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Dexter adesso è muto

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Quando Miami diventa il quadro perfetto di una condizione imperfetta, e l’uragano dipinge i toni apocalittici di un finale che pretende di essere una diegesi del senso di fine, Dexter realizza che il suo ruolo nella società è troppo più debole dell’attore che lo interpreta.
Così svanisce, si dilegua nella tempesta filtrata a tratti da quel rosso che gli scorre troppo più nei pensieri che nelle vene.

Ma il mare è sempre stato generoso alleato di Dexter, e lo sarà anche stavolta.
Negli ultimi istanti, il soggetto è chiaro e la carrellata che avvicina l’inquadratura al volto del protagonista ci suggerisce uno scenario a noi familiare: la voce narrante dei pensieri che fanno da monologo interiore.
Eppure Dexter tace.
Chiude gli occhi e poi li riapre, prima della dissolvenza finale, con un gesto che sembra mimare morte e vita – in quest’ordine – del protagonista, a cui lo spettatore ha assistito in pochi consecutivi istanti finali.

Serie Tv dexter

Il setting della scena esprime la lentezza tipica della modalità di storytelling adottata nella serie: quella appunto della voce narrante attraverso i pensieri dell’ematologo forense, che però in questo caso non defluiscono. Ci troviamo quindi in una posizione inedita, asintotica rispetto a ciò che ci aspettiamo.
Allora cos’è che accade davvero nel finale di Dexter?
Cosa c’è in quei pensieri assordanti che, per l’ultima volta, ci aspettiamo di sentire ma che non verranno mai pronunciati?

Dexter è l’esasperazione del concetto racchiuso nella teoria dei ruoli in sociologia.
Il sanguinoso dubbio interiore si sviluppa parallelamente alla necessità del killer, innata e tipica, di non essere catturati. Laddove il solo istinto di sopravvivenza andrebbe a infittire le dinamiche della trama, si insidia la tridimensionale necessità del protagonista di mediare tra il proprio istinto e la necessità di ricoprire un ruolo nella società.
Così Dexter non è solo un efferato serial killer, ma anche un goffo e intimamente emarginato “Piccolo Principe” intento a scoprire il mondo per la prima volta. O meglio, le dinamiche che lo governano.
Perché sono quelle, le apparenze, a costruire l’uomo che Dexter non sapeva di voler diventare.

dexter harrison

La serendipità del male, il ruolo che diventa realtà e la dimostrazione che l’uomo, talvolta troppo in fondo, è sempre un animale sociale.
È qui che la voce narrante, i pensieri di Dexter, diventano fondamentali nell’espressione e nella spiegazione del conflitto che avviene tra il ruolo che prevarica e la natura che soccombe. La natura di Dexter è taciturna, il pensiero e l’istinto sono primitivi, muti. Ciò che dà voce ai pensieri del personaggio non è altro che la necessità del ruolo di venir fuori, il bisogno per l’essere sociale di giustificare gli impulsi e mettersi volontariamente in conflitto filosofico con ciò che la società si aspetta.
Da un essere che, altrimenti, agirebbe senza processo.
Senza dialogo, che sia questo interiore o espresso.

dexter

È per questo che Dexter non è muto. È per questo che Dexter parla allo spettatore.
Se la teoria dei ruoli è una condizione applicabile a ognuno di noi, nella misura in cui questo esprime la necessità (passiva o attiva) di definire quali attività o comportamenti ci si aspetta che adottiamo in determinate circostanze, è anche vero che possono sorgere delle criticità.
È questo il caso di Dexter.
Nello specifico, il problema del protagonista è il cosiddetto “conflitto di ruoli”, che prende forma quando la sua natura non si confà col ruolo che interpreta.
Molto banalmente questa criticità genera il dialogo, la “voce”: ciò che dà vita al personaggio di Dexter.

Muto è l’Oscuro Passeggero, sonante è l’animale sociale: vivo è Dexter.
Nella comprensione che tutto ciò che costruiva l’uomo è andato perduto, e che il ruolo non è più la controparte all’altezza del mostro, l’antieroe scarlatto compie il finale gesto umano nel blu del mare complice, sull’ultimo Pezzo di Vita rimasto: la sua Slice of Life.
La verità di un pezzo di vita si conclude così con l’artificiosità di un rituale perfetto.

Probabilmente, in esilio nella cieca realtà di una piccola capanna in legno, Dexter continuerà a uccidere.
Ma stavolta, senza un ruolo da ricoprire, non avrà bisogno di spiegarlo a nessuno. Nemmeno a se stesso.
E allora mentre aspettiamo che ci dica qualcosa, lui tace.
Perché Dexter, adesso, è muto.

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Written by Vincenzo Bellopede

Vincenzo, studente di psicologia.
Cresciuto a pane e Sartre, accompagnando con sbornie da prelibato nettare di Lynch.
Come disse il primo, gli oggetti sono cose che non dovrebbero commuovere in quanto non vive. Eppure lo fanno.
Se anche le parole riescono in questo, l'obiettivo di chi scrive è stato orgogliosamente raggiunto.

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