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The Perfect Neighbor – La Recensione del nuovo (scioccante) documentario Netflix

The Perfect Neighbor

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Il nuovo documentario Netflix The Perfect Neighbor è disponibile sulla piattaforma dal 17 ottobre 2025. Racconta una vicenda sconvolgente accaduta a Ocala, in Florida: una madre di famiglia, la 35enne Ajike “AJ” Shantrell Owens, viene uccisa dalla sua vicina, la 61enne Susan Lorincz, dopo un’escalation durata anni di liti di vicinato, denunce, tensioni razziali e chiamate alla polizia. La particolarità del film sta nel linguaggio visivo: è raccontato quasi esclusivamente attraverso filmati di body-camera della polizia, registrazioni del 911, video di sorveglianza e testimonianze registrate, senza interviste frontali o ricostruzioni drammatizzate.

Il risultato? Un vero e proprio “docu-thriller” reale, che pone domande su diritto alla difesa, razzismo quotidiano, armi da fuoco, territorio e potere.
In questo articolo ci addentriamo nel dettaglio di alcune scene agghiaccianti. Vi avviso, sarà impossibile non fermarsi a riflettere (e piangere) durante la visione di questa terribile vicenda americana. Siete pronti a entrare in questa storia? Bene: iniziamo. (Guardalo subito qui su Netflix)


The Perfect Neighbor: tensione di quartiere e tragedia annunciata

The Perfect Neighbor è il nuovo scioccante doumentario firmato Netflix

All’inizio sembra solo una di quelle storie di convivenza difficile di cui molti abbiamo sentito almeno una volta. Bambini che giocano troppo vicino a una proprietà privata, una vicina che si lamenta del rumore, qualche telefonata alla polizia. Ma in The Perfect Neighbor ogni piccolo screzio si trasforma in un tassello di una tensione che cresce giorno dopo giorno. AJ Owens vive con i suoi quattro figli in un tranquillo quartiere residenziale. Dall’altra parte della strada, Susan Lorincz, una donna bianca di 61 anni, si sente costantemente minacciata dal caos dei bambini e dal “disordine” della famiglia accanto.

Le lamentele diventano ossessione, le parole si fanno sempre più dure, fino a sfociare in un gesto irreversibile: uno sparo attraverso la porta di casa che toglie la vita ad AJ. La forza del documentario sta nel modo in cui ci accompagna verso questa tragedia inevitabile. Non ci sono effetti drammatici o musiche invadenti: solo le immagini reali, che parlano da sole. E mentre assistiamo all’escalation di rabbia e incomprensioni, ci viene spontaneo chiederci: quante volte una situazione simile potrebbe nascere anche dietro la nostra porta? E quanto basta, davvero, per far perdere la misura?

Dolore e indifferenza: le emozioni che travolgono lo spettatore

Una scena di The Perfect Neighbor, il nuovo scioccante doumentario firmato Netflix

La parte più potente del documentario è quella emotiva. Il momento in cui i figli di AJ apprendono della morte della madre è di un’intensità quasi insostenibile. Non servono parole: gli sguardi, i pianti soffocati, il silenzio che riempie la stanza parlano da soli. È in quell’istante che The Perfect Neighbor smette di essere solo una narrazione di cronaca nera e diventa un dramma universale. (I 10 migliori documentari che puoi trovare su RaiPlay)

Colpisce anche la figura di Susan Lorincz. Non la vediamo mai davvero pentita, mai completamente consapevole del dolore che ha causato. La sua freddezza disarma, la sua indifferenza gela. È come se avesse agito convinta di essere nel giusto, protetta dal proprio senso di “diritto” e dalla legge. E questa assenza di empatia è forse l’aspetto più disturbante di tutto il film. Guardandolo, è impossibile non provare un misto di rabbia e impotenza. Perché sappiamo che AJ avrebbe potuto essere chiunque: una madre, una vicina, una persona comune che si ritrova vittima di un sistema dove la paura e la diffidenza valgono più della convivenza. E allora la domanda è inevitabile: quanto ci stiamo abituando all’indifferenza?

Giustizia e armi: la legge del “Stand Your Ground” spiegata da The Perfect Neighbor

La scena dell'interrogatorio del docu-film netflix

Un elemento centrale del documentario è il modo in cui affronta la questione legale. In Florida, come in molti altri stati americani, vige la legge “Stand Your Ground”: chi si sente minacciato può usare la forza – anche letale – per difendersi, senza l’obbligo di arretrare o fuggire. È questa la difesa invocata da Susan Lorincz dopo l’omicidio. Attraverso i filmati delle bodycam, assistiamo a decine di interventi della polizia nel corso dei mesi precedenti. Tante occasioni mancate per fermare l’escalation.

Ci si interroga su quanto le autorità abbiano sottovalutato il pericolo e su come la cultura delle armi renda ogni conflitto potenzialmente mortale. Il processo a Lorincz diventa così il riflesso di un Paese che si interroga su se stesso. La donna verrà infine condannata, ma la sensazione è che la giustizia arrivi troppo tardi. The Perfect Neighbor non punta il dito, ma mostra quanto sia fragile il confine tra paura e violenza, tra difesa e vendetta. E ci spinge a riflettere: in un mondo dove chiunque può armarsi, può davvero esistere la sicurezza? (I 5 documentari da non perdere su Disney +)

Uno specchio dell’America (e di noi stessi)

L'assassina del docu-film firmato Netflix
Credits: ABC

The Perfect Neighbor è un documentario che lascia un segno profondo. Non solo perché racconta un fatto di cronaca, ma perché ci mette davanti a una realtà scomoda: la solitudine, la rabbia e la mancanza di empatia che attraversano la società contemporanea, a volte, posso portare a conseguenze irreversibili. È una storia americana, certo, ma parla anche a noi europei. In Italia le armi non sono così diffuse, e la legge non permette di “sparare per difendersi” con la stessa facilità. Eppure, i conflitti di vicinato, le tensioni quotidiane, le incomprensioni che degenerano non ci sono affatto estranei. Ciò che cambia è solo la conseguenza, non la radice del problema.

Alla fine del documentario rimane una domanda che risuona a lungo: quanto conosciamo davvero chi vive accanto a noi? E quanto siamo disposti ad ascoltare prima che sia troppo tardi? The Perfect Neighbor ci ricorda che la convivenza non è un diritto automatico, ma un equilibrio fragile da proteggere ogni giorno. (5 documentari sulle truffe da vedere su Netflix)