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Le 7 cose che più ci mancano di Dr. House

Dr. House – Medical Division è una Serie Tv che non ha bisogno di presentazioni. Apparsa sui nostri schermi nel lontano 2005 – nel 2004 negli USA – ha fatto sì che tutti noi ci appassionassimo al format del medical drama.

Dr. House, da questo punto di vista, però, non è stata una novità: un suo predecessore era stata E.R. – Medici in prima linea (Serie di successo andata in onda dal 1994 al 2009). La travolgente novità di Dr. House non è data, infatti, dalla sua ambientazione in un ospedale o dalla varietà e peculiarità dei casi proposti in ogni episodio. La novità e la bellezza della Serie sono dati proprio dal suo protagonista:

un medico non convenzionale, cinico, menefreghista nei confronti dei colleghi e dei pazienti, che non si fa scrupoli a mentire, manipolare e scaricare le proprie responsabilità su qualcun altro.

Gregory House è il primario del reparto di medicina diagnostica del fittizio Princeton-Plainsboro Teaching Hospital, specializzato in nefrologia e infettivologia. Si potrebbe affermare, a essere onesti, che la sua specializzazione sia l’ignoto. House, infatti, sceglie sempre di occuparsi solo dei casi che lo mettono in difficoltà e lo stimolano intellettualmente. Odia svolgere attività ambulatoriali e quando è costretto a occuparsene ne approfitta per divertirsi insultando un po’ l’intelligenza dei pazienti.

Sono già sei anni che Dr. House è terminata con l’ottava stagione, ma sono sicura che i nostalgici non sono pochi. Sono tantissimi gli elementi che rendono questa Serie un prodotto di qualità, ma soprattutto un prodotto che ha fatto breccia nel cuore degli spettatori (nonostante, o forse proprio a causa, del singolare protagonista). Vediamo insieme le 7 cose che ci mancano di più e che ci tengono attaccate allo schermo quando ci capita di vedere una replica di questa fantastica Serie Tv!

1) La genialità

house bastone

La prima cosa che balza all’occhio guardando un episodio di Dr. House è che il suo protagonista è un totale bastardo; la seconda è che è difficile rispondergli per le rime e “metterlo a posto” perché ha quasi sempre ragione.

Il dottore, infatti, è un genio della diagnostica, che riesce a risolvere i casi anche a distanza, senza visitare i pazienti. Vi ricorda qualcuno? Predecessore letterario di House è proprio il detective Sherlock Holmes (Ho(l)mes – House, ci avevate mai fatto caso?), che, come è noto, riesce a risolvere i misteri più complicati quasi a colpo d’occhio, spesso sminuendo le facoltà intellettive dei clienti (che sono narratori inattendibili delle loro stesse vicende) e usando il metodo deduttivo. Anche House cerca di avere a che fare con i pazienti il meno possibile, perché ritiene che tutti mentano e quindi sia più intelligente studiare il loro contesto (come la casa o il luogo di lavoro) per riuscire a costruire un chiaro quadro clinico.

Gli episodi si sviluppano in una struttura ben consolidata: c’è la presentazione del caso clinico, la prima diagnosi errata, la messa in discussione delle informazioni ricevute (o ricavate dalle ricerche del team), l’epifania (nell’80% dei casi del nostro geniale medico) e risoluzione del caso.

Bisogna ammettere che il momento in cui House dipana la matassa e salva la vita al paziente (che molto probabilmente aveva anche insultato in precedenza!) è davvero soddisfacente. Ma da un genio ci si aspetta questo e altro.

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