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House e Wilson – Una delle amicizie più forti e commoventi mai viste in televisione

“Sopportare il dolore per fare del bene a qualcuno a cui tieni: non è questa la vita?”

Dr. House – Medical Division 08×21

La trama di Dr. House – Medical Division può essere ridotta a queste tre semplici parole: sopportare il dolore. Il dolore è quello dei pazienti che, episodio dopo episodio, sperimentano sulla propria pelle alcuni tra i più inspiegabili e singolari sintomi fisici causati da non-diagnosticabili malattie rare, e allo stesso tempo quello dei loro impotenti familiari, spettatori passivi dello spettacolo che il destino ha brutalmente scelto di offrire loro. Il dolore è nascosto in quella linea sottilissima che lega l’etica morale al puro e semplice egoismo, riassumibile nella figura dell’antieroe per eccellenza Dr. House, il moderno Sherlock Holmes con il camice del Princeton-Plainsboro Teaching Hospital che salva le vite dei suoi pazienti nella speranza di salvare se stesso da quel dolore che non è in grado di sopportare. Per House infatti risparmiare la morte a un nuovo sconosciuto paziente è perfino secondario rispetto al processo di risoluzione di quel nuovo intricato rompicapo diagnostico, l’unica azione in grado di distrarlo dal suo dolore cronico, irresponsabilmente soffocato da massicce dosi di Vicodin. Le malattie dei suoi pazienti si riducono così a semplici enigmi da risolvere, puzzle da comporre cinicamente e in maniera totalmente distaccata muovendone incautamente i pezzi nell’illusoria convinzione che il dolore possa essere controllato. E ci prova sempre, House, a esercitare qualsiasi strategia di controllo sul dolore, che sia abusando di antidolorifici o evitando il contatto con i suoi pazienti, arrivando persino a sfuggire ai più basilari rapporti umani che porterebbero inevitabilmente a nuove scottanti delusioni poiché l’unica incontestabile verità che la vita gli ha insegnato è che tutti mentono.

Tutti, eccetto Wilson.

Wilson è per Dr. House ciò che Watson rappresenta per Sherlock Holmes: è la voce della sua coscienza, è il pezzo mancante di quel puzzle che si affanna a completare, è il suo lato più umano e vulnerabile che non teme il dolore ma lo attraversa a testa alta a bordo di una Harley-Davidson.

Dr. House
House e Wilson – Dr. House – Medical Division 08×22 (640×360)

L’amicizia tra House e Wilson è essenziale nella progressione del protagonista, oltre a essere una delle più reali, potenti e commoventi mai viste in televisione. Wilson è la lente colorata nel mondo in bianco e nero di House, l’emisfero destro del suo pragmatico, realistico e impenetrabile universo interiore. Wilson è privo di quell’approccio investigativo e distaccato che caratterizza House, così come differenti sono i loro campi di specializzazione. L’oncologia di Wilson è infatti rassegnata al dolore poiché, talvolta, è sufficiente un singolo, minuscolo pezzo per impedire la risoluzione del puzzle. Il cancro è noioso dirà infatti House, il cancro è incontrollabile, meschino, silenzioso, indecifrabile, tutt’altro che enigmatico. Quando tocca a Wilson, il cancro è persino incurabile, tanto quanto lo è il dolore di House, vittima dell’ennesima bugia della vita, incapace di rispettare – ancora una volta – la sua promessa di felicità.

Vittima o carnefice della sua esistenza infelice?

Gregory House sembra temere la felicità più di quanto fugga dal dolore, allontanandosi da essa non appena rischia di avvicinarsi al punto da sfiorarla. “L’amore e la felicità non sono altro che distrazioni” nel suo cinico mondo esistenzialista, in cui a ogni problema corrisponde una soluzione, a ogni tassello la sua pedina, a ogni sintomo una cura. La vita è solo il susseguirsi di causa ed effetto, di insindacabile logica che non lascia spazio all’irrazionalità dei sentimenti, almeno fino a che non è la stessa realtà a perdere ogni senso: il miglior oncologo dell’ospedale ha il cancro, una malattia talmente banale da non aver bisogno neppure di una lista di soliti sospetti da annotare sulla lavagnetta bianca per venire a capo del mistero, un killer noioso che si palesa non appena compie il suo omicidio. Al suo unico e solo amico, all’unica persona che gli è sempre rimasta vicina nonostante tutto, restano solo cinque mesi di vita. Wilson morirà e non esiste enigma che House possa risolvere per impedirlo, tranne uno, quello che non hai mai voluto leggere tra le righe delle sue ipotesi investigative: House deve fronteggiare per la prima volta il suo dolore per il bene di qualcuno a cui tiene, e quel qualcuno non può che essere Wilson.

House uccide (metaforicamente) se stesso, il suo ego, la sua logica impenetrabile che non lascia spazio ai sentimenti, la sua paura di amare, sacrificando ogni cosa per il suo migliore amico Wilson, l’unico che non gli ha mentito neppure durante la bugia del suo funerale.

Dr House
Dr. House – Medical Division 08×22 (640×360)

“House era uno str****” dirà Wilson in ricordo del compianto amico nel corso del suo funerale, un uomo talmente egoista da anticiparlo persino nella morte ponendo il suo dramma in primo piano rispetto a quello di un malato terminale, seppur non abbastanza crudele da lasciargli credere di essere morto ancora per molto. “Sono morto, Wilson. Come vuoi trascorrere gli ultimi 5 mesi della tua vita?”. Sacrificare tutto per qualcuno che si ama potrebbe sembrare quasi scontato nel contesto televisivo/cinematografico, ma non per House, l’uomo che ha lasciato andare la sua Cuddy quando ha capito che quel barlume di felicità avrebbe finito per renderlo un medico peggiore, l’uomo che ha subordinato la sua vita all’imperativo dell’iper-etica medica, in nome della quale ha ignorato qualsiasi legge o freno morale superando ogni limite, divieto, norma, confine solo per assicurare la salvezza ai suoi pazienti, solo per assicurare a se stesso una ragione di vita. Risolvi l’enigma ad ogni costo, salva il tuo paziente, ripeti il processo ancora e ancora senza lasciarti distrarre da alcuna interferenza. L’amore è una distrazione. La vita di House è il suo lavoro, niente conta più del suo lavoro, niente ha mai contato più del suo lavoro fino a che non ha incontrato Wilson, a cui restano solo pochi mesi di vita. L’amicizia tra House e Wilson va oltre la morte e va persino oltre la vita, quella che aveva sempre vissuto fino a quel momento e che ora non ha più alcuna importanza.

You Can’t Always Get What You Want recita un brano dei The Rolling Stones citato più volte dal protagonista nel corso delle otto stagioni che compongono il medical drama cult del piccolo schermo. Non sempre si ottiene ciò che si vuole è solo uno dei tanti mantra che House continua a ripersi con rassegnazione, sottolineando quanto la vita vada passivamente assecondata mentre compie il suo disegno. Tutti mentono, nessuno cambia: è in questi pensieri dicotomici che racchiudono il pessimismo esistenziale di House che è tuttavia possibile scorgere ancor di più la grandezza del suo sacrificio. In quel mondo bianco o nero in cui nessuno cambia mai per davvero, House ha scelto di cambiare tutto, di abbandonare le sue più salde convinzioni in nome di qualcosa che va oltre se stesso, in nome di qualcuno che non l’ha mai abbandonato. Lo struggente, bellissimo, malinconico finale di Dr. House è la più pura celebrazione dell’amicizia a cui sia possibile assistere, è un inno alla vita, al cambiamento e soprattutto alla fiducia nel fatto che, proprio quando non si ottiene ciò che si vuole, è possibile trovare ciò di cui si ha realmente bisogno.

You can’t always get what you want
But if you try sometime you’ll find
You get what you need

The Rolling Stones – You Can’t Always Get What You Want (1969)