e fredda pulizia.

Nina sostava serafica sulla sua poltrona. Per lei i giorni sembravano non passare mai. Era imperturbabile come il dilagante bianco del suo ufficio, la cui unica nota di colore era data dal rosso fiammante dei suoi capelli.

“Peter, Olivia… vi stavo aspettando”

Nina con la solita stoica pacatezza estrasse una piccola chiave dalla tasca della sua giacca e aprì un cassetto situato sul lato sinistro della sua scrivania. Al suo interno giaceva una busta da lettere bianca recante l’elegante e frettolosa calligrafia di Walter Bishop. “Per quando sarà il momento”.

Nina consegnò la busta a Peter e, iniziò a parlare prima che questi avesse la possibiltà di aprire la busta a lui indirizzata.

A Peter sembrava quasi di giocare a una pericolosa caccia al tesoro. Ma niente di tutto questo era anche solo lontanamente divertente, e ad attenderlo alla fine del gioco non c’era nessun tesoro. O almeno era quello che Peter pensava.

“So che in questo momento siete in preda alla confusione, non riuscite a capire dove sia finito il dottor. Bishop e quale sia il significato della siringa che Olivia stringe tra le mani. Bene, tutto questo non mi stupisce. Ciò che è successo è qualcosa di piuttosto singolare, un normale cervello umano fatica a comprendere il paradossale articolarsi della scienza e il pericoloso intrecciarsi del tempo. Walter tempo fa, anzi dovrei dire tempo in avanti, ha fatto una scelta importante. Ricorderete di certo quello strano bambino che ritrovaste sul sito di demolizione di un vecchio edificio.”

Olivia e Peter, che ascoltavano lo scrosciare delle parole di Nina inermi, fecero un cenno impercettibile con la testa per confermare a Nina che si ricordavano molto bene di lui.

Ovvero uno dei casi più singolari che avevano affrontato con la Fringe Division. Così Nina continuò il suo discorso.

Fringe

Che non fosse un semplice bambino lo avevate intuito da tempo, ma dietro tutto questo c’è molto di più. Senza Walter e il bambino noi in questo momento non staremmo qui a conversare, e l’intero pianeta sarebbe nel bel mezzo di un’invasione. Vedete, quel bambino era un’anomalia. Nel 2167 degli scienziati norvegesi hanno creato quelli che sarebbero diventati gli Osservatori. Una forma avanzatissima di essere umano, dalla spiccata intelligenza, ma privi di emozioni. Proprio gli Osservatori, avrebbero viaggiato nel tempo giungendo nel 2015 per invadere la Terra e sottomettere l’umanità. Le conseguenze sarebbero state devastanti. Walter, tuttavia, ha accompagnato l’Osservatore bambino nel futuro, per far comprendere al team di scienziati che è ben possibile fare in modo che emozioni umane e intelligenza avanzata convivano nello stesso cervello. Ecco a cosa serviva la siringa che avete portato qui.”

Peter e Olivia si lasciarono travolgere dalla mole di informazioni che Nina gli stava comunicando, anche se una parte di loro sembrava già sapere tutto questo. Ogni singola parola che fuoriusciva dalla bocca di Nina aveva il sapore di un ricordo lontano, leggero come una bolla di sapone che si infrangeva sul loro presente. Istante dopo istante, quella sensazione di pesantezza che sostava imperterrita nel loro stomaco sembrava dissolversi e lasciare spazio a un sentimento nuovo e sconosciuto. La Speranza.

“Quindi, quando tornerà nel presente? Possiamo metterci in contatto con lui in qualche modo, raggiungerlo? Devo parlare con lui” Asserì impaziente Peter.

No Peter, non capisci? Tutto quello che ti ho raccontato è successo davvero, ma grazie a Walter non accadrà più. Ho incontrato il bambino non molto tempo fa, è stato lui a comunicarmi tutto questo, io ho visto quello che voi avete dimenticato e che si è dissolto nello scorrere degli avvenimenti. Entrambi continueranno a vivere nel futuro ma non potranno più tornare indietro perché diventerebbero un paradosso. Capire tutto questo non è stato semplice neanche per me caro Peter, ma è tempo di accettarlo. É tempo di vivere. Walter ha smesso di sfidare le leggi della natura, ha siglato un armistizio d’amore e ti ha regalato qualcosa che hai il dovere di non gettare al vento: il tempo. Lascia che la speranza inondi il tuo cuore, lascia che questa scacci via il dolore. Lo devi a lui, Peter. Ora che sai tutto, sei pronto ad aprire la lettera che Walter mi ha affidato per questo preciso istante.”

Peter guardò la lettera che stringeva tra le mani.

Fringe

Non aveva il coraggio di aprirla ma sapeva che era giunto il momento di farlo. Strappò con pacata veemenza la carta ed estrasse un foglio dal suo interno. Si aspettava di trovare un altro disegno, come il tulipano di quella mattina. Qualcosa che gli fornisse una soluzione, uno schema, una qualsiasi cosa per far fronte a tutta questa assurda vicenda.

Ma quello che trovò fu una semplice pagina bianca. Non c’era scritto, nè disegnato nulla al suo interno. Fu allora che Peter capì. Era il momento per lui di scrivere il suo futuro, la sua storia. Era il momento di crescere e dirsi addio, fare finalmente pace con la natura e adagiarsi su di essa.

ll suo animo si rasserenò come il cielo dopo un temporale e sulle sue labbra si poggiarono piano in un sussurro le parole “ti voglio bene papà“, mentre il ricordo lontano dello sguardo di Walter che svaniva nella luce accecante di un wormhole emergeva ombroso nella sua memoria. Il futuro iniziava ora.

Domani sera (martedi) alle 21.30 uscirà la terza e ultima puntata della miniserie – Forse non è la fine: Fringe 5×16. Vi aspettiamo!

Scritto da Clotilde Formica

Scrivo, mi piace farlo.

Mi piace scivolare via veloce sulla cresta dei pensieri che si affollano, si inseguono, si punzecchiano e a volte mi scappano.

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