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I 10 personaggi più inquietanti di Desperate Housewives

Desperate Housewives

10) Desperate Housewives: Betty Applewhite e la prigione dell’amore materno

Betty Applewhite (Wikipedia)

Quando Betty Applewhite arriva a Wisteria Lane, lo fa in punta di piedi, come molte delle figure che nel quartiere sembrano voler solo ricominciare da capo. Elegante, composta, sempre perfettamente padrona delle proprie emozioni, Betty trasmette fin da subito un senso di disciplina quasi irreprensibile. È una donna abituata al controllo, alla misura, alla discrezione. Eppure, attorno a lei aleggia un silenzio troppo denso per essere casuale in Desperate Housewives. Non è il riserbo naturale di chi ha sofferto, ma quello metodico di chi sta proteggendo un segreto che non deve, per nessuna ragione, venire alla luce. Il mistero che avvolge la sua casa si materializza presto in una delle immagini più forti dell’intera serie: un ragazzo incatenato nel seminterrato. Non si tratta di un estraneo, ma di suo figlio Caleb.

La rivelazione è scioccante non solo per la brutalità del gesto, ma per la calma con cui Betty lo gestisce. Non c’è traccia di improvvisazione, né di panico. Tutto appare organizzato, quasi rituale, come se quella prigionia fosse diventata parte della quotidianità. Dal punto di vista psicologico, Betty è una donna dominata da un senso assoluto di responsabilità. Dopo che Caleb uccide accidentalmente una ragazza, evento tragico che nasce dalla sua fragilità cognitiva e fisica, Betty prende la decisione radicale di non consegnarlo alla giustizia, ma nasconderlo. Ai suoi occhi non è solo una scelta pratica, è un dovere materno.

Betty non lascia trasparire turbamento

La donna continua a insegnare musica, a parlare con i vicini, a muoversi nel quartiere con una grazia quasi austera, mentre sotto la sua stessa casa si consuma una tragedia silenziosa. Questa scissione tra superficie e abisso racconta molto della sua capacità di compartimentare il dolore, di costruire barriere psicologiche solidissime pur di non crollare. Ma ogni barriera, per quanto necessaria, finisce anche per isolare. Tiene Caleb incatenato per impedirgli di fare del male ad altri, ma anche per impedire al mondo di portarglielo via. E il rapporto con l’altro figlio, Matthew, aggiunge un ulteriore strato di inquietudine. Nel tentativo di salvare Caleb, Betty finisce per non vedere davvero chi ha accanto. Matthew appare il figlio normale, quello affidabile, e per questo guadagna automaticamente la sua fiducia.

Quando si scopre che è stato lui il vero responsabile dell’omicidio e che ha manipolato la percezione della madre, emerge la dolorosa verità che il bisogno di controllo può rendere ciechi. Betty aveva costruito un sistema per prevenire il male, senza accorgersi che il male si stava muovendo liberamente proprio sotto i suoi occhi. Eppure, a differenza di molti altri personaggi oscuri della serie, Betty conserva una dimensione profondamente umana. Nei suoi sguardi si intravede spesso la stanchezza di chi combatte una battaglia senza una possibile vittoria. Non prova piacere nel controllo, né sembra trarre soddisfazione dalle proprie scelte. Piuttosto, appare come una donna intrappolata nel ruolo che si è imposta. Carceriera per necessità, non per vocazione.

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