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Come rapinare una banca – La recensione del nuovo docufilm true crime Netflix

Netflix continua a espandere la sua offerta di contenuti documentaristici di alta qualità con How to Rob a Bank, o, in italiano, Come rapinare una banca. Approdato sulla piattaforma questo 5 giugno 2024, questo interessantissimo prodotto, mescolando stili e generi diversi, racconta la vera storia e le imprese di Scott Scurlock. Trattasi non di una persona comune, ma di un noto criminale soprannominato “Hollywood “, che ha fatto la storia della sua epoca. Diretto da Seth Porges e Stephen Robert Morse, questo documentario sui generis offre infatti un ritratto approfondito in merito a uno dei rapinatori di banche più prolifici nella storia degli Stati Uniti, intrecciando la storia personale di un uomo a dir poco particolare con il contesto culturale della Seattle degli anni ’90.

Vale dunque la pena di recuperare Come rapinare una banca? Per scoprirlo, vi lasciamo alla nostra recensione del docufilm.

La versione animata di Come rapinare una banca, solo su Netflix.

Partiamo da questo presupposto. Per quanto incredibile e cinematografica, la storia raccontata dal documentario è vera, a riprova di come molto spesso, la realtà superi la fantasia di autori e sceneggiatori.

La premessa?

Scott Scurlock, un ex studente di medicina convertitosi alla criminalità, è diventato famoso per le sue rapine in banca meticolosamente pianificate e per l’uso di trucco prostetico per camuffarsi di così alta qualità da essergli valso il soprannome di “Hollywood“. Non parliamo dunque di un criminale da quattro soldi, ma di un uomo che, durante il suo periodo di attività, ha rapinato, con l’aiuto di alcuni complici, almeno diciassette banche nella zona di Seattle, accumulando un totale di quasi 2,3 milioni di dollari. Emulo del personaggio di Patrick Swayze nell’acclamato film Point Break, Scott Scurlock è noto soprattutto per aver eluso a lungo le forze dell’ordine per anni, aspetto che lo ha da sempre avvolto da un alone di mistero e fascinazione, se non addirittura di celata ammirazione, per il suo genio criminale.

Una storia già di per sé interessante che viene raccontata in modo altrettanto interessante.

La regia di Porges e Morse è dinamica e coinvolge lo spettatore, che non rimane mai annoiato dalla narrazione e dal ritmo del docufilm. Grazie a un continuo passaggio tra testimonianze dirette, ricostruzioni con attori che fanno rivivere alcuni dei momenti più importanti della sua storia, animazioni e immagini di repertorio, il pubblico è infatti costantemente tenuto sull’attenti. D’altra parte, il materiale da cui attingere non manca. I due registi hanno infatti trascorso ben quattro anni a ricercare e a raccogliere informazioni per il documentario. La coppia ha infatti scoperto dettagli inediti, offrendo una nuova prospettiva su una storia già di per sé affascinante, ma che per chi non è americano risulta nuova e inesplorata. Attraverso interviste con poliziotti e investigatori che si sono occupati del caso, amici, conoscentie addirittura complici, il documentario dipinge un quadro completo e complesso dell’incredibile storia di di Scurlock.

Uno dei complici di Hollywood.

Nell’epoca in cui il genere true crime (qui trovate le serie più disturbanti del genere), in qualsiasi sua forma, non fa altro che spopolare e mietere successi dopo successi per la sua capacità di esplorare la psicologia criminale e complesse indagini, il documentario di Netflix si inserisce perfettamente nel filone mescolandosi al sempre affascinante mondo del genere heist (e delle truffe) che ha dato vita a molte amatissime pellicole.

Uno degli aspetti più affascinanti di Come rapinare una banca è la varietà delle interviste che offre.

Il documentario presenta testimonianze di complici, poliziotti e conoscenti di Scurlock, offrendo una gamma completa di punti di vista. Le interviste con i complici, come Steve Meyers e Mark Biggins, forniscono infatti una visione interna delle operazioni di Scurlock e delle dinamiche personali tra i membri della banda. Le loro confessioni e i loro ricordi rendono la narrazione ancora più avvincente, umanizzando i criminali e raccontando retroscena, dettagli e particolari. Le interviste con i poliziotti che hanno lavorato al caso, come il detective Michael Magan, completano lo scenario. Esse mostrano infatti la seconda faccia della medaglia, offrendo una prospettiva unica su come le forze dell’ordine, anche secondo diverse modalità, abbiano affrontato la caccia a uno dei rapinatori più astuti della storia americana.

Grazie a tali testimonianze e alle prove raccolte dagli ideatori del docufilm, Come rapinare una banca restituisce il ritratto tridimensionale di un uomo davvero unico nel suo genere: brillante, anticonformista, ma guidato non solo dall’ingegno, ma anche da una spasmodica ricerca di brivido e di adrenalina, di rischio e di eccitazione, come i personaggi dei grandi film e romanzi.

Trattandosi di un docufilm, Come rapinare una banca non si limita solo a includere testimonianze e mostrare immagini di repertorio.

La pellicola infatti si occupa anche di ricostruire su schermo tutto ciò di cui non abbiamo fonti visuali. Da un lato, tramite scene ricreate con ambientazioni anni ’90 e attori in carne ed ossa (Scott è infatti interpretato dall’attore Jordan Burtchett), da un altro per mezzo di animazioni. Esse, in tutta la loro semplicità, rappresentano momenti quotidiani e chiave della vita di Hollywood e fungono da transizioni tra le varie interviste. Le sequenze animate danno infatti un tocco di innovazione alla storia. Esse permettono infatti ai registi di rendere il tutto visivamente più stimolante e coinvolgente, ma aggiungono anche un elemento di creatività che distingue questo documentario da altri prodotti appartenenti al genere.

Non limitandosi solo a ricostruire il caso, le rapine e l’esito finale della vicenda, Come rapinare una banca abbandona il tipico oggettivismo documentaristico e, ancor prima di raccontare il criminale, ci parla di un uomo, spingendo lo spettatore a nutrire una certa empatia per quell’uomo così speciale e carismatico. Accanto a lui, grande protagonista della storia è senza dubbio la città di Seattle degli anni ’90. Una città in fervente cambiamento culturale, con la sua atmosfera di innovazione e ribellione, che si percepisce anche dalla musica, che include brani iconici della scena grunge degli anni ’90, immergendo lo spettatore nell’atmosfera vibrante di Seattle durante quel periodo.

In conclusione, How to Rob a Bank è un documentario di cui consigliamo caldamente la visione.

Intrattenente e ben realizzato, il docufilm offre infatti una visione approfondita e con un proprio riconoscibile stile all’appassionante storia di uno dei criminali più ingegnosi. Un must-watch per gli appassionati di true crime (qui trovate i docufilm più inquietanti) e per chiunque sia interessato al genere heist. A riprova di come Netflix si confermi una maestra nel produrre contenuti documentaristici di alta qualità, capaci al contempo tanto di informare, quanto di intrattenere lo spettatore.

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