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9 grandi film del nuovo millennio che hanno fatto del romanticismo il loro più grande punto di forza

2) Y Tu Mamá También – Anche tua madre (2001)

Tu Mama Tambien è il capolavoro di Alfondo Cuaron

Se c’è un film che riesce a mescolare desiderio, libertà e trasformazione, quello è Y Tu Mamá También. Diretto da Alfonso Cuarón, questo road movie messicano ci catapulta nella vita di due adolescenti, Julio e Tenoch, e nella loro avventura on the road insieme a Luisa, una donna più grande che li accompagnerà verso la costa ma soprattutto verso l’età adulta. Non è un film romantico nel senso classico del termine, e forse è proprio questo il suo fascino. L’amore qui non è idealizzato, ma è fatto di sperimentazione, fragilità, e anche disillusione. I tre protagonisti vivono una serie di momenti intensi, a tratti scomodi, in cui il desiderio si intreccia con la scoperta dell’altro e di se stessi. È un film che parla anche di confini: geografici, sociali, sessuali.

Luisa è il motore emotivo del viaggio, e attraverso i suoi occhi e le sue scelte vediamo come l’amore possa essere una scelta dolorosa ma necessaria, e come ogni relazione, anche quella più breve, possa lasciare un segno indelebile. La voce fuori campo e l’estetica realista creano un contrasto poetico tra il tumulto dei sentimenti e la realtà cruda del Messico contemporaneo. Il romanticismo, qui, è un fuoco che brucia in fretta ma che scalda a lungo. Un film che ti lascia addosso quella nostalgia dolceamara delle cose che potevano essere e non sono state. (qui trovi invece le 30 storie d’amore migliori delle Serie TV)

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3) Call Me By Your Name (2017)

Tra i migliori film Netflix troviamo Call Me By Your Name

Tra i film romantici più chiacchierati di sempre

Ed eccoci qui, molti di voi lo aspettavano tra i film romantici. Un’estate italiana, la luce dorata di un pomeriggio, un paio di biciclette e un amore che nasce piano, quasi senza volerlo. Call Me By Your Name, diretto da Luca Guadagnino, è una poesia visiva e sensoriale sull’innamoramento adolescenziale, sul desiderio e sulla scoperta dell’identità. Elio (Timothée Chalamet) e Oliver (Armie Hammer) si incontrano nella campagna cremasca, in un’atmosfera sospesa tra studi classici e giochi d’acqua, e costruiscono giorno dopo giorno un legame fatto di sguardi, silenzi, curiosità e intimità crescente. Il film non ha bisogno di grandi dichiarazioni d’amore: bastano i dettagli, i gesti, i non detti a farci capire che quello tra i due protagonisti è qualcosa di profondo e irripetibile.

Il romanticismo qui è fatto di attese, di respiri trattenuti, di emozioni che esplodono e poi si ritirano. Guadagnino gioca con il tempo, con la musica (indimenticabile la colonna sonora firmata da Sufjan Stevens) e con l’ambiente per raccontare un amore che lascia il segno. Il monologo finale del padre di Elio è una delle dichiarazioni più toccanti mai scritte sul diritto di sentire tutto, di non anestetizzarsi, e di custodire nel cuore anche i dolori più grandi, perché sono la prova di aver amato davvero. Un film che, semplicemente, ti spezza e ti ricompone. (ecco le 17 storie d’amore più sincere delle Serie Tv)

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