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Caro Diario, sono io, Cassie

Caro Diario, sono io, Cassie. Non so cosa sto facendo, non so perché sono qui a scrivere: forse perché non mi conosci, non giudichi e non posso incontrarti. O forse perché per la prima volta ho la certezza che qualunque cosa io ti dica nessuno la saprà mai. Ho paura di uscire da qui. In camera mia non ci sono sguardi o risate; non sono “quella che è andata a letto con l’ex della propria migliore amica”. Sono solo io, Cassie. E almeno per un po’ posso guardarmi allo specchio senza provare una vergogna che mi mangia viva. No, non è vero. Io non ho fatto niente. Mi è più facile respirare se penso che siano loro i cattivi e non io. Ho sempre voluto essere vista (chi non lo vuole): da quando papà non c’è più sento un vuoto costante, un pozzo arido che nessuno riesce a colmare e soprattutto a capire. So che a te posso chiederlo: se fossi stata più brava, bella, intelligente sarebbe rimasto? Se ne fossi valsa la pena, sarebbe ancora qui? Non ho fatto niente eppure mi sento colpevole.

So bene cosa vedono gli uomini quando mi guardano; mamma non ha mai capito quanto mi facessero male i loro sguardi lascivi e quanto mi sentissi spaesata ai pranzi di famiglia nel capire che non importava cosa dicessi, nessuno mi avrebbe guardato in faccia. Con il tempo ho iniziato a crederci: è difficile che qualcuno sia interessato a me se non per portarmi a letto, giusto? Giusto?

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Sidney Sweeney nella seconda stagione di Euphoria

McKay ci ha provato ad amarmi; ci ha provato davvero e io l’ho lasciato fare. Non so se mi volesse bene o desiderasse qualcuno accanto che lo facesse sentire bene (faccio fatica a capire la differenza), ma il freddo che sentivo scompariva quando mi abbracciava. Mi sentivo protetta, mi sentivo giusta. Sì, ho fatto un casino. Ma tu non puoi giudicarmi. Giusto? So bene cosa stai pensando. E Nate?

Non immagini, caro Diario, quanto fossi gelosa: di Maddy, dei suoi capelli, del suo fidanzato perfetto. Si comportava come se niente fosse mai abbastanza quando semplicemente non si rendeva conto di avere tutto. Non l’hai mai capito, Maddy; non hai mai davvero compreso il fuoco che gli scorre dentro e brucia ogni cosa che incontra. Ma io sì. Io l’ho visto. E so anche che nei momenti peggiori, anche quando lo aspetto per ore a casa e lui non arriva, finirà per tornare da me. So che pensa a me, non a te. Perché io lo accendo e lui mi accende; ho smesso di essere invidiosa perché sei tu quella spezzata, non io. Devo crederci, voglio crederci.

So di valere perché mi ha scelta, mi ha preso e tirato in piedi e finalmente mi sento vista.

Andava tutto bene. Mi guardavo allo specchio e vedevo qualcuno di accettabile, di giusto: pelle immacolata, denti bianchi, capelli lisci. Finalmente non dovevo pensare, decidere o giudicare niente perché avevo qualcuno che lo faceva per me. Camminavo per i corridoi con lui che mi stringeva la mano e pensavo “è così che ci si sente ad essere innamorati”. Almeno fino a quando Lexi non ha messo in piedi quella stupida recita.

Lexi, la sorella minore di Cassie, in Euphoria

Non hai mai capito, sorellina, quanto fossi invidiosa di te. Certo, non avevi i ragazzi più belli e non andavi alle feste migliori, ma respiravi. Camminavi a testa alta. Ho sempre avuto la sensazione che riuscissi a vedere te stessa perfettamente e che sapessi che tutto sarebbe andato a posto prima o poi. Io? Non sono mai riuscita a mettere a fuoco. Per tutta la vita sono andata avanti sperando che un riflettore puntasse finalmente nella mia direzione; alla fine mi sono ritrovata seduta al buio a guardarti prendere il mondo. Gli applausi, l’ammirazione, le risate. E sapevo la cosa più importante: non li avevi chiesti a nessuno.

Non ho afferrato subito. Forse è successo mentre guardavo la ragazza bionda muoversi come la marionetta che non pensavo di essere, o forse quando ho incrociato il tuo sguardo per una frazione di secondo; ma alla fine ce l’ho fatta. Non solo ho capito che non riesco a vedere niente, ho sentito cosa vedi tu quando mi guardi. E mi ha fatto schifo. Mi hai ferito, Lexi, e vorrei che soffrissi come soffro io ora. Al tempo stesso vorrei stringerti e dirti che andrà tutto bene, quando sappiamo entrambe che la roccia sei tu e non io. Mi sento così friabile, come se potessi scomparire da un momento all’altro. Vorrei chiedere scusa a tante persone. Vorrei scappare via e non tornare più. Vorrei rimanere qui per sempre perché è l’unica cosa che conosco: fuori da qui, chi sono? Vorrei prendere a pugni Nate e vorrei baciarlo fino a dimenticare. Più di tutto vorrei che mi guardasse, vedesse me e mi dicesse che vado bene, sono giusta. Non sono spezzata, rotta o vuota. Vedere, vedere, vedere. Cosa vedo quando mi guardo, cosa vedono gli altri? Non lo so e ho paura. E se un giorno mi svegliassi e non riconoscessi più il riflesso che mi osserva nello specchio? Papà, Nate, Mckay, Maddy. Senza di voi a illuminarmi, finirò nell’ombra?

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Il gruppo storico di amiche nella prima stagione di Euphoria

Non so cosa sto facendo, non so nemmeno chi sono senza qualcuno accanto. So solo che vorrei salire su quel maledetto palco, indossare i pattini e ballare. Girare fino a quando non metto più a fuoco niente e forse, per un attimo, tornare a respirare.

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